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L'indifferenza, un virus che contagia il nostro tempo

· Stefano Gorgone · L'opinione
fumetto di Stefano Gorgone

Carissimo direttore,
recentemente il filosofo Umberto Galimberti ci ha sollecitato a riflettere su alcune caratteristiche del nostro tempo: l'indifferenza, l'individualismo, la mancanza d'empatia, virus contagiosi che ci rendono insensibili al dolore altrui e costituiscono una piaga per la nostra epoca.

Non si può negare, infatti, che siamo sempre più connessi, ma nello stesso tempo meno attenti ai bisogni degli altri. I nostri sentimenti di compassione e di solidarietà si esauriscono all'interno della famiglia e difficilmente si estendono al di là della propria casa. Dinanzi alla devastazione del nostro territorio ci rattristiamo perché gli interlocutori non vogliono dialogare, ma non abbastanza per spingerci ad assumere iniziative pubbliche efficaci.

Assuefatti agli orrori, di fronte all'escalation delle atrocità in Ucraina, Gaza, Siria, Haiti, ai corpi dei bambini devastati dalle bombe, al grido di dolore di chi sta morendo di fame, alle continue e concrete minacce di un conflitto nucleare preferiamo parlare d'altro o, tutt'al più, esprimiamo solo indignazione e amarezza per non potere intervenire. Questo atteggiamento riflette, come afferma la giurista Francesca Albanese, un mondo che dorme, una complicità verso coloro che stanno sterminando interi popoli, un segnale molto pericoloso per la libertà e la democrazia dei popoli.

In questo contesto sociale in cui i sentimenti sono anestetizzati, non è semplice promuovere un cambio di mentalità, sollecitare un rinnovato senso di responsabilità verso il prossimo e verso l'ambiente. Eppure non possiamo rassegnarci all'odio e alla violenza. E' auspicabile che i partiti, i sindacati, le associazioni, le parrocchie, le istituzioni scolastiche vogliano adoperarsi per individuare strade praticabili e condivise per organizzare e strutturare il dissenso. E' necessario ed urgente convincerci che è utopistico sperare in un futuro migliore se ognuno nel suo piccolo non trova il coraggio di mettersi in gioco, di condividere le proprie capacità ed il proprio tempo.

Dobbiamo sollecitare soprattutto i giovani a non essere solo spettatori della vita civile e sociale, ma a partecipare, a rischiare, ad impegnarsi nella lotta contro le discriminazioni, la violenza, l'odio. Come afferma il grande sociologo Zygmunt Bauman dobbiamo avere la consapevolezza dell'unità e della condivisione di un comune destino tra le nazioni della Terra, convincerci che “nessuno si salva da solo” e che facciamo parte di un'unica grande famiglia, di una comunità molto più ampia di quella esistente nella città in cui abitiamo.

 

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 23 luglio – Il copione si ripete troppo spesso. Le fiamme divorano boschi, campagne e montagne, lasciando dietro di sé cenere, devastazione e una lunga scia di rabbia.

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