Monsignor Michele Pennisi:''Essere devoti del Crocifisso è essere devoti dell’amore a tutti i costi''
Ieri per l’ultima sera di novena la concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo emerito di Monreale, monsignor Michele Pennisi. Stasera i Primi Vespri con l'arcivescovo Gualtiero Isacchi
MONREALE, 2 maggio –Ieri sera all’interno del Santuario del Santissimo Crocifisso alla Collegiata si è svolta la solenne concelebrazione eucaristica di novena per il 400esimo anniversario del Santissimo Crocifisso, accompagnata dalla consueta cerimonia dei passaggi e iniziata con l’arrivo del corteo dei confrati in Collegiata.
La concelebrazione eucaristica è stata presieduta dall’arcivescovo emerito di Monreale, monsignor Michele Pennisi, con l’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi. Con loro anche don Nicola Gaglio e don Luca Leone, rispettivamente parroco e viceparroco della parrocchia Santa Maria Nuova - Santuario del Santissimo Crocifisso alla Collegiata, e don Francesco Di Maggio, rettore del Seminario arcivescovile.
In apertura l’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, si è rivolto a monsignor Pennisi con parole di gratitudine: “Carissima eccellenza, monsignor Michele Pennisi, bentornato. È una gioia- ha affermato monsignor Isacchi- avere con noi il nostro arcivescovo emerito, che ci accompagna in quest’ultimo giorno della novena. In questi giorni siamo stati accompagnati dai diversi vescovi di Sicilia, che ci hanno aiutati a compiere dei passi per purificare la nostra fede e il nostro sguardo sul Crocifisso, il nostro amore a Gesù Crocifisso. Oggi in qualche modo monsignor Pennisi continua a compiere quell’atto di accompagnamento e di pastore, che ha svolto qui per diversi anni nella nostra Chiesa diocesana. Per questo lo ringrazio, mettendoci in ascolto della sua parola”.
Monsignor Pennisi ha poi ringraziato l’arcivescovo di Monreale per l’invito, ricordando l’importante anniversario da celebrare: “Eccellenza carissima, carissimi confratelli, illustri autorità civili e militari, membri della Confraternita del Santissimo Crocifisso di Monreale, fratelli e sorelle amati dal Signore. Oggi siamo riuniti in questo Santuario dove è venerato da quattrocento anni il Santissimo Crocifisso, come cimelio prezioso di fede, che si collega con “la bella eredità” trasmessa dai nostri padri, che fu rilanciata dall’arcivescovo Girolamo Venero nel 1625, anno del Giubileo ordinario indetto da papa Urbano VIII. In quell’anno in cui la città di Monreale, fu funestata dalla peste e dalla siccità il Crocifisso fu portato in Cattedrale dall’11 al 19 aprile. Si legge in un documento dell’epoca: ‘la terra fu talmente ricolma di acqua e di fecondità che per gli altri otto giorni successivi la pioggia non smise e anche la peste cominciò a diminuire da quel giorno’ in seguito a questo evento straordinario la Deputazione dalla Sanità, presieduta dall’arcivescovo Venero, il 30 aprile 1625, decretava“[…]per ogni strata si faccia foco et luminarie, in honore del Sanctissimo Crucifixo, incominciando da questa sera per tre sere continue’. È questo l’atto di nascita della festa del Santissimo Crocifisso, che da allora culmina nella festa del 3 maggio, quando si celebrava la festa del ritrovamento della Santa Croce da parte di S. Elena. Negli scritti di Monsignor Venero riferiti al Santissimo Crocifisso si parla più volte di grazia e misericordia”.
“La festa del Santissimo Crocifisso- ha affermato monsignor Pennisi- attira in questa Collegiata il popolo fedele di Monreale, che accorre per contemplare il volto del Cristo crocifisso, invocato come “Patruzzu amurusu”, e per lasciarsi attrarre dall’amore misericordioso di Dio Padre, che brilla sul volto di Cristo Crocifisso. Contemplando il volto bellissimo del Crocifisso possiamo facilmente intuire che questo è davvero il volto della misericordia, manifestazione dell’Amore misericordioso del Padre ricco di misericordia, che ci viene incontro per farci dono del suo sguardo di salvezza e ci chiama a diventare misericordiosi come il Padre. Sull’albero della croce si manifesta la misericordia di Dio, che ha voluto assumere la nostra storia e camminare con noi. Dalla Croce di Gesù capiamo che la vera storia, è dominata da Cristo non con la violenza né con la paura, ma con l’amore. Oggi vogliamo ricordare Massimo, Andrea e Salvo, vittime innocenti di una violenza assurda, e vogliamo invitare tutti, ma soprattutto i giovani a rifiutare ogni forma di violenza e a testimoniare la civiltà della pace, della vita e dell’amore. Essere devoti del Crocifisso è essere devoti dell’amore a tutti i costi , un amore che sorprende per la sua generosa radicalità e gratuità. Lasciamoci guardare da Gesù Crocifisso e guardiamo Gesù Crocifisso per far nostra quella sua compassione per noi stessi e per i nostri fratelli. Gesù Cristo Crocifisso coglie i nostri turbamenti, veglia sulle nostre paure, si rende conto che siamo un po' smarriti. In queste situazioni, soprattutto, Gesù sta accanto e ci dice le parole giuste, ci svela i suoi stati d'animo, ci fa toccare con mano la consolazione che scaturisce dal suo cuore pieno di amore. Durante l’ultima cena Gesù stabilisce coi discepoli un relazione profonda e viva , parla con i "suoi amici" della sua relazione con il Padre e li prepara al suo congedo imminente, precisando però che, il suo "andarsene" non è da leggersi scomparire ma "precederli" nella casa del Padre.
Gesù nel vangelo ci ha detto: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. La fede in Gesù ha il potere di vincere ogni turbamento. Gesù aggiunge “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto”. Gesù vuole quasi spiegare il motivo per cui “deve” andare. La sua partenza serve a preparare un posto a noi, a preparare una strada, anzi a rendere possibile una strada che ci conduce a Dio.
Il Vangelo di oggi si conclude con la risposta di Gesù a Tommaso: “Io sono la via, la verità e la vita”. Tre parole importanti. Egli è la Via che conduce al Padre, la Verità che ci rende liberi, la Vita che non muore. Senza la via, non si va da nessuna parte. Senza la verità non si fa una buona scelta. Senza la vita, c'è solo morte! Gesù è l’unica via verso la Verità e la Vita. Nessuno può salvarsi se non è unito a Cristo, se non pratica i Suoi insegnamenti e lo segue sempre e comunque, sulla via della Croce, che è la via dell’Amore”.
“Se vogliamo scoprire il senso dell'esistenza e il valore delle cose- ha continuato il presule- Gesù è la verità. Ieri come oggi tante persone sono andate alla ricerca della verità. La verità che offre il mondo ci condiziona e ci rende schiavi. La verità che ci offre Gesù che non è una dottrina astratta, ma un volto amoroso da incontrare. Scegliendo Gesù sceglieremo la verità, quella verità che ci renderà liberi davvero. Se vogliamo realizzare la nostra vita, salvarla su questa terra e per l'eternità: Gesù è la vita che si è donato a noi sulla Croce. In quanto Risorto, Gesù è la vita senza fine, solo in Lui abbiamo la certezza della vita eterna. Da subito possiamo partecipare alla pienezza della vita eterna facendo giorno per giorno la volontà di Dio. La risposta di Gesù: Io sono la vita, si oppone alla pulsione di morte, alle violenze e alle guerre che in questo momento stanno dominando nella scena di questo mondo e che sono purtroppo presenti nelle nostre città. Vita è tutto ciò che possiamo mettere sotto questo nome: futuro, amore, casa, festa, riposo, desiderio, pasqua, generazione, abbracci. Se Dio è la vita, allora è possibile già adesso vivere la vocazione alla santità cioè alla felicità piena e duratura nella nostra vita. Gesù prima di lasciare questo mondo affida agli apostoli l'opera da lui iniziata. Tocca a noi popolo sacerdotale, profetico e regale continuarne l'opera al servizio di Dio e dei fratelli. La festa di San Giuseppe lavoratore, istituita dal Papa Pio XII nel 1955 per dare un senso cristiano alla "festa del lavoro”, ci aiuta a riscoprire il senso del lavoro umano alla luce del disegno di Dio. San Giuseppe è stato un testimone privilegiato del vangelo del lavoro. Perciò ancor oggi- ha concluso monsignor Pennisi- noi facciamo memoria di lui che ci viene proposto come modello del nostro comportamento cristiano che deve manifestarsi nella vita quotidiana in ogni realtà umana: nel lavoro, nella famiglia, nel tempo libero. Noi oggi vogliamo affidarci alla intercessione di San Giuseppe, uomo giusto che vive di fede, perché dia senso al nostro lavoro, apra il nostro cuore alla fiducia nella Provvidenza divina e alla solidarietà con chi si trova nel bisogno per la costruzione di una società più giusta e più pacifica. Questo quattrocentesimo anniversario della festa del Santissimo Crocifisso deve essere motivo per tutti noi di riflessione sulla nostra fede, di conversione del cuore, di pentimento dei nostri peccati, di proposito di vivere una vita nuova e di impegno generoso di carità per venire incontro ai nostri fratelli e sorelle bisognosi di affetto, di consolazione, di cure, di cibo, di vestiti, di lavoro, di accoglienza, di speranza. Chiediamo a Gesù Crocifisso di potere mantenere sempre un ricordo vivo del Suo volto sfigurato per non stancarci mai di chiedere perdono per i nostri peccati confidando nella sua infinita misericordia in attesa dell’incontro definitivo con Lui in paradiso dove godremo di una felicità senza fine”.
È stata una celebrazione davvero molto sentita e partecipata da tanti fedeli in cui si è tenuta la cerimonia dei passaggi all’interno della Confraternita. In una chiesa gremita i giovani componenti della Confraternita hanno ribadito il loro impegno all’interno della congregazione. In particolare il presidente della Confraternita, Giuseppe Messina, ha presentato all’arcivescovo Isacchi due nuovi confrati che sono stati ammessi al probandato, indossando la croce, mentre sette novizi sono stati ammessi alla Confraternita.
In chiusura, riprendendo la parola, monsignor Gualtiero Isacchi ha ringraziato monsignor Pennisi, traendo anche stavolta un ultimo spunto di riflessione per la novena: “Grazie fratello vescovo Michele, è bello ascoltare ancora questa voce. Vorrei cogliere da quanto affermato da monsignor Pennisi una sottolineatura, che mi è molto piaciuta. Essere devoti del Crocifisso significa essere devoti di un amore a oltranza, che non si limita soltanto a donarci il perdono, ma ci rende capaci di vivere e praticare quello stesso amore. Noi ci auguriamo come comunità cristiana e credente, che è in Monreale, di poter essere questo segno di cambiamento, di poter essere capaci dopo aver ricevuto il suo perdono, di restituire quell’amore di cui lui ci ha riempiti. Chiediamo questa sera con la preghiera al Santissimo Crocifisso questa grazia”.
Una funzione anche stavolta toccante, che è arrivata alla vigilia della funzione solenne di oggi pomeriggio, quando è in programma la celebrazione dei Vespri.
Articoli correlati
Articoli correlati mobile
Il 2025 va via: sarà un anno da non archiviare
MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.



