di Giuseppe LetoComponendo il mosaico delle vicende internazionali antiche e recenti, emerge con maggiore limpidezza il disegno politico orchestrato per scalzare le democrazie di stampo europeo, quelle nelle quali i popoli segnano il destino delle forze che li governa.
È stato questo il tema sul quale mi sono intrattenuto più volte su questo giornale rimarcando i rischi dell’abitudine che appanna le prospettive, quelle del clientelismo che mantiene rachitica la nostra democrazia e sottolineando la sua centralità nel percorso teso ad affermare i diritti ed i valori auspicati dai popoli.
L’arresto di Maduro ad opera del bullo megalomane statunitense, le dichiarazioni di suo figlio sulla guerra grande opportunità di sviluppo, le esternazioni di tutta la sua cricca su Cuba, sulla Groenlandia, la retorica tesa a disarmare il diritto internazionale per imporre la logica della forza segnano una accelerazione minacciosa per i giovani e per le future generazioni.
Questa considerazione, diffusa tra esponenti politici di spicco, tra noti giornalisti, valenti opinionisti, trova la più autorevole conferma nelle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Le ragioni dell’attacco alle democrazie europee sono chiare e lampanti. Risiedono nel fatto che i valori di pace, di libertà, di lavoro, di giustizia sociale, di sanità, di istruzione, di salvaguardia del pianeta volute dal popolo confliggono con il mondo degli affari.
È questa l’amara realtà storica, che ha seminato nei secoli guerre, macerie e lutti, pagati a caro prezzo dai popoli, soprattutto dai giovani.
È questa la realtà che accomuna i totalitarismi, le dittature, i potentati economici che oggi, nella deriva della destra liberale trovano il terreno più fertile per sferrare l’attacco decisivo alle nostre democrazie che imbrigliano i potenti e frenano la cupidigia di ricchezza e di affari.
In questo contesto si leva forte il richiamo del Presidente Mattarella che non si limita a stigmatizzare i totalitarismi e gli straripamenti dell’economia e della finanza sul campo politico, ma lancia l’allarme per quelle componenti “opache” che corrodono dall’interno le nostre democrazie.
Sono le opacità delle componenti divisive, delle politiche affette da miopia politica, di quelle che nascondono la realtà per convenienza, che la sottovalutano per superficialità o la manipolano per strategia.
Queste sono le componenti tumorali che con le metastasi diffuse inquinano il corpo sociale e sfiancano le democrazie dall’interno.
Sono le metastasi della comunicazione che mistifica, che altera la realtà per interessi di parte, quella che alimenta il disgusto ed allontana la gente dalle urne.
Metastasi sono i cori diretti dal capo del governo del “chi non salta…”, sono le volgarità strillate dai palchi dai rappresentanti delle istituzioni “del siete dei poveri…” che, pur se non evocano un pericolo fascista, attingono da quella fonte il costume del marchiare, del deridere, del dividere.
Sono le opacità del linguaggio che contrappone il cittadino allo Stato con il “non consentiremo allo stato di mettere le mani in tasca ai cittadini”.
Sono i toni accesi dello scontro politico di palazzo che poi straripa nelle piazze.
Sono le intolleranze di chi governa nei confronti degli altri poteri dello Stato, gli interventi che limitano i controlli del potere giudiziario e ieri anche quelli della Corte dei Conti in nome di una falsa difesa della volontà popolare .
E qui l’allarme del Presidente diventa un monito per tutte le componenti politiche di ogni ordine e grado.
Per la destra politica perché alla democrazia serve una destra liberale, erede del liberalismo di Einaudi, Montanelli, Angela Merkel, che abbandoni la via dello scontro che alimenta il disgusto, che esorcizzi le opache commistioni con i nostalgici di un passato indecoroso e torni al confronto salutare per la democrazia.
È un monito per la sinistra perché le divisioni, le contese, lo scavalco, i giochi di potere disorientano l’opinione pubblica ed offuscano la drammaticità della posta in gioco dell’oggi.
Ed il monito è diretto ai presìdi politici locali, ai circoli, alle sezioni, ai movimenti, perché la politica non si nutre di sputtanamenti, ma di progetti e di programmi seri, credibili, alternativi sui quali fare convergere il consenso degli elettori.
Di fronte a questi eventi si fa sempre più pressante l’urgenza di una potenza europea, vigile, attenta, baluardo del valore universale delle democrazie a sovranità popolare e di quei valori che ne costituiscono il patrimonio genetico.
Credo che sia giunto il momento in cui la sinistra si faccia carico di questo obiettivo riempiendo le piazze di tutta l’Europa a dimostrazione che in questi paesi la difesa delle democrazie parte dalle nostre case.
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