MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.
Il 2025 – ci vuol poco ad affermarlo ed è inutile girarci attorno – per Monreale, la sua gente, il suo territorio, l’aria che vi si respira, è stato un anno funesto. Troppo profonda, per affermare il contrario, la ferita inferta da chi ha sparato quella maledetta notte del 27 aprile, stroncando brutalmente tre giovani vite. Tre ragazzi, Massimo, Andrea e Salvo, figli di questa terra, che sarebbero potuti essere i figli di ciascuno di noi, che hanno avuto il solo torto di trovarsi nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Tre giovani, come ebbe a dire il sindaco Alberto Arcidiacono in cattedrale il giorno delle esequie, tra i migliori che la nostra città potesse esprimere. Giovani che, come tanti loro coetanei, lavoravano, amavano e sognavano. Ai quali, invece, il futuro è stato negato e che adesso, assieme ai loro familiari, attendono risposte.
La strage poteva essere evitata? È stato fatto il massimo perché non accadesse? Da quel giorno in poi ciascuno di noi ha fatto la propria parte? Interrogativi ancora aperti, sui quali sarà bene riflettere. Il 2025, pertanto, non lo mettiamo banalmente sullo scaffale, così come facciamo con tutte le cose che appartengono al passato. Lo terremo in (per niente) bella evidenza, e in un posto di rilievo della nostra storia, pur sapendo di essere di fronte ad una parentesi della nostra vita di cui avremmo fatto volentieri a meno.
Il 2026, allora, dovrà essere l’anno, il primo di una lunga serie, in cui, oltre a conservare la memoria di ciò che è successo e di chi ha perso la vita, dovremo saper interpretare in maniera corretta ciò che la tragedia ci ha lasciato. Dovrà essere l’anno, il primo di una lunga serie, in cui dovrà prevalere la logica della solidarietà, del venirsi incontro, del rispetto di ciascuno, del rispetto delle regole. Monreale, ne siamo certi, è in grado di esprimere tutto ciò e ciascuno di noi è chiamato a non lesinare impegno e fatica per proporre i sani valori che la nostra storia e la nostra cultura sanno affermare.
Alla politica, nonostante qualche piccolo scricchiolio che fa già da preludio alla tornata regionale del 2027, chiediamo con forza di impegnarsi ulteriormente perché Monreale sia sempre di più una cittadina al passo con i tempi e in grado di rendere migliore la vita quotidiana di ciascuno. Il resto cercheremo di mettercelo tutti gli altri: le associazioni, sempre più cuore pulsante della vita aggregativa cittadina; la scuola, che con un encomiabile lavoro quotidiano, prepara i cittadini “optimo iure” di domani; le parrocchie, che se anche hanno perso forse lo smalto di qualche tempo fa, costituiscono pur sempre una pietra miliare della nostra società; le realtà sportive, che in quanto a insegnamento del rispetto delle regole, non sono seconde a nessuno e come poche hanno un peso determinante nella formazione dei giovani.
Per il resto, per dirla con Papa Francesco, il più grande che ci ha lasciati in questo 2025, cercheremo di non farci rubare la speranza. Quella ce l’abbiamo ancora e guai a chi ce la tocca. Buon anno a tutti.
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