fumetto
di Stefano Gorgone
Carissimo direttore,
si avvicina il Santo Natale e si conclude il Giubileo della Speranza, un evento di grande rilevanza che ha visto la presenza a Roma di milioni di pellegrini provenienti da molti Paesi.
Abbiamo sperato che questi importanti eventi religiosi fossero forieri di un clima di fraternità, eppure la cronaca è ancora invasa da notizie sempre allarmanti. Guerre senza fine che massacrano la popolazione civile e devastano le città, un antisemitismo sempre più pericoloso, giovani che perdono la vita per futili motivi, violenza sulle donne, possibile reintroduzione della leva. E' un mondo dove vige la legge del più forte, prigioniero dell'odio e che ha smarrito la propria umanità.
“Se l'Europa vuole la guerra siamo pronti”, annunciano dal Cremlino e non è uno scherzo. Dopo ottanta anni di pace in Europa non avremmo mai immaginato di ritrovarci nelle condizioni attuali. In questo tempo di inquietudine e di ingiustizie dovremmo avvertire la responsabilità nei confronti delle nuove generazioni, ma sembriamo tutti distratti dalle nostre preoccupazioni personali e continuiamo a vivere una vita normale: casa, lavoro, Natale.
Non mancano certo le voci coraggiose di alcuni vescovi, dei parroci, di rappresentanti delle istituzioni e della società civile, di uomini e donne che, come padre Puglisi e Biagio Conte, si oppongono alla violenza e all'odio e lanciano messaggi di pace e fratellanza, ma sembrano voci che gridano nel deserto. Possiamo ripetere ancora oggi con Giorgio La Pira che “siamo nel crinale apocalittico della storia: da un lato c'è la distruzione della terra e dell'intera famiglia umana, dall'altro la speranza in un mondo in cui le spade si trasformeranno in aratri, le lance in falci, il lupo dimorerà insieme con l'agnello”.
E' molto difficile, dunque, essere ottimisti ma dobbiamo trovare le ragioni per non cedere alla rassegnazione ed impegnarci per la pace, nella convinzione che la speranza cristiana non delude mai. Questo tempo natalizio ci chiede, in attesa di tempi migliori, che anche qui nella nostra città, addobbata com'è tradizione di luci sfavillanti e palle colorate, ma anche segnata nell'anno in corso da gravi lutti, si faccia un passo avanti tutti insieme verso le famiglie che sono piegate dal dolore e dalla tristezza e non hanno nessuna voglia di festeggiare, verso coloro che nella solitudine aspettano un gesto di cura e di prossimità: poveri, anziani, disoccupati, malati.
Siamo chiamati a non rinchiuderci in noi stessi con le nostre certezze come in una bolla di vetro, a non ricercare una illusoria ed artificiale felicità, ma ad accendere luci di speranza nel buio del nostro tempo, a sperimentare il valore più autentico e spirituale del Natale che ci richiama alla solidarietà ed alla fraternità.