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Europa, la pace e la profezia di De Gasperi

· Salvo Porrovecchio · L'opinione
fumetto di Salvo Porrovecchio

Settant’anni dopo la sua morte, lo statista trentino torna ad interrogarci. La guerra in Ucraina mostra che senza un’Europa politica e autonoma la pace resta fragile.

Un’immagine che parla al futuro. Un’immagine trasmessa ieri sera ha colpito me e molti osservatori: attorno a un tavolo ovale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i capi di governo di Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Unione Europea e NATO, riuniti per discutere la guerra in Ucraina e la possibilità di una soluzione negoziale con la Russia di Vladimir Putin.
Settant’anni dopo, sembra prendere forma — almeno in parte — il grande disegno di Alcide De Gasperi, lo statista che ricostruì l’Italia dalle macerie del conflitto, padre della Repubblica democratica e pioniere dell’integrazione europea.

Il sogno interrotto della difesa comune. De Gasperi fu tra i protagonisti del Trattato di Parigi del 1951, con cui nacque la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. L’idea era chiara: condividere le risorse necessarie alla produzione di armi significava rendere impossibile un nuovo conflitto tra le grandi potenze del continente.

Insieme a Robert Schuman e Konrad Adenauer, lo statista trentino spinse poi per un passo decisivo: la Comunità Europea di Difesa. Sarebbe stata la vera ossatura politica e militare di un’Europa nuova. Ma il progetto si infranse contro il voltafaccia francese, e l’occasione storica sfumò.
Per De Gasperi fu una ferita profonda: intuì immediatamente che senza un’unione politica e di difesa la costruzione europea sarebbe rimasta incompleta.

Oggi, con la guerra tornata nel cuore del continente, quella fragilità appare in tutta la sua drammaticità.
Il dibattito di oggi coincide con l’anniversario della morte di De Gasperi. A Roma, nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura — quartiere devastato dai bombardamenti del 1943 e da lui scelto come luogo di sepoltura — il Cardinale Vicario ha celebrato una Messa in suo ricordo.
Non si tratta solo di memoria. De Gasperi fu un politico che interpretò il potere come servizio, un cattolico credente che guidò l’Italia sconfitta e umiliata, restituendole dignità internazionale. Oggi la Chiesa lo propone come modello nel processo di beatificazione.
La sua lezione è ancora viva: l’Europa, senza un’anima politica e senza responsabilità condivisa, rischia di restare prigioniera delle divisioni e delle influenze esterne.

L’Europa come armonia nella diversità. L’idea di un’Europa unita non è solo politica. È anche culturale e spirituale. Nel motto “Unità nella diversità” risuona l’eco del filosofo Gottfried Wilhelm Leibniz, che parlava di unitas in varietate. Leibniz, mediatore tra culture e religioni, si firmava “Pacidius”: uomo di pace. Credeva che le differenze non andassero cancellate, ma armonizzate.

Quella visione filosofica anticipa lo spirito europeo: non uniformità, ma riconciliazione. Oggi più che mai, con la guerra alle porte, l’Europa deve ritrovare la capacità di parlare con voce propria, come mediatrice e custode della pace.

Una responsabilità che non può essere delegata. La pace in Ucraina non può essere lasciata a potenze esterne. Non alla Cina, interessata a un indebolimento europeo. Non alla Turchia, priva delle radici storiche e culturali necessarie. Non a Israele, coinvolto in altri equilibri geopolitici.
È l’Europa stessa a dover assumersi questa responsabilità. E non l’Unione a 27, spesso paralizzata, ma il suo nucleo originario: Francia, Germania e Italia. Quel triangolo che con Schuman, Adenauer e De Gasperi gettò le basi di un continente finalmente capace di riconciliazione.

Oggi tocca a loro correre il rischio della mediazione, anche recandosi a Mosca se necessario. Non può esserci una leadership americana in una guerra che si combatte tra europei: sarebbe la negazione stessa del progetto europeo. “Surge Europa!” — sorgi, Europa. L’appello che la storia ci consegna è chiaro: l’Europa non è nata solo per un mercato unico o per una moneta comune, ma per garantire la pace dopo secoli di conflitti.

De Gasperi lo aveva visto con lucidità: senza un’Europa politica, senza un’Europa di difesa, la pace resta precaria. La guerra in Ucraina ci costringe a guardare in faccia quella verità.

Oggi l’Europa deve scegliere se restare spettatrice, affidata a leadership esterne, o diventare protagonista del proprio destino. Ritrovare il coraggio di parlare con voce unica, nel segno della sua vocazione più autentica: l’unità nella diversità. De Gasperi ci ha indicato la via. Ora spetta a noi percorrerla.

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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