Prestanome del boss, in manette 4 persone

Avrebbero occultato il patrimonio di Cosa Nostra per evitarne il sequestro

PALERMO, 22 ottobre – Avrebbero avuto il ruolo di prestanome, in modo da poter consentire l’occultamento del patrimonio di Cosa Nostra, altrimenti aggredibile dalle leggi che regolano il sequestro dei beni dei mafiosi. È questo, in sintesi, il significato dell’operazione condotta stamattina dai carabinieri del Gruppo di Monreale, che ha portato all’arresto di quattro persone su esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere.

I provvedimenti sono stati emessi dal Gip presso il Tribunale di Palermo, Michele Alajmo, su richiesta del procuratore aggiunto, Antonio Ingroia, di Francesco Del Bene e di Carlo Lenzi della Direzione Distrettuale Antimafia.

Le manette sono scattate per Giuseppe Marfia, 60 anni, detto “Lupiddu”, in passato condannato per mafia e ritenuto socio occulto di diversi imprenditori edili; Giuseppe Salvatore Raccuglia, 51 anni, Andrea Di Matteo, 43 anni, entrambi titolari di aziende di costruzioni, Giovanni Battista Inchiappa, 59 anni, gia' sorvegliato speciale.

L’operazione, inoltre, ha portato al sequestro di beni per circa 5 milioni di euro. Le ditte sequestrate, che fanno parte del settore edile e del movimento terra, sono quella individuale di Raccuglia, la "IMD Edilscavi", cooperativa a responsabilità presieduta da Di Matteo, la "MG costruzioni", facente capo a Marfia, e l'impresa individuale "Antonelli Adele", tutte con sede ad Altofonte, e la "Nuova scavi e costruzioni srl", con sede a Misilmeri.

Per queste aziende, come ha affermato il procuratore generale di Palermo, Francesco Messineo, nel corso di una conferenza stampa, scatterà l’amministrazione giudiziaria. Il provvedimento patrimoniale riguarda non solo le cinque imprese edili e il loro patrimonio, ma anche beni personali degli arrestati, e tra questi una villa, due appartamenti, 18 garage e tre appezzamenti di terreno.

Secondo gli inquirenti, Marfia, già sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno, nonché destinatario destinatario di definitiva con annessa confisca dei beni, per eludere le disposizioni di legge sulle misure di prevenzione a cui era sottoposto, avrebbe rappresentato il baricentro di un sodalizio criminale operante nel settore edile, sia privato che pubblico, costituito da più imprenditori incensurati dei quali sarebbe divenuto socio occulto.

Marfia, in sostanza, avrebbe organizzato una rete di imprenditori compiacenti, con i quali avrebbe messo in compartecipazione le proprie risorse economiche per poter operare attraverso le loro ditte nel settore dell’edilizia nella zona di Altofonte, mantenendo il controllo delle stesse in maniera occulta. L’operazione ha permesso di individuare più imprenditori, dei quali 3 sono destinatari dei provvedimenti restrittivi in argomento, mentre altri 4 sono stati indagati in stato di libertà.

“Si tratta di un fenomeno che si ripete spesso – ha affermato il procuratore generale di Palermo, Francesco Messineo – Il patrimonio appartiene a Cosa Nostra, ma viene gestito da altri. Una vera e propria ricchezza occulta. Le indagini sono state complicatissime ed effettuate da personale specializzato. Fino a qualche anno fa Cosa Nostra partecipava palesemente alle gare, adesso si cela dietro alcuni prestanome”.

“Il nostro obiettivo – ha aggiunto il colonnello Teo Luzi, comandante provinciale dei carabinieri – è quello di aggredire questi patrimoni . Siamo di fronte un settore strategico per Cosa Nostra ed i carabinieri sono fortemente impegnati in queste indagini”.

“Abbiamo monitorato le zone di Altofonte e Misilmeri – ha detto ancora il colonnello Pietro Salsano, comandante del Gruppo Monreale dell’Arma – ed abbiamo riscontrato questi imprenditori compiacenti”. Sotto la lente di ingrandimento delle indagini ci sarebbe anche l’appalto per la realizzazione del palazzetto dello sport di Altofonte ed i lavori relativi allo svincolo.

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