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Monreale, oggi il ricordo di re Guglielmo II e degli arcivescovi

· Giuseppe Cangemi · Curia

Il messaggio di monsignor Gualtiero Isacchi: ''Siamo pronti a testimoniare la nostra fede qui e ora''

MONREALE, 15 novembre - È stata officiata oggi pomeriggio dall’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, all’interno del duomo di Monreale, la celebrazione eucaristica in suffragio di re Guglielmo II e degli arcivescovi monrealesi scomparsi.

Sin dalla morte del re normanno passato alla storia come ''re buono'', la Chiesa di Monreale e gli arcivescovi ricordano la scomparsa del re, cui si deve la fondazione di Monreale e della sua cattedrale. Discendente della dinastia normanna, Guglielmo II non ebbe figli dalla moglie Giovanna d’Inghilterra. Ciò lo costrinse ad acconsentire al matrimonio fra la zia Costanza, nata da Ruggero II, ed Enrico VI di Svevia, decretando così la fine della stirpe normanna e l'arrivo degli Svevi in Sicilia.

La memoria degli arcivescovi defunti e di re Guglielmo II sia ancora oggi monito e invito per noi a una riflessione sul nostro agire nel mondo, perché il loro ricordo, come ha sottolineato l’arcivescovo Gualtiero Isacchi, possa ridestarci e spingerci a testimoniare la nostra fede nel presente.

“In questa celebrazione in suffragio degli arcivescovi e re Guglielmo II - ha affermato nella sua omelia l’arcivescovo Isacchi - dobbiamo ricordarli con gratitudine perché Dio li immerga nel Paradiso che tanto hanno desiderato nella storia, che hanno vissuto con le loro azioni e la loro preghiera in questa cattedrale. Anche noi, oggi, siamo chiamati come loro alla corresponsabilità, siamo chiamati a interrogarci su come possiamo essere segni di pace in un mondo di lotte e violenza. Anziché chiuderci nelle nostre case, può esserci richiesto un lavoro più determinante come costruire le vie della pace e di salvaguardia del creato, diventando testimoni di Gesù. Tramite il servizio dei nostri arcivescovi Dio ha dato testimonianza del suo amore per noi. Così per noi oggi alzare lo sguardo verso il Paradiso vuol dire farci carico della realtà e della costruzione del regno dei cieli qui e ora, nella storia che stiamo vivendo. Siamo sempre più presenti nel nostro presente - ha concluso l’arcivescovo - pronti a rispondere alla chiamata per testimoniare la nostra fede”.

· Enzo Ganci · Editoriali

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