Strage di Monreale, la Procura chiede il rinvio a giudizio per Calvaruso, Conti e Acquisto
Sono accusati di strage, rissa ed altro ancora
MONREALE, 26 febbraio – Dieci mesi fa la strage, oggi la richiesta di rinvio a giudizio. Un passo importante, quindi, nello sviluppo dei fatti dello scorso 27 aprile, meglio conosciuti, purtroppo, come la strage di Monreale.
Quel giorno, come è noto, persero la vita, Salvo Turdo, Andrea Miceli e Massimo Pirozzo. Adesso, quindi, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per tre dei cinque giovani coinvolti nell’inchiesta: Salvatore Calvaruso, Mattias Conti e Samuel Acquisto. I tre ragazzi dello Zen dovranno presentarsi davanti al giudice dell’udienza preliminare il prossimo 25 marzo con l’accusa di concorso in strage per i fatti accaduti in via Benedetto D’Acquisto davanti al pub 365.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero stati Conti e Calvaruso a sparare più di venti colpi di pistola in una strada piena di persone, mirando ad altezza d’uomo. Nella sparatoria, inoltre, restarono ferite altre due persone, una colpita alla testa e una a una gamba.
Le contestazioni per i tre indagati non riguardano soltanto la strage: a loro viene imputato anche il reato di rissa per gli scontri che precedettero gli spari e, per i presunti autori materiali, anche il porto illegale di arma da fuoco, detenuta — secondo l’accusa — con l’intenzione di compiere la strage. Tutti i reati sarebbero aggravati dai futili motivi, poiché l’episodio nacque da un diverbio banale legato alla velocità con cui alcuni scooter attraversavano la strada.
Secondo le risultanze dell’indagine sarebbe stato il comportamento di Michele Acquisto, cugino di Samuel e anche lui indagato per rissa, a far degenerare la situazione: dopo le proteste di Turdo, il giovane avrebbe colpito con una testata Miceli, che cercava di calmare gli animi, innescando così l’escalation.
Da lì la situazione sarebbe precipitata: sedie e tavolini lanciati, colpi di casco, fino al momento in cui Calvaruso avrebbe tirato fuori una pistola da un borsello, esplodendo prima alcuni colpi in aria e poi verso la folla. Gli investigatori ritengono che Samuel Acquisto lo avrebbe incitato mentre era su una moto BMW GS nera — lo stesso mezzo da cui Conti avrebbe successivamente sparato e con cui il gruppo sarebbe fuggito —. Poco dopo sarebbero partiti anche i colpi esplosi da Conti, seguiti dalla fuga generale. Le telecamere di videosorveglianza mostrano i motocicli dei giovani allontanarsi a pochi secondi l’uno dall’altro. Un amico di Pirozzo tentò di salvargli la vita caricandolo su uno scooter fino all’ospedale Ingrassia, utilizzando nella confusione proprio il mezzo lasciato sul posto da Calvaruso.
Nel frattempo gli altri coinvolti si sarebbero diretti verso Palermo: Michele Acquisto sarebbe stato accompagnato nel centro storico, mentre gli altri si rifugiarono allo Zen. Proprio su ciò che avvenne dopo la fuga si concentrano ancora le indagini dei Carabinieri, che stanno cercando di chiarire il ruolo di un quinto indagato minorenne, residente nello stesso quartiere e figlio di un uomo detenuto per traffico di droga. Il ragazzo avrebbe aiutato Conti a nascondersi, forse offrendogli anche ospitalità. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati il suo telefono e alcuni vestiti, mentre le immagini delle telecamere potrebbero collocarlo sulla scena, nonostante lui sostenga di non essere stato presente e di aver saputo dell’accaduto solo il giorno dopo.
Le prove raccolte comprendono anche testimonianze, tra cui quella ritenuta particolarmente significativa di un giovane dello Zen presente quella sera, che ha riconosciuto i componenti del gruppo e ricostruito i loro movimenti prima e dopo gli spari, senza attribuire responsabilità precise. Le sue dichiarazioni hanno trovato riscontro nei filmati acquisiti. Dalle indagini emerge inoltre che quella notte molti ragazzi dello Zen si trovavano a Monreale per la festa del Santissimo Crocifisso che sarebbe dovuta entrare nel vivo qualche giorno dopo, in un contesto in cui esistevano già rapporti tra giovani dei due territori, legati dalla frequentazione degli stessi luoghi della movida e da conoscenze personali, tra cui una relazione sentimentale tra un giovane del quartiere palermitano e una ragazza del posto. Le verifiche investigative proseguono incrociando immagini, testimonianze e dati per ricostruire nel dettaglio ogni momento della vicenda.
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