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Il Cardinale Marcello Semeraro: “La Croce è via, verità e vita’’

· Giuseppe Cangemi · Curia

Nel giorno della solennità del Santissimo Crocifisso celebrato in Collegiata il pontificale presieduto dal cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero della Cause dei Santi

MONREALE, 3 maggio –Nel giorno della solennità del Santissimo Crocifisso di Monreale è stato celebrato in Collegiata il tradizionale pontificale.

Oggi è il giorno della processione e, come da tradizione, essa è preceduta dal pontificale che nella solenne ricorrenza del 400esimo anniversario è stato celebrato dal cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, con l’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, alla presenza delle autorità cittadine.

La celebrazione è stata preceduta come da tradizione dal corteo con cui le autorità cittadine e i componenti della Confraternita del Santissimo Crocifisso si sono recati in Collegiata per la solenne funzione. Prima della messa solenne i rappresentanti della Confraternita e delle autorità cittadine e militari, accompagnati dalla banda musicale, sono andati a prendere l’arcivescovo al palazzo arcivescovile, per accompagnarlo fino alla Collegiata, assieme al clero, dove ad attenderli c’erano don Nicola Gaglio e don Luca Leone, rispettivamente parroco e viceparroco del Santuario.

In apertura l’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi, ha preso la parola per ringraziare il cardinale Marcello Semeraro: “Eminenza Reverendissima, con profonda gioia ed emozione filiale, le rivolgo a nome dell’intera arcidiocesi un saluto ricolmo di gratitudine per aver accolto l’invito a presiedere questa solenne celebrazione in onore del Santissimo Salvatore Crocifisso in questo 400esimo anniversario dell’istituzione della festa qui a Monreale. La sua presenza è anche occasione per rinsaldare i nostri sentimenti di comunione con la Chiesa universale, attraverso lei vogliamo far giungere sentimenti di gratitudine e stima al Santo Padre Leone XIV, per il quale preghiamo ogni giorno. Dopo quattrocento anni Monreale si rivolge ancora al suo “Patruzzu amurusu” per domandare che la liberi dalla violenta epidemia pestifera della violenza, che ha contagiato ormai il mondo intero. La barbara uccisione di Massimo, Andrea e Salvo, avvenuta lo scorso anno, è per noi una ferita ancora aperta. Ma quell’evento nefasto ci ha scossi e interrogati, per molti la memoria dei tre giovani è stata volano di assunzione di responsabilità, che ci ha spinti a metterci in cammino per tracciare vie di vita nuova. Domenica scorsa in quella stessa piazza, che è stata teatro di quella sparatoria, i ragazzi di tutte le scuole di Monreale, guidati da insegnanti, dirigenti e famiglie, ci hanno dato una lezione straordinaria, mostrandoci il loro punto di vista rispetto alla violenza. Hanno mostrato il desiderio profondo di serenità, di pace, di inclusione, che alberga nei loro cuori, di cui noi adulti responsabili siamo chiamati a farci custodi e promotori. Le diverse istituzioni qui presenti sono a vario titolo impegnate in questa opera educativa e di questo li ringrazio. E ringrazio innanzitutto il sindaco di Monreale, Alberto Arcidiacono, con il presidente del consiglio, Marco Intravaia, e l’intera amministrazione comunale, che si è messa in ascolto per la riqualificazione del convivere in città. Saluto il prefetto di Palermo, Massimo Mariani; il procuratore generale della Corte dei Conti, Pino Zingale; il vice questore di Palermo, Alessandro Milazzo; il sindaco della Città metropolitana di Palermo, rappresentato dal consigliere Flavio Pillitteri; l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identita’ siciliana, Francesco Paolo Scarpinato; il direttore generale dell’Asp con i suoi collaboratori. Saluto poi il Generale di Brigata, Luciano Magrini, comandante provinciale dei carabinieri di Palermo; il colonnello Gennaro Petruzzelli, comandante del Gruppo carabinieri di Monreale; il capitano Niko Giaquinto, comandante della Compagnia carabinieri di Monreale; il maresciallo Antonio La Rocca; il tenente colonnello della Guardia di Finanza, Giuseppe Perrone; il comandante della Polizia municipale di Monreale, Luigi Marulli. Insieme con loro un saluto anche a don Nicola Gaglio e don Luca Leone, al Consiglio della Confraternita del Santissimo Crocifisso per l’impegno nel rimettere al centro il Crocifisso e la sua Parola. Saluto anche i rappresentanti degli ordini cavallereschi e delle Associazioni che hanno voluto rendere omaggio al Crocifisso. Per il popolo di Monreale inizia oggi quest’anno di grazia concesso da Papa Leone, le chiediamo di pregare per noi e con noi, mettendoci in ascolto della sua parola”.

Il cardinale Semeraro ha così iniziato la sua omelia, rivolgendosi ai tanti fedeli presenti in Collegiata: “Dall’antichità e praticamente sino agli anni ’60 del secolo scorso- ha affermato il cardinale - il 3 maggio in tutta la Chiesa si celebrava la festa del Ritrovamento della Croce e in questa medesima data già da 400 anni voi ripetete la vostra gratitudine a Gesù Crocifisso per essere stati liberati dal contagio, che affliggeva anche la vostra Città. È quanto ricorda e ripete questa solenne Liturgia eucaristica ed io sono grato al vostro Arcivescovo per avermi invitato a presiederla e così unirmi alla vostra lode, alla vostra preghiera. Per ogni cristiano, d’altronde, è sempre confortante contemplare la Croce e indicarla magari con le parole lasciateci da san Venanzio Fortunato, un vescovo del VI secolo e ottimo poeta latino. Suo è l’inno che ancora oggi la Chiesa ci fa cantare al Venerdì santo e che comincia così: Crux fidelis”.

In questa domenica il cardinale Semeraro ha voluto contemplare la Croce alla luce delle parole del Vangelo: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Il cardinale ha così invitato i fedeli a riflettere brevemente su queste parole, sapendo che il loro senso è possibile comprenderlo fino in fondo solo davanti alla Croce.

“Io sono la via, dice Gesù. Nella nostra vita- ha affermato il cardinale Semeraro- noi abbiamo sempre bisogno di una strada, poiché la vita è un cammino, che, per non deviare ed entrare in un vicolo cieco, ha bisogno di indicazioni giuste e precise. Gesù non si presenta dando buoni consigli, norme di comportamento morale, civile e neppure religioso. No. Gesù ci presenta se stesso! Si fa nostro amico, nostro compagno di strada. Come fece con i due discepoli, che andavano verso Emmaus: erano delusi, sconcertati, abbattuti ed egli, avvicinandosi a loro e parlando con loro, li riaprì alla speranza, alla missione, alla gioia. È il mistero che vuole richiamare anche la processione che si terrà fra qualche ora. Il vostro Crocifisso non se ne sta fermo: scende incontro a voi, percorre le vostre strade. Anche così egli si mostra come la via: percorre le vostra strade non come un combattente vittorioso che vuole ricevere i vostri omaggi, ma come uno che ha scelto di camminare dentro la nostra umanità fino in fondo. Poi il Signore prosegue: Io sono la verità. Viviamo in un mondo pieno di opinioni, dietrologie, versioni diverse della realtà, fake news, propaganda. Ma su Dio, qual è la verità? Guardando il Crocifisso, non vediamo un’idea, ma un volto e quel volto ci dice la verità su Dio. Non è un Dio distante, un Dio che salva restando lontano dal dolore umano, ma un Dio che dona la salvezza proprio entrando nel dolore e abitandolo sino in fondo. Le antiche cronache definiscono la vostra processione come un «impeto d’amore a Gesù Crocifisso» e ancora oggi voi lo dimostrate con l’espressione carica d’affetto con cui lo salutate: Patruzzu Amurusu. Simile invocazione è ripetuta dalle confraternite spagnole di Siviglia, Granada, dove Gesù è invocato come Nuestro Padre e, pure, come ho veduto a Jaén in occasione di una beatificazione, El Abuelo, cioè il Nonno. Sono espressioni con le quali il popolo cristiano legge dentro il mistero della Croce e vi scopre l’amore fecondo, l’amore dal quale nasce la vita. È proprio così. Per questo Gesù conclude: Io sono la vita. Potrebbe sembrare un paradosso: la croce è morte, eppure in Cristo diventa fonte di vita. Qui si rivela il mistero cristiano. Ciò che sembra finire, in Cristo ricomincia”.

In conclusione, il cardinale Semeraro citando l’omelia che Il 5 giugno 2010, trovandosi in viaggio apostolico a Cipro Benedetto XVI tenne, parlando della Croce, in cui ha cosi detto: “La croce parla di speranza, parla di amore, parla della vittoria della non violenza sull’oppressione, parla di Dio che innalza gli umili, dà forza ai deboli, fa superare le divisioni, e vincere l’odio con l’amore. Un mondo senza croce sarebbe un mondo senza speranza, un mondo in cui la tortura e la brutalità rimarrebbero sfrenati, il debole sarebbe sfruttato e l’avidità avrebbe la parola ultima. L’inumanità dell’uomo nei confronti dell’uomo si manifesterebbe in modi ancor più orrendi, e non ci sarebbe la parola fine al cerchio malefico della violenza. Solo la croce vi pone fine». Quanto, ancora oggi, sono da meditarsi queste parole! Ed allora, carissimi, mentre fra poco procederete per le vostre strade portando l’immagine del Crocifisso- ha concluso il cardinale Semeraro- chiedetegli nell’intimo del cuore: ''Signore Gesù, fa’ che non smettiamo di seguire te che sei la via; aiutaci a farlo riconoscendo sempre la tua verità, che ci rivela il volto del Padre e vivendo della tua vita, che vince la morte. Sii tu, Signore, il nostro compagno di strada e trasforma il nostro stanco cammino in un viaggio di speranza''.

Al termine della celebrazione eucaristica, i rappresentanti della Confraternita del Santissimo Crocifisso, Giuseppe Messina e Pietro Maranzano, rispettivamente presidente e vice presidente, hanno donato alcuni omaggi all’arcivescovo, alle autorità cittadine e militari, al coro in ricordo della solenne occasione.

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