L’intervento ha un costo di 17 mila euro
MONREALE, 28 luglio – È stato ufficialmente aperto il cantiere di restauro dedicato allo straordinario trittico in terracotta attribuito ad Antonello Gagini, una delle opere più preziose e rappresentative del patrimonio storico-artistico della città.
Un intervento strategico fortemente voluto e promosso dall’amministrazione comunale, che ha perseguito con determinazione il recupero di questo capolavoro per restituirlo al massimo dello splendore alla comunità.
L'intervento, seguito dall'architetto del Comune di Monreale Finella Badagliacca, punta a restituire pieno valore e centralità a un'opera che racconta secoli di storia, arte e devozione. Il contributo totale assegnato al Comune di Monreale è di 17.000,00 euro da parte dell’assessorato regionale delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica, frutto del costante impegno istituzionale e della visione di valorizzazione culturale dell'amministrazione comunale.
«Il recupero del Trittico di Gagini rappresenta un momento di straordinaria importanza per Monreale e per la valorizzazione del nostro patrimonio culturale», dichiara Marco Intravaia, presidente del Consiglio comunale e deputato regionale. «Grazie alla sinergia istituzionale e al fondamentale contributo della Regione Siciliana, ridiamo splendore a un capolavoro del nostro Rinascimento. La scelta di un cantiere aperto è una scelta di trasparenza e partecipazione: permetterà ai nostri cittadini, ai visitatori e ai giovani di toccare con mano il valore della tutela dell'arte, trasformando questo restauro in una viva opportunità di crescita culturale per l'intera comunità.»
Realizzato nel 1528, il Trittico raffigura la Madonna in trono con il Bambino, affiancata da San Giuseppe e San Francesco di Paola, ed è considerato un'opera di straordinario pregio artistico.
Fondamentali sono state le ricerche condotte nell'Archivio Storico Comunale da Roberto Cervello e Antonino Corso, che hanno consentito di ricostruire la storia dell'opera. Dai documenti è emerso che il Trittico fu commissionato dal nobile Antonio Dema, come attestato da un atto notarile del 15 ottobre 1528. Originariamente collocata sull'altare di San Giuseppe della Chiesa della Collegiata, l'opera appartenne alla Confraternita della Resurrezione, che ne fa già menzione nell'inventario del 1619. Nel 1880, a causa del grave stato di degrado in cui versava, la Confraternita deliberò di donarla al Comune di Monreale affinché ne curasse il restauro e la conservazione.
Tra il 1880 e il 1881 si sviluppò un importante dibattito sull'attribuzione dell'opera, risolto grazie al parere dello storico dell'arte Gioacchino Di Marzo e della Regia Commissione degli Scavi e dei Musei di Sicilia, che ne confermarono l'autografia di Antonello Gagini. Successivamente, nel 1889, il professore Giuseppe Valenti eseguì un delicato intervento di restauro, ricomponendo le statue e i diciotto frammenti superstiti. Oggi, a oltre un secolo di distanza da quel primo intervento, la volontà politica e amministrativa della giunta Arcidiacono permette di avviare questo nuovo progetto che consentirà di preservare la fragilità della terracotta, consolidare l'opera e riportarne alla luce i dettagli originali.
I lavori sono affidati alla restauratrice Belinda Giambra, titolare della ditta Restaurarte, con la direzione tecnica di Marta Giommi e sotto l'Alta Sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo.
L'aspetto più innovativo del progetto è rappresentato dall'apertura del cantiere al pubblico. Cittadini, turisti, studiosi e appassionati potranno assistere da vicino alle diverse fasi del restauro, osservando il lavoro delle restauratrici e seguendo passo dopo passo il recupero di uno dei più significativi capolavori del Rinascimento siciliano.
Un'iniziativa che non solo restituisce alla comunità un'opera di inestimabile valore storico e artistico, ma conferma l'attenzione prioritaria dell'Amministrazione Arcidiacono verso la tutela, la partecipazione cittadina e la valorizzazione del patrimonio culturale di Monreale.
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