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Quattro anni con l’arcivescovo Gualtiero Isacchi: ascolto e corresponsabilità

· Giuseppe Cangemi · Curia

''La vera gioia sta, solo ed esclusivamente, nell’incontro personale con Cristo''

MONREALE, 31 luglio – Quattro anni fa, la Chiesa di Monreale celebrava l’ordinazione episcopale di monsignor Gualtiero Isacchi, ordinato vescovo dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, all’interno del duomo di Monreale.

Iniziando il suo ministero episcopale, queste sono state le prime parole rivolte da monsignor Isacchi alla Chiesa di Monreale nel suo saluto iniziale: “Vengo tra voi per camminare con voi sulle vie del Vangelo di Cristo Gesù, nostra gioia. Vengo come pastore tra fratelli e sorelle. Vengo con molta trepidazione, consapevole che solo la grazia di Dio può colmare la distanza che intercorre tra la mia persona e il servizio che Lui stesso, attraverso la voce materna della Chiesa, ha voluto affidarmi. Confido nella misericordia del Padre. Confido anche in voi, una Chiesa ricca di santità, che negli anni ha generato uomini e donne luminosi che ancora oggi, con la loro testimonianza, ci spronano a camminare insieme nella gioia del Vangelo”.

Ed è proprio nella gioia del Vangelo sulle direttrici della vicinanza, della compassione e della tenerezza che si è mossa in questi anni l’azione pastorale di monsignor Isacchi sulla via del cammino sinodale da lui guidato. In questo contesto, l’arcivescovo ha promosso dialogo autentico e ascolto all’interno della comunità dell’arcidiocesi, coinvolgendo tutte le componenti non solo ecclesiali, ma anche laicali. Sempre “sospeso nell’amore di Dio e proteso nell’amore per il prossimo” così come recita la regola tratta da San Gregorio Magno e indicata a monsignor Isacchi come punto di riferimento e guida sicura dal cardinale Semeraro quattro anni or sono proprio nel giorno dell’ordinazione episcopale.

In questa espressione, infatti, sono racchiuse le due direzioni della Croce, comprendendo insieme l’unione di amore e fede. “Gaudium Christus est” è la frase che monsignor Isacchi ha scelto come suo motto, che in questi anni è sempre riecheggiata nelle parole del presule: “La vera gioia sta, solo ed esclusivamente, nell’incontro personale con Cristo. Solo rimanendo dentro la relazione col Padre e il Figlio nello Spirito Santo si sperimenta vita piena e gioia duratura’’.

La Croce ci insegna come è grande la responsabilità dell’uomo per l’uomo, per l’umanità, per la dignità umana. Così l’arcivescovo Isacchi ha richiamato la comunità di Monreale in più di una occasione a una vita piena e vissuta nell’esercizio da parte di ognuno della responsabilità personale, interpersonale e comunitaria, soprattutto in quest’ultimo anno del suo episcopato, sottolineando il bisogno di rafforzare la dimensione sociale come parte essenziale della vita di fede e del compito dei cristiani. La responsabilità dei cristiani non può mai essere delegata solo agli altri, ma interpella ogni cristiano personalmente - ha avuto più volte modo di sottolineare l’arcivescovo. Ma essa non si può limitare soltanto alle relazioni personali: ''la fratellanza e l’amore del prossimo - ha affermato monsignor Isacchi- devono superare ogni ostacolo e, soprattutto, attraversare le strutture sociali, civili e culturali, e cambiarle nella misura in cui esse non favoriscono la tutela dei diritti umani, la giustizia, la pace e la libertà umana.

Una è stata la parola più volte ripetuta dall’arcivescovo, ovvero corresponsabilità, soprattutto in questo quarto anno coinciso con un evento di fede importante per Monreale, la ricorrenza del 400esimo anniversario della festa del Santissimo Crocifisso. L’iniziativa promossa da monsignor Isacchi ha avuto come obiettivo quello di coinvolgere tutti i soggetti responsabili disponibili, che operano in Monreale a servizio dell'educazione e della promozione umana per avviare un nuovo impegno sinergico a servizio del futuro e delle giovani generazioni, rilanciando il valore formativo ed educativo della festa del Santissimo Crocifisso. Grazie alle quattro parrocchie della città e, in modo particolare, ai loro sacerdoti, che si sono messi a servizio di questo progetto come animatori delle diverse aree di lavoro è stato possibile portare avanti un'opera sinergica e produttiva.

Accanto a ciò rilevante è stata la promozione di un patto educativo comunitario. La parola chiave di questo patto è stata “comunità”, poiché la comunità locale in tutte le sue componenti grazie all’impulso di monsignor Isacchi ha investito tempo, fiducia, competenze, per citare Papa Leone, nel far fiorire l’umanità in tutti i suoi aspetti. “Questo patto - ha affermato monsignor Isacchi - è un punto importante, perché segna un percorso nuovo per Monreale, un’alleanza educativa che ha messo insieme tante istituzioni, tanti uomini e donne di buona volontà, disposti a scommettere sul futuro e contro la violenza. L’inizio di un tempo nuovo in cui, però, occorrono adulti che si assumano la responsabilità educativa di stare accanto ai giovani, di ascoltarli, di accompagnarli e di lasciarsi insegnare anche qualcosa”.

Le due iniziative hanno caratterizzato così questo quarto anno di episcopato con l’obiettivo di tornare a essere pienamente responsabili. “Quest’ultimo è un dovere per ogni cristiano - ha sottolineato l’arcivescovo Isacchi - recuperando il valore autentico del bene comune e potenziandolo sempre di più attraverso l’azione comunitaria e partecipativa capace di generare processi trasformativi di crescita umana”.

· Enzo Ganci · Editoriali

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