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Monreale, si è svolto ieri il convegno pastorale diocesano

· Giuseppe Cangemi · Curia

Sul tema ''Abitare il tempo, riconoscere la chiamata'' presso il Centro Maria Immacolata di Poggio San Francesco

MONREALE, 28 giugno –Discernere i segni dei tempi tra sfide e resistenze all'annuncio del Vangelo: questo il tema del convegno pastorale diocesano, che si è svolto ieri presso il Centro Maria Immacolata di Poggio San Francesco, con la partecipazione delle realtà ecclesiali dell’arcidiocesi di Monreale, dei parroci e dei rappresentanti dei consigli pastorali parrocchiali ricostituiti negli scorsi mesi, organizzato sotto il coordinamento di don Luca Leone, vicario episcopale per la Pastorale.

Il convegno di ieri ha rappresentato un passo importante nel cammino della chiesa diocesana di Monreale sulla via della corresponsabilità. È stato il primo momento di un processo che continuerà tra i prossimi mesi di Ottobre e Aprile nei vari ambiti ecclesiali e nei consigli pastorali parrocchiali, arrivando entro Maggio del prossimo anno a una sintesi, che si chiuderà con il convegno in programma per il mese di Giugno 2027.

“L’appuntamento odierno- ha affermato l’arcivescovo di Monreale, monsignor Gualtiero Isacchi- è il primo passo di un processo che come Chiesa diocesana ci ha visti tutti impegnati. Ricordando gli ultimi passi pastorali della nostra Chiesa, possiamo senza dubbio ricordare a partire dal 2022 l’impegno a lavorare su giovani, famiglia ed evangelizzazione, nel 2023 la scelta di concentrarci su comunione e fraternità per arrivare nel 2024 a riflettere sul tema della partecipazione, che ci ha condotti alla corresponsabilità differenziata inserita nel solco del cammino sinodale della Chiesa in Italia.

“Come sintesi dei lavori dei vicariati- ha affermato monsignor Isacchi- ci è sembrato di cogliere come fondamentale il tema della “fatica” del discepolato, intesa come una fatica personale, poiché alcuni elementi personali e culturali rendono talvolta difficile da recepire la gioia nell’accogliere il Vangelo. Ciò dipende dalla scelta da adottare nel nostro stile di discepolato, che non può essere residenziale, ma deve essere sempre più orientato alla missione. La dimensione missionaria implica un cambiamento continuo dipendente da coloro che incontriamo lungo il nostro cammino. È la via dell’ascolto della realtà sociale e umana, finalizzato alla riflessione su come essere Chiesa e annunciare il Vangelo oggi. Eccoci, dunque, al tema di quest’anno in cui per discernere i segni del tempo siamo chiamati ad ascoltare la realtà sociale in cui siamo immersi”.

''Per far questo - ha continuato l’arcivescovo Isacchi, citando Papa Leone nei primi capitoli dell’enciclica ''Magnifica Humanitas'', ''Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza''. Il Santo Padre scrive ancora: ''Desideriamo entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, insieme ai quali prendiamo parte agli avvenimenti, alle domande e alle aspirazioni dell’umanità[…]Tale attitudine al dialogo è parte integrante della vocazione della Chiesa, perché essa riconosce nella storia il luogo in cui il Vangelo interpella e accompagna l’esperienza umana''. Vogliamo, dunque, collaborare, entrare in dialogo con tutti, prendendo parte alle vicende dell’umanità, individuando nuove strade per il bene comune capace di garantire una vita dignitosa per tutti''.

La prima relazione è stata affidata a don Salvatore Panzarella, presbitero della diocesi di Cefalù, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà Teologica di Sicilia e parroco a Montemaggiore Belsito, sul tema ''Comunità sapienti e profetiche: il modello dell’Apocalisse di Giovanni''. La scelta di riflettere sull’Apocalisse di Giovanni nasce, come ha sottolineato nel suo intervento lo studioso, dal fatto che essa contiene una parola profetica rivolta alla Chiesa e alle Chiese, affinché sappiano interpretare e vivere la loro presenza nella storia, con tutti i suoi interrogativi e i suoi problemi, alla luce di Cristo. Il primo capitolo (n.1-4) sta nel segno dell’invito all’ascolto, ripetuto nel settuplice ritornello di Apocalisse 2-3: ''Chi ha orecchio, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese'' (2,7.11.17.19; 3,6.13.22).

A seguire la seconda relazione, riprendendo il tema dell’ascolto, è stata a cura di Anna Staropoli, sociologa presso l’istituto di formazione politica ''Pedro Arrupe'' e docente presso la Facoltà Teologica di Sicilia, sul tema ''Sognare umanità disarmate e disarmanti: il coraggio di uno sguardo profetico sulla realtà''. La studiosa si è, infatti, soffermata sull’importanza del contesto, nel quale la Chiesa si trova a operare. La complessità del contesto sociale e territoriale, come ha affermato Anna Staropoli, convoca tutti a una responsabilità di impegno ed è fondamentale per un vero discernimento, in cui la Chiesa cerchi di comprendere le richieste che arrivano dalla stessa realtà per provare a dare una risposta. La sollecitazione donata da Anna Staropoli all’assemblea è stata quella di soffermarsi a riflettere come discernimento voglia dire mettersi alla prova nella possibilità di essere uomini e donne contemplativi nell’azione, sapendo sostare nelle periferie territoriali, ma anche esistenziali che ci circondano. Costruire speranza nei luoghi che la Chiesa abita è oggi un atto da sviluppare a livello comunitario, in cui l’impegno di ognuno può diventare fondamentale nella crescita di uno sguardo che con speranza sappia leggere i segni dei tempi e provare a dare a questi una risposta da parte della Chiesa.

Nel pomeriggio il convegno è proseguito con un’intensa attività laboratoriale svolta in gruppi, che ha visto impegnati tutti i partecipanti provenienti dalle varie realtà ecclesiali dell’arcidiocesi in attività di riflessione e discernimento a partire dalle sollecitazioni offerte dalla due relazioni proposte per arrivare all’elaborazione di un documento comune, da cui sono emersi proposte e ambiti di intervento su cui innestare l’azione pastorale diocesana nel nuovo anno.

Dopo la restituzione dell’esito dei laboratori in sessione comune, le conclusioni del convegno sono state affidate all’arcivescovo Gualtiero Isacchi. ''Il contesto nel quale viviamo- ha concluso l’arcivescovo- è una nostra responsabilità. La nostra Chiesa è responsabile del contesto in cui opera e deve farsene carico, interrogandosi sui modi in cui lo abita e prendendo coscienza delle proprie potenzialità, di ciò che è in grado di fare per dare risposte concrete alle tante domande che ne provengono. I lavori di questo convegno ci indicano questa prospettiva da seguire come componenti dei consigli pastorali, una direzione chiara verso cui guardare, ovvero quella della realtà sociale e territoriale in cui siamo inseriti, che spesso leggiamo secondo i nostri parametri, ma che dobbiamo imparare a rileggere, avvertendone le reali istanze. Quello che è emerso dai lavori odierni, anche a seguito del dibattito, è l’idea di un contesto che chiede la vicinanza della Chiesa come missionaria attraverso l’evangelizzazione. Per questo la Chiesa monrealese vuole dare parola ai giovani, alle famiglie, agli ultimi, facendosi prossima e assumendo il peso delle istanze, ripartendo dal Vangelo''.

· Enzo Ganci · Editoriali

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