Genitori, non siate amici, ma una fucina di regole

fumetto di Stefano Gorgone

Carissimo direttore,
vorrei concludere con il presente contributo la mia riflessione su alcuni aspetti della funzione genitoriale, certamente consapevole della complessità dell’argomento.

Si è detto che, in particolare nella prima infanzia, è opportuno stimolare e favorire la lettura su carta più che sui mezzi digitali perché facilita lo sviluppo dell’immaginazione, del pensiero critico, della capacità di identificarsi con gli altri.
Ho sottolineato anche che l’essenza del compito dei genitori non è occupare gli spazi che sono propri dei figli, ma piuttosto testimoniare i valori che si vogliono trasmettere. Questo oggi appare ancora più vero in una fase complessa della vita dei nostri figli e nipoti qual è l’adolescenza, in cui l’individuo è alla ricerca della sua identità, cerca di scoprire i propri interessi, capire quello che vuole fare e sviluppare le qualità e le competenze che risulteranno vitali nella vita adulta.

L’adolescenza, oggi, ha caratteristiche diverse da quella che noi abbiamo potuto sperimentare alcuni decenni fa. E’ diventata una fase della vita la cui conclusione non è più certa.
L’età in cui si diventa genitori si è di molto alzata per le difficoltà economiche o per motivi di studio. In famiglia si sta bene e si ha ugualmente la propria libertà; si tengono rapporti privi di qualunque formalità con i genitori anche su argomenti che prima rappresentavano un tabù.
L’adolescenza è un passaggio della vita difficile da gestire, un evento a cui spesso anche i genitori arrivano impreparati.
Michele Serra in un suo recente romanzo “ Gli sdraiati” descrive le difficoltà e i dubbi continui che lo attraversano nell’educazione del figlio.
In verità anche noi adulti ci distinguiamo per il tentativo di apparire, a volte goffamente, giovani. Viviamo spalla a spalla con i nostri figli, vogliamo condividere i luoghi, le loro abitudini, anche il nostro modo di vestire è simile a quello degli adolescenti. Ad esempio, lo zainetto è diventato patrimonio degli adulti non meno degli adolescenti, ci piace essere scambiati per coetanei e facciamo di tutto per sembrarlo.

Restiamo così abbarbicati ai figli in maniera spasmodica e soffocante, li difendiamo da tutti e da tutto, facendo in modo che non imparino da sé. I confini tra genitori e figli diventano sempre più sfumati e vengono meno le necessarie differenziazioni. E’ un modo per abdicare alle responsabilità genitoriali.
Un grande psicoanalista, il Winnicott, ha avuto già modo di affermare che gli adolescenti hanno bisogno di confrontarsi con adulti stabili, convinti delle proprie idee, in grado di assolvere in modo fermo ed autorevole al proprio ruolo educativo. Solo così gli adolescenti imparano a riconoscere i propri limiti e a trovare una propria coerenza personale.
La risposta coerente ed equilibrata di entrambi i genitori è fondamentale per resistere alle continue pressioni e richieste dei figli. Ci è capitato certamente di sentire dire: la vita è mia e decido io con chi stare!
Ovviamente dobbiamo rispettare la loro individualità e la loro libertà, smettere di proteggerli indefinitamente ed in maniera ossessiva, ma nello stesso tempo essere sempre presenti e vigili, consapevoli che l’adolescenza è l’età dei turbamenti, delle ansie, delle paure.
Gli adolescenti non hanno bisogno di genitori amici perché non giova a noi e ancora meno a loro, ma genitori capaci di stabilire regole e limiti, di aiutare i figli a prendere davvero in mano la loro vita. È necessario responsabilizzarli ed aiutarli a sprigionare la loro vitalità e il loro entusiasmo. Conosco, infatti, molti adolescenti nel nostro territorio che non sono sdraiati al sole, ma sembrano essere in grado di coronare i loro sogni.

 

 

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