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La terribile cronaca di una morte annunciata

· Romina Lo Piccolo · L'opinione
fumetto di Romina Lo Piccolo

Al Finch, si sa, ogni sabato sera finisce a botte. Alla Champagneria, è notorio, nel bel mezzo della movida, volano i tavolini. All'Olivella, è prassi, per il parcheggio dei motorini, si sfiora la rissa.

Se dunque la proiezione tristemente plausibile è quella del deja vu, perché mai quella zona del centro storico non è presidiata? Perché mai non c'è, e non c'è stata, neppure una pattuglia ad evitare questa cronaca? Questa, terribile, cronaca di una morte annunciata. Persino il meno avvertito dei ragazzi sa che, oramai, la sera, tra i vicoli di Palermo, e non solo, si rischia la vita. Mentre abbiamo continuato a piangere i nostri Andrea, Salvo e Massimo, abbiamo continuato a sperare in un intervento serio e definitivo delle istituzioni.

Abbiamo fatto le fiaccolate, abbiamo discettato sulle cause socio-culturali di questa deriva, abbiamo sottoscritto alleanze interistituzionali per prevenire e contrastare ogni forma di violenza. Ma, l'amara evidenza è che è accaduto ancora. E con le stesse modalità.
Un tipo con la pistola addosso, provenienza Zen, che senza esitazione alcuna preme il grilletto. Come in un film western. Nello spregio più totale della vita. È questo l'identikit dei nuovi criminali.

Giovani che crescono nel vivaio sottoculturale di un quartiere in cui non vigono le leggi dello Stato, ma di un anti- Stato, e in cui si è radicato un codice pseudoetico per cui la prepotenza, l'esibizione della forza e il disprezzo della legalità sono traguardi di de-formazione e dis-umanizzazione da iscrivere in un curriculum da pistoleri. È una cornice desolante, che infonde scoramento, disillusione e senso di impotenza, di sconfitta.
Ci si continua a chiedere, giustatamente, se meritino ancora fiducia le istituzioni, quelle che avrebbero dovuto assicurare il diritto alla sicurezza, il diritto di muoverci per le strade di una città senza paura di essere ammazzati. Ci si continua a chiedere, ormai retoricamente, cosa si possa fare, se non rassegnarci al nuovo far west. Arrendersi, però, equivale a cospargere di sale il futuro dei nostri figli, che è sacro e inviolabile.

E allora, nella speranza e nell'attesa paziente che chi ci governa renda più sicure le nostre strade e bonifichi quella zona franca dalle incrostazioni di armamenti e illegalità che la ricopre, a noi non resta che orientare ogni singolo gesto a riaffermare il valore della vita, a tornare a insegnare ad essere umani.
Sì, perché il senso dell'umano sembra davvero essersi smarrito in un labirinto di nichilismo esistenziale e anestetizzazione del sentire. Bisogna recuperare il filo d'Arianna dell'essenza umana e della enorme bellezza dell'umano.
Perché la sicurezza, a cui abbiamo un sacrosanto diritto, non è soltanto un dovere delle istituzioni, non una condizione garantita solo dall'intervento delle forze armate.
La sicurezza nasce da relazioni sane, nasce dall'ascolto, nasce dall'incontro, nasce dalla cura. Nasce dall'educazione. Non c'è nessun'altra vera soluzione se non l'educazione.

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 23 luglio – Il copione si ripete troppo spesso. Le fiamme divorano boschi, campagne e montagne, lasciando dietro di sé cenere, devastazione e una lunga scia di rabbia.

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