Ieri al Santa Caterina, Maurizio Muraglia ha raccontato l’eroina di Ariosto tra letture, musica e riflessioni sul ruolo delle donne nella letteratura italiana
MONREALE, 9 aprile – Ieri pomeriggio al Santa Caterina, il terzo incontro con Maurizio Muraglia (nella foto) per il ciclo “Libere di amare” organizzato dalla Pro Loco, è stato dedicato ad Angelica, indimenticabile personaggio dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto.
L’incontro, a cui ha partecipato anche l’assessore Patrizia Roccamatisi, è stato organizzato come uno spettacolo. Del resto Ariosto amava molto il teatro e non disdegnava di intervenire personalmente nelle commedie allestite a Ferrara, alla corte di Ercole I d’Este.
Il pomeriggio al Santa Caterina si è aperto con un video realizzato dalla Pro Loco, che sul sottofondo di “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers” con la voce di Fabrizio De Andrè ha visto sfilare quadri famosi, che hanno accompagnato il personaggio sin dalla sua apparizione sulla scena letteraria: l’edizione definitiva risale al 1532 e da allora Angelica non ha ispirato solo i maestri della pittura, anche l’Opera dei pupi ha onorato la sua bellezza e messo in scena le sue avventure.
Come per gli altri incontri con Muraglia, anche ieri alcune signore del Circolo di lettura della Pro Loco hanno letto ad alta voce: Lina Lo Coco il proemio del Furioso; Enza Bruno un brano dal Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, è l’ingresso di Angelica al ballo; Pina Cirino una gustosa pagina di Camilleri, con Montalbano che evoca Angelica.
Muraglia ha quindi portato i partecipanti dentro il poema ed è stato un viaggio fantastico perché dentro L’Orlando furioso le avventure si moltiplicano: Ludovico Ariosto, uomo del Rinascimento, osserva ironico l’antico mondo feudale con la sua carica di arroganza e maschilismo. Angelica doveva essere data in premio al guerriero cristiano che avesse ammazzato più saraceni: ma quando si alza il sipario ecco che è scappata, sta fuggendo nel bosco ed è la sua fuga il primo motore delle successive avventure, dell’incontro con Medoro di cui si innamora e della follia di Orlando che si vede sfuggire una donna “già sua”. Era il suo premio.
La rassegna “libere d’amare” ha lasciato osservare il cambiamento nelle protagoniste femminili della letteratura italiana: dal primo incontro dedicato a Francesca – siamo nel canto V dell’Inferno di Dante – siamo passati a Ghismonda – sfortunata eroina di una novella del Decamerone di Boccaccio – e ieri ad Angelica. Abbiamo visto quanto è stato lungo il cammino compiuto dalle donne di carta, Angelica capovolge lo stereotipo della donna oggetto e da soggetto passivo del desiderio altrui diventa soggetto attivo.
Ludovico Ariosto ha scritto il gioioso poema di amori e guerre nel ‘500 ma la sua opera può essere molto moderna: ne “L’Orlando furioso” troviamo le donne protagoniste, al pari degli uomini. La differenza è nella maniera in cui i due sessi combattono, con le armi e con l’amore: due strumenti potenti a cui il poeta dà la stessa funzione generativa. Ma, nel canto V, Ariosto riflette che tra gli animali della terra non accade mai che il maschio aggredisca la femmina: l’orsa vaga sicura per il bosco assieme all’orso, la lupa vive sicura col lupo e la mucca non ha paura del toro. Quanto agli esseri umani, cosa ha turbato mai il loro cuore? perché gli uomini si sono lasciati invischiare in una competizione tossica?
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