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Educare per prevenire la violenza

· Stefano Gorgone · L'opinione
fumetto di Stefano Gorgone

Carissimo direttore,
recentemente il mondo della scuola è stato scosso da due gravi episodi di violenza.

Nella provincia di Latina si è suicidato un quattordicenne perché vittima di atti di bullismo da parte dei compagni. Nella città di La Spezia, invece, un giovane diciannovenne di origini egiziane ha perso la vita perché accoltellato per futili motivi da un compagno di classe.

Un gesto brutale che non riguarda solo gli stranieri. Un recente studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha evidenziato, infatti, che sono migliaia gli studenti che si recano a scuola armati di coltelli. A tale riguardo, è stata preannunciata dal ministro Piantedosi una direttiva per contrastare eventuali atti di violenza nelle scuole. Siamo, dunque, di fronte ad una emergenza collettiva che ripropone la difficile problematica del disagio giovanile e che interroga profondamente il mondo adulto, non sempre pronto a decifrare i silenzi, le solitudini, il linguaggio dei ragazzi.

Il movente della violenza giovanile è sempre individualistico. L'individuo mira all'affermazione narcisistica del proprio ego ed al soddisfacimento immediato dei suoi istinti. L'altro non è riconosciuto come interlocutore, ma è ridotto a rivale, a ostacolo, a bersaglio da colpire ed eliminare. E' compito dei genitori insegnare ai propri figli che a tutto c'è un limite, che non si può avere tutto, non si può godere di tutto.

Per lo psicoanalista Massimo Recalcati, dovremmo sempre ricordare “che la sola alternativa alla violenza è coltivare un sentimento di fratellanza umana”, è riconoscere gli altri come persone con cui dialogare e confrontarsi. Anche la scuola, come ho avuto modo di sottolineare in altra circostanza, deve interrogarsi sulla validità della sua attuale impostazione fondata prevalentemente sulle competenze e sulla competizione che spesso si rivelano devastanti per i soggetti più fragili.

Essa è il primo presidio di equità, il luogo dove riconoscere le disuguaglianze e contrastarle, dove individuare le misure educative più efficaci per prevenire il senso di vuoto degli adolescenti ed aiutarli a non perdersi nelle strade della violenza e della morte. Famiglie e scuole, dunque, devono essere spazi in cui gli adulti siano interlocutori capaci di offrire ascolto, empatia, solidarietà, amicizia, luoghi dove prevale il prendersi cura delle persone.

Mi piace concludere questa mia breve riflessione evidenziando la figura di san Giovanni Bosco, un grande educatore che la Chiesa ricorda in questi giorni e che si prese cura delle fragilità dei ragazzi sbandati, figli di immigrati e dediti alla delinquenza che vivevano nella città di Torino due secoli fa.

Il suo metodo educativo mirava a prevenire il male attraverso la promozione del bene, valorizzando le risorse dei ragazzi e creando un ambiente familiare e di fiducia. Suo impegno prioritario, infatti, fu quello di “scoprire i germi delle buone disposizioni dei ragazzi e cercare di svilupparli”. Verso di loro spalancò il cuore e le braccia nella convinzione che “anche nel giovane più disgraziato c'è del bene”.

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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