Il vescovo di Novara ha trattato il tema dei Vangeli secondo Carlo Maria Martini nell’ambito del convegno promosso dalla Facoltà Teologica di Sicilia
MONREALE, 15 maggio – All’interno della tre giorni dedicata alla figura di Carlo Maria Martini, promossa dalla Facoltà Teologica di Sicilia, si è tenuta ieri pomeriggio all’interno del duomo di Monreale la lectio magistralis dell’arcivescovo di Novara, monsignor Franco Giulio Brambilla, presentata dal preside della Facoltà, don Vito Impellizzeri e preceduta da un intervento dell'arciprete della cattedrale, don Nicola Gaglio, sui mosaici del duomo.
Non è stato casuale che il primo segmento dei lavori di ieri del convegno fosse intitolato “In principio, la Parola”. Martini è riemerso anzitutto come uomo della Scrittura: il biblista rigoroso, il cardinale della lectio divina, il pastore convinto che il Vangelo dovesse tornare al centro della vita ecclesiale prima ancora di ogni strategia organizzativa. Nella sezione mattutina del convegno, infatti, le relazioni di Roberto Vignolo, Dionisio Candido e Ciro Versaci hanno mostrato come l’arcivescovo di Milano avesse intuito, con decenni d’anticipo, che la crisi della fede in Occidente non si affronta moltiplicando strutture, bensì restituendo alle persone un’esperienza viva della Parola.
Come ha sottolineato Marco Vergottini, docente di Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, nella lectio magistralis del vescovo Franco Giulio Brambilla nella cattedrale di Monreale, sotto il Pantocratore bizantino, Martini è stato raccontato come un uomo che leggeva i quattro affreschi dei canonici Vangeli. Secondo il relatore, “le quattro finali dei vangeli raccolgono per così dire in sintesi il messaggio: il giovane vestito di bianco di Marco, l’invio in missione dei discepoli di Matteo, i discepoli di Emmaus di Luca e l’apostolo Tommaso di Giovanni. Quattro vangeli per quattro lettori, che svelano i tratti del catecumeno, del catechista, dell’evangelizzatore e del cristiano maturo. Questa la proposta affascinante di Martini!”.
L’incipit della lectio magistralis di monsignor Brambilla è stato il ricordo di Carlo Maria Martini quando, a sette anni dall’inizio dell’episcopato, scrisse un testo dal titolo “Cento parole di comunione”, in cui a partire dalla parabola del seme Martini articola un discorso che è il centro di tutta la sua spiritualità: il seme e il terreno, la Parola e la coscienza. Questa è la modernità di Martini, che ha ancora tanto da dire agli uomini e alle donne di oggi. Partendo dalla proposta avanzata da Martini i vangeli sono quattro vie graduali e convergenti che portano ad incontrare in modo vitale il Signore: Marco come il vangelo del catecumeno, Matteo come il vangelo del catechista, l'opera di Luca (Vangelo e Atti) come il manuale dell'evangelizzatore; Giovanni come il vangelo del cristiano maturo.
“È interessante notare - ha affermato monsignor Brambilla - che ciascun percorso ci introduce all'incontro con la vita, le opere e le parole di Gesù nel suo destino di morte e di risurrezione, facendo brillare ogni volta una faccia del diamante del mistero di Cristo: Marco fa scontrare con Gesù profeta, Matteo fa ascoltare Gesù maestro, Luca-Atti mette alla scuola di Gesù interprete, Giovanni racconta Gesù rivelatore del Padre, facendoci dimorare nel mistero del Dio agàpe. Ecco: quattro racconti per quattro incontri con il Signore Gesù, per contemplare il volto del Cristo Pantocrator che in questo stupendo Duomo ci guarda e ci abbraccia”.
Iniziando dall’interpretazione del giovane Martini del vangelo di Marco come “primo manuale del catecumeno, che presenta le prime nozioni che il cristiano - e anche chi non lo è e vuole diventarlo - dovrebbe imparare per conoscere Gesù” la trattazione è passata alla lettura del vangelo di Matteo come vangelo del catechista, perché dopo il battesimo, secondo Martini, offre al catechista il materiale ordinato e pedagogicamente adattato per l’istruzione catechetica di chi ha ricevuto il battesimo. L’intenzione catechetica di Matteo, mettendo al centro l’incontro con Gesù maestro, non penalizza la dimensione profetica e universale. La figura rassicurante di Gesù maestro che all’inizio del racconto matteano è il “Dio-con-noi” diventa alla fine la certezza beatificante dell’”Io-con-voi” fino alla fine del mondo. L’evangelizzazione in San Luca è il corso di esercizi di Martini che ebbe più successo e che ispirò il suo programma nel primo decennio del suo episcopato: la terza tappa che introduce all’intelligenza del mistero del regno nella sua relazione con la storia, spingendo a rispondere al senso e al compito della comunità cristiana nel mondo.
“Il Gesù di Luca - ha continuato monsignor Brambilla, citando Martini - si rivela come "ermeneuta del Vangelo”. Sentite questa bella citazione: “È la parola di Dio, la vita del Cristo risorto che, entrata dentro di noi, ci ha cambiato la vita e ci ha permesso di vedere le cose, gli orizzonti, le situazioni in ordine diverso, un ordine che esisteva già prima e uno si stupisce come prima non riuscisse a vederlo. È un po' come vedere le montagne nell'oscurità della notte e provare un senso di pesantezza, di timore; poi, quando all'alba si apre l'orizzonte, si scopre tutta la bellezza dei colori, delle luci, delle nevi e ci si meraviglia. Questo è ciò che il kerygma produce nella nostra vita, è l'effetto della buona notizia ricevuta”.
Nell’ultimo anno del suo ministero, Martini come vescovo di Milano volle congedarsi proponendo ai suoi sacerdoti un corso di esercizi sul vangelo di Giovanni. Per Martini è il vangelo del cristiano maturo, autentico, contemplativo, che apre lo sguardo sul volto di Gesù rivelatore del Padre, il quale effonde lo Spirito in abbondanza. Al racconto evangelico concentrato sul credere e sull'amare corrisponde il linguaggio di rivelazione e di pienezza che attraversa la narrazione. Accade così nel credente la reciprocità di semplificazione dello sguardo e acutezza della visione che contempla il "racconto di Gesù che rivela il volto del Dio che nessuno ha mai visto".
Infine, monsignor Gualtiero Isacchi, arcivescovo di Monreale, prendendo la parola in chiusura ha affermato: “Ringrazio monsignor Brambilla per la sua lectio magistralis. E' stato interessante ascoltare alcune delle sue espressioni, perché come chiesa diocesana stiamo tentando di ripartire dalla Parola e rimetterla al centro, noi che qui a Monreale ne siamo circondati nel nostro duomo, perché credo fermamente che la Parola di Dio debba tornare a essere lampada dei nostri passi, che Carlo Maria Martini ci ha insegnato a seguire. Abbiamo vissuto da poco una tre giorni biblica diocesana, che ci invita a continuare a camminare sulla via della Parola anche sull’esempio di Carlo Maria Martini, alla cui eredità sono molto legato”.
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