Per il giudice “il fatto non sussiste”
PALERMO, 13 maggio – Assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste” il coreografo teatrale S.S., 60 anni, originario di Monreale e residente da tempo in Lombardia, finito sotto processo con l’accusa di avere minacciato l’ex convivente per impedirle di testimoniare contro di lui in un procedimento per appropriazione indebita di un’autovettura.
La sentenza è stata pronunciata dal Giudice Monocratico del Tribunale di Palermo al termine di una vicenda giudiziaria durata circa quattro anni. La Procura della Repubblica aveva chiesto la condanna dell’imputato a un anno di reclusione per i reati di intralcio alla giustizia e minaccia a testimone.
I fatti contestati risalgono al maggio 2019. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe rivolto all’ex compagna, S.G., 59 anni, la frase “Te la farò pagare” attraverso un messaggio telefonico, con l’intento di intimidirla e condizionare la sua testimonianza in aula.
La donna aveva consegnato ai carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria di Palermo la registrazione del messaggio vocale ricevuto dall’ex convivente. Tuttavia, dall’ascolto dell’audio, gli investigatori non avevano riscontrato alcuna frase esplicitamente minacciosa.
Successivamente, la stessa denunciante aveva ipotizzato che la presunta minaccia potesse esserle stata rivolta nel corso di una telefonata avvenuta il giorno successivo. Circostanza però smentita dalla difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Giada Caputo, che ha prodotto documentazione dalla quale emergeva l’assenza di chiamate effettuate verso la donna nella data indicata.
Durante il dibattimento, anche in sede di controesame, la presunta persona offesa avrebbe dichiarato di non ricordare una minaccia precisa, riferendo piuttosto di avere percepito il tono del messaggio come intimidatorio.
Determinanti, ai fini della decisione, anche le testimonianze rese in aula dai Carabinieri, che hanno confermato sia l’assenza di contenuti minacciosi nel messaggio vocale sia la mancata evidenza della telefonata successiva. Alla luce degli elementi emersi nel corso del processo, il Tribunale ha quindi pronunciato l’assoluzione con la formula più ampia.
“Attendiamo il deposito delle motivazioni – ha dichiarato l’avvocato Giada Caputo – per valutare l’eventuale presentazione di una denuncia per calunnia nei confronti della denunciante, considerato il grave danno economico e d’immagine subito dal mio assistito”.