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Monsignor Di Cristina: ''Cristiano è chi dà la vita per gli altri sull’esempio di Cristo''

· Giuseppe Cangemi · Curia

Per il settimo passo di novena la concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo emerito di Monreale, monsignor Salvatore Di Cristina

MONREALE, 1 maggio –Ieri sera all’interno del Santuario del Santissimo Crocifisso alla Collegiata la solenne concelebrazione eucaristica di novena per il 400esimo anniversario del Santissimo Crocifisso.

La concelebrazione eucaristica è stata presieduta dall’arcivescovo emerito di Monreale, monsignor Salvatore Di Cristina, con l’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi. Con loro anche don Nicola Gaglio e don Luca Leone, rispettivamente parroco e viceparroco della parrocchia Santa Maria Nuova - Santuario del Santissimo Crocifisso alla Collegiata, e don Francesco Di Maggio, rettore del Seminario arcivescovile.

All’inizio l’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, ha ringraziato monsignor Di Cristina per aver accettato l’invito: “Monsignor Salvatore Di Cristina, nostro arcivescovo emerito - ha esordito monsignor Isacchi - grazie per questa presenza, che dice un legame con la storia di questa Chiesa, che tu hai guidato per sei anni nonché un legame affettivo perché un pastore rimane sempre nel cuore del proprio gregge e chi viene dopo raccoglie il frutto dei suoi immediati predecessori. Abbiamo voluto, in questa particolare ricorrenza del 400esimo anniversario del Santissimo Crocifisso, chiedere in questi ultimi giorni della novena anche la sua presenza perché possa dirci una parola, perché possa confermarci come discepoli del Crocifisso”.

Nella sua omelia l’arcivescovo emerito ha espresso tutta la sua emozione nel poter tornare a vivere questa esperienza: “Sono molto grato al mio confratello Gualtiero, vostro arcivescovo- ha affermato monsignor Di Cristina- per l’invito gentilmente rivoltomi a presiedere questa celebrazione eucaristica nel novenario della solennità del Santissimo Crocifisso. Nel 400esimo anniversario della sua provvidenziale istituzione, sono contento di potere celebrare con voi. Riprovo in questo momento l’emozione e insieme la gioia tante volte provata, presiedendo e ancora di più vivendo la liturgia che ci fa Chiesa qui in Monreale”.

“La Parola di Dio che abbiamo appena ascoltato- ha continuato monsignor Di Cristina - ci ha ancora una volta collocati all’interno del clima di questo meraviglioso tempo pasquale, il cui scopo specifico è quello di farci rivivere gli inizi storici della Chiesa, la nostra grande famiglia di discepoli di Gesù. La prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli, ci riportava i primi passi della fatica apostolica di San Paolo, inviata in missione dalla chiesa di Antiochia di Siria insieme con San Barnaba e Giovanni Marco. Il brano che abbiamo ascoltato ci narrava la seconda tappa di questo viaggio, appena iniziato. Giovanni Marco ha lasciato la piccola comitiva per tornare a Gerusalemme. Paolo e Barnaba entrano in Antiochia di Pisidia, un’altra Antiochia, territorio della Cilicia, che era la patria di Paolo nell’odierna Turchia. In quella sinagoga ebraica Paolo tiene il suo primo discorso missionario non ancora destinato ai pagani, ma ai suoi connazionali ebrei. Noi abbiamo ascoltato solo la prima parte del discorso, una sintetica storia del popolo eletto dai patriarchi appena accennati fino a Gesù, passando per il re Davide, l’antenato di Gesù e Giovanni Battista, il suo precursore. Di quest’ultimo Paolo sottolineava la precisazione solenne fatta da lui stesso ‘Io non sono quello che voi pensate ma ecco viene dopo di me uno al quale io non sono degno di slacciare i sandali’. Gesù, il veniente, con cui ci siamo incontrati nel brano evangelico appena ascoltato, tratto dal Vangelo secondo Giovanni 13,16-20, vorrà presentarsi con il misterioso ‘Io sono’. Dopo aver preannunciato il tradimento di Giuda, Gesù continua: ’Ve lo dico fin d'ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono’: questa la proclamazione che Gesù fa più volte”.

“Siamo all’ultima cena e aveva finito di lavare i piedi ai suoi discepoli, aveva ricavato dal suo gesto misterioso e inatteso un insegnamento per loro. Se io che voi chiamate maestro vi ho lavato i piedi, allora anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Ma qual è il senso di quella lavanda dei piedi? - ha proseguito il presule. Continuiamo a leggere il Vangelo: ‘Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava’. Facciamoci, cari fratelli e sorelle, le domande che sempre ci siamo fatti ascoltando questo episodio, ovvero perché un richiamo tanto solenne per un gesto così umile? 'Gesù si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: 'Signore, tu lavi i piedi a me?'. Rispose Gesù: 'Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo'. Dunque c’è un secondo modo di capire il gesto di Gesù oltre a quello ovvio per la gente dell’epoca, il rito della lavanda dei piedi che il padrone della casa offriva a opera dei suoi servi agli ospiti prima del pranzo in comune, e la novità è che è proprio Gesù che lo fa. 'Gli disse Simon Pietro: 'Non mi laverai mai i piedi!'. Gli rispose Gesù: 'Se non ti laverò, non avrai parte con me'. Gli disse Simon Pietro: 'Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!'. Pietro ha avuto paura della conseguenza totalmente inattesa del suo rifiuto dettato da umiltà e rispetto per il Signore, ma mai avrebbe potuto immaginare che quel gesto di Gesù potesse essere così decisivo per la sua salvezza eterna, perché l’espressione ‘non avrai parte con me’ per un Israelita come Pietro non poteva significare altro che non entrerai con me nel regno di Dio. Qualcosa di simile all’annuncio che Gesù fece in croce al buon ladrone. Ma qual è il senso profondo di questo gesto? Anche voi dovrete essere disposti a fare delle vostre vite un dono per i vostri fratelli, questo è il senso profondo. Non solo di lavare i piedi, di piegarci verso i bisognosi, gli ammalati, non è solamente un aspetto sociale, che Gesù ci vuole insegnare, ma qualcosa di più radicale. Con quel gesto Gesù stava rappresentando in anticipo la sua Crocifissione, la sua morte in croce che ci ha liberati dai peccati. In fondo, cari fratelli, proprio questa è la rivoluzione vera del cristianesimo. A tutti insegnando che veramente cristiano è colui che sull’esempio di Cristo sa fare dono ai fratelli della propria esistenza in questo mondo”.

Riprendendo la parola in chiusura, monsignor Isacchi ha di nuovo ringraziato monsignor Di Cristina, traendo ancora una volta uno spunto di riflessione per tutti i presenti: “Eccellenza, grazie ancora della presenza e grazie della parola- ha affermato monsignor Isacchi. In questa novena siamo stati davvero accompagnati magistralmente dai vescovi e stasera dal nostro arcivescovo emerito. Vorrei cogliere una provocazione, un’immagine molto bella di cui ti ringrazio. La lavanda dei piedi, gesto da tutti ricordato per la messa in coena Domini, come anticipazione della più perfetta lavanda dei piedi, che è la Crocifissione. Noi, come discepoli del Crocifisso, - ha concluso l'arcivescovo Gualtiero- siamo chiamati a lavarci i piedi gli uni gli altri nel rispetto, nella stima, nel gareggiare a stimarci a vicenda. Chi è discepolo del Crocifisso sceglie di anticipare quella gloria, lavando i piedi ai fratelli e alle sorelle.”

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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