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Monsignor De Angelis: ''Il Crocifisso è la voce più alta dell’amore di Dio per noi''

· Giuseppe Cangemi · Curia

Per il sesto passo di novena la concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, con l’eparca di Piana degli Albanesi, monsignor Raffaele De Angelis

MONREALE, 30 aprile – Ieri sera all’interno del santuario del Santissimo Salvatore Crocifisso alla Collegiata si è svolta la solenne concelebrazione eucaristica per il sesto passo di novena per il 400esimo anniversario del Santissimo Crocifisso.

La concelebrazione eucaristica è stata presieduta dall’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, con l’eparca di Piana degli Albanesi, monsignor Raffaele De Angelis. Con loro anche don Nicola Gaglio e don Luca Leone, rispettivamente parroco e viceparroco della parrocchia Santa Maria Nuova - Santuario del Santissimo Crocifisso alla Collegiata, don Francesco Di Maggio, rettore del Seminario arcivescovile, don Angelo Giudice, parroco di Santa Teresa e don Giuseppe Gradino, parroco di Maria SS. delle Grazie di Torretta.

In apertura monsignor Gualtiero Isacchi ha salutato e ringraziato monsignor De Angelis per la sua presenza: “Saluto e ringrazio monsignor Raffaele De Angelis, vescovo, eparca di Piana degli Albanesi - ha affermato il presule. Lo abbiamo invitato per aiutarci in questo cammino del 400esimo anniversario del Santissimo Crocifisso di Monreale. La città di Monreale è molto devota a questo Crocifisso, possa essere ancora una volta miracoloso; anzitutto aiutandoci nella conversione personale del cuore, ma poi anche, in particolare, chiediamo che ci liberi, come fece nel 1626, anno in cui ci liberò dalla peste, ci liberi oggi da questa peste forse ancora più subdola, che è quella della violenza, covata nel silenzio e poi pronta a esplodere. La tua presenza dice la comunione e la fraternità tra le nostre Chiese, tra le nostre diocesi ed è anche espressione di una ricchezza liturgica molto bella, quella greco-bizantina, di cui Piana degli Albanesi è una perla incastonata nella nostra Sicilia”.

All'inizio della sua omelia, monsignor De Angelis ha ringraziato monsignor Gualtiero Isacchi per l’invito: “Vi preparate a questo 400esimo anniversario del Santissimo Crocifisso, anniversario dell’evento miracoloso a lui legato. Quando pensiamo al Crocifisso, quest’ultimo è il simbolo per eccellenza della fede cristiana, che ci manifesta subito l’amore di Dio. Per noi cristiani il Crocifisso non è un legno muto, ma è la voce più alta dell’amore di Dio per noi. Ci dice chi è il nostro re e che questo re ha deciso per il bene di tutti di salire sulla croce e dare la sua vita in riscatto di noi tutti”.

Poi monsignor Raffaele De Angelis si è soffermato su due argomenti in particolare, uno riconnesso all’altro, ovvero l’episodio del ladrone che, come ha spiegato l’eparca, ci permette di comprendere la regalità di Gesù e il significato di regalità che ci viene dal Signore Crocifisso.

“Partendo dal buon ladrone- ha continuato l’eparca - possiamo dire che è la prima persona che parla con Gesù in croce; certamente egli non aveva vissuto nel timore di Dio, però sulla croce viene trasformato, inizia ad avere fede, diventando da oltraggiatore difensore. Di lui colpisce il dettaglio che non appena apre la bocca Gesù risponde. Durante il processo, Gesù non rispondeva a nessuno gli chiedesse qualcosa, ma non appena gli rivolge la parola il ladrone, Gesù risponde suggerendogli di non temere perché di lì a poco sarebbe stato con lui in paradiso. Il dialogo tra Dio e il ladrone non ci dice chi verrà scelto. Sulla croce egli confessa i propri peccati a Gesù, riconoscendolo come Signore e come Salvatore, dicendo questa bella frase: ‘Ricordati di me’. Chiede al Signore il ricordo per la sua grazia e il Signore non ignora il ladrone pentito che nell’imminenza della morte non dispera della misericordia del Signore. Quest’ultimo atto insieme con l’apertura del paradiso al ladrone sono due atti divini compiuti dal Signore. Gesù proclama così la vita eterna a un mortale, perché egli ne ha realmente l’autorità e il potere”.

“Ma che tipo di regno è quello di Dio? Il Vangelo ci fa distinguere tra regno di Cesare e regno di Dio- ha concluso monsignor De Angelis. Il regno di Dio non è di questo mondo, non si manifesta secondo le logiche di potere di questo mondo. Nell’ottica del Vangelo il vero potere è quello scandaloso e difficile da capire, del Dio Crocifisso. Un Dio che ama l’altro e lo rispetta fino a farsi uccidere per offrigli la resurrezione. Per questo il potere assoluto di Dio onnipotente è il dono totale di se. Con questo sacrificio in croce Dio ci comunica la vita e ci lascia anche profondamente liberi di accettare la salvezza che ci propone. Per questo il mistero della debolezza di Dio è anche il mistero della sua onnipotenza. Il Dio incarnato e Crocifisso è anche colui che da la vita per gli amici e prega per i suoi carnefici. Il potere di Dio significa potere di amore, di un amore che è disposto anche a limitarsi, a mettersi da parte sulla croce: un amore debole nella sua sovranità e un amore sovrano nella sua debolezza. Proprio perché muore sulla croce, Gesù può chiedere a noi di amare tutti, anche i nemici. Gesù prega anche per i suoi carnefici, e in virtù di questo ci chiede di spezzare il vincolo infernale dell’aggressione e della vendetta; la croce è diventata simbolo della misericordia di Dio”.

“La Croce ci dice che ogni evento della nostra quotidianità, anche se ci sembra ingiusto, in Dio acquista un senso. È difficile immaginare una forma di violenza più aspra di quella del Crocifisso, però Cristo Crocifisso ci insegna che il male può essere sconfitto non da altro male, ma solo da una misericordia che è capace di offrire vita- ha concluso l’eparca. La Croce è l’indicazione della possibilità di dare un senso alla sofferenza, al male e alla morte, della possibilità di attraversare il male producendo vita, di esercitare la non violenza nella violenza in modo da diffondere nuovi stili di vita; la croce non spiega il male, ma il cristiano grazie alla croce può dare un senso al male, e se ha la croce può diminuire il male che sente su di se. Mediante la grazia della croce anche i fallimenti e la morte possono far nascere il regno di Dio. L’umile potere della fede nutre la storia dell’eternità; la pazienza, la sofferenza, assunte nella certezza che questo mondo non è quello definitivo, l’amore creatore che fa scaturire dalle tenebre le scintille dell’ottavo giorno, i piccoli gesti di bontà disinteressata, che tanti giusti pongono in atto quotidianamente anche in silenzio, possono ricostruire la trama della nostra vita che spesso è lacerata dalle forze del nulla. Concludo dicendo che un giorno certamente Dio farà scomparire tutta la gloria che è in competizione con la sua, farà conoscere la sua santità in tutto il suo splendore e a tutte le creature umili. A voi, a tutta la comunità di Monreale, che si prepara a vivere questo 400esimo anniversario del Crocifisso, auguro di sperimentare la promessa fatta da Dio al profeta Geremia ‘Voi m'invocherete, verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore’. Questo vi auguro, di cercare il Signore con tutto il vostro cuore, sapendo che il Signore si fa trovare da chi lo cerca sinceramente!”.

Riprendendo la parola in chiusura, monsignor Gualtiero Isacchi si è così rivolto a monsignor De Angelis, traendo, così come per ogni sera di novena, uno spunto dalla riflessione offerta stavolta dall’eparca: “Carissimo fratello vescovo Raffaele, grazie per quanto ci hai detto- ha affermato l’arcivescovo di Monreale. Grazie per la tua disponibilità a condividere il tuo cuore di pastore con questa chiesa locale. Anche questa sera tra i tanti spunti che ci ha offerto monsignor De Angelis vorrei raccoglierne uno, perché lo abbiamo cantato anche nel nostro inno. Quando cantiamo ‘non ti arresti il tuo peccato’, nella prima immagine che ci ha consegnato, ovvero quella che ci permette di riconoscere nel Crocifisso il nostro re con una regalità onnipotente, perché fragile e vulnerabile. È il riconoscimento del peccato che permette a quel ladrone di entrare nel paradiso, direi allora a tutti di non farci arrestare dal peccato, ma di ricorrere al Crocifisso riconoscendo in lui il nostro re, che ci vuole introdurre qui e ora in questo suo regno di giustizia, d’amore e di pace. Un saluto anche a don Giuseppe Gradino, parroco di Torretta che con un gruppo di suoi fedeli ha vissuto il pellegrinaggio nel nostro Santuario a dimostrazione del fatto che il Crocifisso ci unisce tutti come fratelli, figli dello stesso padre”.

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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