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L'incendio ha ferito il cuore della Rete Natura 2000

· Cronaca varia

A rischio uno dei più importanti corridoi ecologici della Sicilia occidentale

MONREALE, 26 luglio – Non è andato in fumo soltanto un bosco. L'incendio che nei giorni scorsi ha devastato le aree di Casaboli, San Martino delle Scale, Pioppo, Favara e Pezzingoli ha colpito uno dei sistemi ambientali più preziosi della Sicilia, compromettendo un patrimonio naturale di valore europeo e aprendo interrogativi sulle conseguenze che il rogo potrebbe avere sugli habitat, sulla fauna e sugli equilibri ecologici dell'intero comprensorio.

L'area interessata dalle fiamme ricade infatti all'interno della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) ITA020023 "Raffo Rosso, Monte Cuccio e Vallone Sagana", sito appartenente alla Rete Natura 2000 istituita dall'Unione Europea per la tutela della biodiversità.
Si tratta di un territorio di circa 6.565 ettari che si estende lungo la dorsale carbonatica a nord-ovest di Palermo, comprendendo rilievi di straordinario valore naturalistico come Monte Cuccio, Pizzo Vuturo, Monte Fior dell'Occhio, Monte Castellaccio, Pizzo Cirina e Cozzo di Lupo. Un mosaico di ambienti differenti che comprende pareti rocciose calcaree, versanti rupestri, garighe e macchia mediterranea, praterie xerofile, boschi di querce e rimboschimenti alle quote più elevate.

Un patrimonio che svolge una funzione essenziale anche dal punto di vista ecologico. La ZSC coincide infatti quasi interamente con il Nodo RES 8 della Rete Ecologica Siciliana, rappresentando uno dei principali collegamenti naturali tra gli ecosistemi dei Monti di Palermo e quelli dell'entroterra occidentale.
Ma il valore dell'area va ben oltre i suoi paesaggi. Questo territorio costituisce infatti uno dei più importanti corridoi migratori dell'Italia meridionale, attraversato ogni anno da numerose specie di rapaci e altri uccelli migratori. Tra le specie che qui trovano habitat di alimentazione e nidificazione figurano la poiana, il corvo imperiale, il gabbiano reale mediterraneo, oltre a numerosi passeriformi e rapaci diurni e notturni.
Particolarmente delicata è inoltre la presenza dell'habitat prioritario europeo 6220*, costituito dai cosiddetti "Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea", riconosciuto dalla Direttiva Habitat come ambiente di interesse prioritario per la presenza di specie vegetali rare ed endemiche e per il suo elevato valore naturalistico.

Le zone di Pioppo, Favara, Pezzingoli e San Martino delle Scale, investite dall'incendio, ricadono proprio all'interno di questo complesso sistema ecologico. Le conseguenze potrebbero quindi non limitarsi alla perdita della copertura vegetale, ma interessare la biodiversità, la funzionalità degli ecosistemi e la capacità del territorio di rigenerarsi naturalmente.
Gli esperti evidenziano come, una volta conclusa l'emergenza, sarà necessario avviare un articolato programma di recupero ambientale. La priorità sarà una valutazione scientifica dei danni, indispensabile per quantificare gli effetti prodotti dal fuoco su habitat e specie protette.
Successivamente sarà fondamentale monitorare la rigenerazione naturale della vegetazione, verificando se gli ecosistemi saranno in grado di ricostituirsi spontaneamente o se sarà necessario intervenire con opere di ripristino della componente boschiva e degli habitat prioritari.
Altrettanto importante sarà la difesa del suolo, particolarmente vulnerabile dopo gli incendi al rischio di erosione e dissesto idrogeologico, insieme alla tutela della fauna selvatica, che ha perso aree di rifugio, nidificazione e alimentazione.

Non meno delicato sarà il controllo dell'eventuale diffusione di specie vegetali invasive, che spesso colonizzano rapidamente le superfici percorse dal fuoco compromettendo la ricostituzione della vegetazione autoctona.
Infine, gli specialisti ritengono indispensabile predisporre un monitoraggio pluriennale, capace di seguire nel tempo l'evoluzione degli habitat e di valutare l'efficacia degli interventi di recupero.
L'incendio di Casaboli e San Martino delle Scale, dunque, non rappresenta soltanto una ferita al paesaggio. Ha colpito uno dei nodi fondamentali della biodiversità siciliana, un patrimonio naturale che richiederà anni di lavoro, monitoraggi scientifici e adeguate risorse per poter tornare, almeno in parte, alla ricchezza ecologica che lo caratterizzava prima delle fiamme.

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 23 luglio – Il copione si ripete troppo spesso. Le fiamme divorano boschi, campagne e montagne, lasciando dietro di sé cenere, devastazione e una lunga scia di rabbia.

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