Ieri sera il santo simulacro è stato portato in processione dalla chiesa di Santa Teresa fino in Collegiata
MONREALE, 1 giugno — Così come previsto dal programma delle iniziative per l’anno giubilare in occasione del 400esimo anniversario della festa del Santissimo Crocifisso, il viaggio del santo simulacro nelle parrocchie di Monreale si è concluso ieri sera con il suo rientro alla Collegiata.
Dopo la permanenza per l’ultima settimana di maggio nella chiesa di Santa Teresa, ieri sera si è svolta l’ultima processione penitenziale. Al termine della messa delle 18, presieduta da don Angelo Giudice, concelebrata con don Nicola Gaglio, don Luca Leone, don Andrea Palmeri, don Antonio Crupi, don Giovanni Vitale, allietata dai canti dei cori delle parrocchie di Santa Teresa e del Santissimo Crocifisso, il simulacro è stato trasportato dai confrati seguendo un percorso che da via Prestituccio, risalendo da Via Aldo Moro, ha attraversato via Venero per approdare attraverso via Roma in piazza Vittorio Emanuele fino alla chiesa della Collegiata, accompagnato dal clero, con la partecipazione delle confraternite di San Vito e San Castrense, con al seguito le autorità cittadine e tanti fedeli.
Prima di fare rientro in Collegiata è stata effettuata una sosta davanti alla cattedrale, dove l’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, ha tenuto un breve discorso a conclusione del mese vissuto, rivolgendosi ai tanti fedeli presenti in processione.
“Carissimi fratelli e sorelle - ha affermato monsignor Isacchi- si conclude questa sera la Peregrinatio Crucis che ha visto protagoniste le quattro comunità parrocchiali e gli uomini e le donne responsabili, che hanno voluto mettersi alla sequela di Cristo Crocifisso. È stato un tempo di grazia! Oggi dico con certezza che Gesù ha ascoltato il nostro grido che domanda: Grazia Patruzzu Amurusu! Egli ci ha dato giorni di Grazia. Ed abbiamo davanti a noi altri giorni di Grazia che si concluderanno il prossimo 3 maggio 2027”.
L’arcivescovo si è poi soffermato sul valore profondo del mese vissuto in cui il Santissimo Crocifisso ha attraversato strade e vicoli della città, ringraziando la Confraternita e il suo direttivo perché attraverso le scelte compiute quest’anno la tradizione ha lasciato spazio alla fede dei monrealesi.
“Carissimi, il Crocifisso che ha visitato le parrocchie non è solo un “oggetto” portato di chiesa in chiesa - ha continuato il presule - è una Parola da ricevere; è un invito a diventare attorno a Lui un cuor solo e un’anima sola. Oggi, il nostro Patruzzu Amurusu grida a tutti i credenti monrealesi: “diventate un cuor solo e un’anima sola in me!”. È la via della fraternità e della comunione, che può disinnescare la miccia della violenza che ha già ucciso e che sta continuando ad uccidere silenziosamente i nostri giovani, con la droga; i nostri adulti con l’egoismo irresponsabile; i nostri anziani con la solitudine e l’abbandono. I fatti di cronaca di cui veniamo a conoscenza: minacce, estorsioni, femminicidi, aggressioni agli insegnanti, ingiustizie, intimidazioni di tipo mafioso non sono lontani da Monreale. Ci raggiungeranno, lo sappiamo. Lo abbiamo già sperimentato”.
“Allora - ha concluso l’arcivescovo Isacchi - imbracciamo le armi dell’Amore-crocifisso, della comunione e dell’impegno, dell’educazione e della corresponsabilità. Nessuno può bastare a sé stesso e non abbiamo bisogno di nessun “salvatore” perché il mondo lo ha già salvato Cristo crocifisso. Il Crocifisso ci chiama a fare la nostra parte. Nessuno è al sicuro tra le quattro mura di casa sua; nemmeno il vescovo può starsene tranquillo per i fatti suoi. Tutti abbiamo il dovere di impegnarci per una convivenza fraterna e civile, rimboccandoci le maniche e servendo il bene comune, consapevoli che le scelte di oggi sono già il buon vivere del domani dei nostri figli. Continuiamo a vivere insieme il Giubileo del Santissimo Crocifisso, con il cuore pieno di speranza perché il Crocifisso è risorto, nemmeno la morte ha più potere su di noi! Siamo chiamati a vivere nel bene! Oggi si riaccende la speranza perché il nostro Patruzzu Amurusu continua a farci Grazia! E nella misura in cui noi faremo la nostra parte continuerà a inondarci della sua Grazia e del suo amore”.
Al termine del discorso, la processione penitenziale è poi proseguita fino al santuario della Collegiata, dove i confrati hanno ricollocato il Santissimo Crocifisso nella sua tradizionale posizione sull’altare.
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