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Isacchi: ''La croce è la via e il Crocifisso la verità per la salvezza''

· Giuseppe Cangemi · Curia

Stasera celebrati i Vespri solenni alla presenza delle autorità cittadine con l'omelia dell'arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi

MONREALE, 2 maggio –Si è svolta stasera in Collegiata la solenne funzione religiosa dei Vespri solenni in onore del Santissimo Crocifisso. A conclusione della novena, la solenne cerimonia prepara alla processione del Santissimo Crocifisso.

Come da tradizione, le autorità civili e militari della città di Monreale e i componenti della Confraternita del Santissimo Crocifisso si sono recati in Collegiata per il tradizionale omaggio della città al Santissimo Crocifisso in quest’anno ancor più solenne vista la ricorrenza del 400esimo anniversario. Prima della funzione, i rappresentanti della Confraternita, sempre con le autorità cittadine e militari, accompagnati dalla banda musicale, hanno accompagnato il vescovo in processione con il clero monrealese dal Palazzo Arcivescovile fino al Santuario della Collegiata.

Qui, dopo l'offerta al Salvatore Crocifisso di una gioia che ne ingemmerà il costato, si è tenuta la solenne cerimonia presieduta dall’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, che ha voluto iniziare la sua omelia con una preghiera: “Da 400 anni la comunità di Monreale - ha affermato monsignor Isacchi- celebra questa Festa. Ancora oggi il cuore dei monrealesi si rivolge al Santissimo Crocifisso per invocare “grazia” dal suo “Patruzzu Amurusu”. Santissimo Crocifisso, a te ci rivolgiamo così come fecero i nostri padri quando, nel 1624 la peste bubbonica tornò anche a Monreale. Dopo 400 anni siamo ancora ai tuoi piedi per domandarti nuovamente “Grazia”. Il virus della violenza ci ha già contagiati, virulento si è manifestato pubblicamente strappando tre nostri figli alla vita, all’affetto dei loro genitori e famigliari, all’amicizia di Monreale. In modo più subdolo agisce nel cuore di ciascuno di noi, nelle nostre case e nelle nostre relazioni. Quanta violenza nelle nostre famiglie: bambini abusati, donne violate, uomini sfruttati, anziani abbandonati. Quanta violenza nella nostra società: linguaggi rabbiosi e volgari soprattutto sui social, il bullismo, lo spaccio di droga, il degrado ambientale, l’irresponsabilità degli adulti, l’abuso di potere, la solitudine delle giovani generazioni, l’omertà di fronte alle ingiustizie. Questi sono solo alcuni sintomi del “virus della violenza”. A te, Patruzzu amurusu ci rivolgiamo: liberaci da questa nuova peste di fronte alla quale ci sentiamo impotenti.

“Carissimi fratelli e sorelle - ha continuato l’arcivescovo- è chiara la risposta che ci offre il Crocifisso: “se volete fermare il virus della violenza come io ho disarmato la morte, imparate da me la via della mitezza e dell’umiltà. Abbandonate la via della forza, dell’affermazione di voi stessi e delle vostre ragioni; abbandonate la via del rancore e della vendetta, della raccomandazione e del potere, del sotterfugio e dell’immoralità; scegliete la via della mitezza e dell’umiltà che porta ad essere dono per gli altri”.

L’arcivescovo Isacchi ha poi continuato la sua omelia invitando i presenti a chiedersi che cosa il Crocifisso significhi per noi e quali resistenze susciti: “Come ci ha ricordato San Paolo - ha affermato il presule- “Noi predichiamo Cristo crocifisso”: parole sapienti e potenti per l’umanità, eppure agli occhi dell'intelligenza umana sembra esprimere una sconfitta, non certo una glorificazione. Per questo Paolo afferma che ‘Cristo crocifisso è scandalo e stoltezza’. Infatti, che la Sapienza del Dio creatore –magnificamente rappresentato dai mosaici della nostra cattedrale– possa manifestarsi in un Messia crocifisso, rimane umanamente incomprensibile per tutti, sia per il greco che per il giudeo e anche per l’umanità del terzo millennio”.

“L’annuncio del Crocifisso - ha continuato monsignor Isacchi - non incontra solo rifiuti. Sono molti coloro che credono, che lo accolgano rendendosi disponibili a praticare la via dell’Amore-dono. Tra questi c’è Paolo, c’è la comunità di Corinto, ma ci siamo anche noi, comunità credente di Monreale. Ci siete voi carissimi/e uomini e donne di Monreale, ci sono questi ragazzi e giovani che con noi sono stati presenti tutte le sere della novena. Siamo coloro che non si lasciano abbagliare dai “fochi e dalle luminarie”, dalle solenni liturgie e nemmeno dalla partecipata processione, perché sappiamo che queste sono espressioni e conseguenze della fede di chi ha scelto di aderire alla proposta di vita del Crocifisso. Se così non è allora tutto questo è solo confusione, distrazione, business. Pericolosi strumenti che agevolano il virus della violenza. Voi che credete, avete, insieme con me, la responsabilità di custodire questa fede e di non permettere che l’Amore Crocifisso che salva, venga ridotto a oggetto funzionale ai festeggiamenti. Difendiamo questo Amore! Perché il Crocifisso –afferma Paolo– esercita anche una straordinaria efficacia in coloro che credono. È Lui che ci può cambiare. La parola della Croce con la testimonianza del Crocifisso è “potenza” essenzialmente quando agisce suscitando la risposta della fede. Senza risposta di fede, questo Crocifisso resta una effige che fomenta interessi, fanatismo, divisioni e violenza. Solo nell’accoglienza di fede esso diventa vita nuova, rinnovamento sociale e civile”.

“Infine Paolo è chiaro nell’affermare che il “luogo” in cui si dispiega la potenza di Dio- ha concluso l’arcivescovo- è la comunità Cristiana. La Chiesa intera sta sotto l'ombra della croce di Cristo, in essa è impresso il suo sigillo. La Chiesa non appartiene più alle potenze del mondo, in quanto crocifissa con Cristo è ormai sua proprietà ed afferma con Paolo: «non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me.» (Gal 2,20). Chi, al contrario, si abbandona alla sapienza umana, non accettando la stoltezza della parola della croce, si pone fuori della comunità. Solo per coloro che accolgono la stoltezza della croce e riconoscono che Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, c’è la salvezza. Possiamo affermare che nella morte di Cristo, Dio si è mostrato più sapiente che nella creazione dell'universo e nell'ordinamento del governo del mondo, perché la rivelazione cosmica, per quanto affascinante e poderosa, non ha condotto gli uomini alla salvezza. Proprio nella croce, contro ogni umana attesa, Dio ha salvato l'umanità: la morte in croce di Cristo il suo unigenito Figlio è il “luogo” della salvezza. Carissimi fratelli e sorelle ecco la via! Ecco la salvezza! Ecco la vera umanità! La croce è la via e il Crocifisso la verità che ci permette di accogliere la salvezza ed essere, miti e umili, lievito di vita nuova perché liberi da ogni violenza e disposti a morire per il bene comune”.

Al termine della cerimonia il presidente della Confraternita, Giuseppe Messina, rivolgendosi all’arcivescovo, ha voluto esprimere il ringraziamento da parte di tutto il sodalizio per il suo magistero e per l’invito sempre vivo a mantenere la tradizione del Santissimo Crocifisso non un rito esteriore, ma un’esperienza viva che sia testimonianza di fede nella vita di ogni giorno. Come da tradizione, alle autorità civili e militari presenti, in particolare al sindaco, ai rappresentanti istituzionali del Comune e ai vertici dell'Arma dei Carabinieri di Monreale, è stato fatto dono di una medaglia realizzata appositamente per l’anno giubilare a suggellare la solenne ricorrenza di quest’anno e come segno di ringraziamento per l'impegno profuso in questo particolare anno giubilare.

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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