fumetto
di Giuseppe Cangemi
Disarmare il linguaggio è l’invito forte e intenso che Papa Leone XIV ha rivolto a tutti nel suo messaggio per la Quaresima 2026.
Il santo padre ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rinunciare “alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie”. L’impegno di ogni cristiano deve essere, invece, quello di misurare le parole e coltivare la gentilezza: in famiglia, con gli amici, nei luoghi di lavoro, sui social, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane.
L’auspicio del pontefice è che le parole di odio possano lasciare il posto a parole di speranza e di pace, dando spazio altresì alla parola mediante l’ascolto, poiché quest’ultimo è il primo segno con cui dovremmo esprimere sempre il desiderio di entrare in relazione con gli altri. Credo che sia uno dei messaggi più potenti che il Papa potesse inviare in questo momento storico in cui occorre un rilancio del dialogo, dell’apertura verso l’altro, dell’abbandono degli stereotipi come nuclei concettuali dei pregiudizi. Bisogna ritornare, citando il poeta latino Lucrezio, che visse nella tempesta tardo-repubblicana romana, a chiamare le cose con il proprio nome, facendo riappropriare l’esistenza umana della sua dignità, che è appropriatezza, decoro e gravità, proprio iniziando dal linguaggio, dalle parole che usiamo nella nostra quotidianità e nelle relazioni interpersonali. Le parole e il linguaggio sono, infatti, strumenti essenziali per creare ponti, collegamenti e non divisioni e contrasti.
A partire dalle comunità locali abbiamo una sempre più viva necessità di ritrovare spazi di dialogo, confronto e contesti laboratoriali in cui mettersi in gioco per la collettività nel trovare soluzioni ai problemi comuni e nel promuovere reciprocità solidale. E ciò può essere possibile proprio a partire dalla promozione di una sana relazione umana, che metta da parte l’autoreferenzialita’ per lasciare spazio alla comunione liberale. “Impegniamoci - ha affermato nel suo messaggio Papa Leone XIV - affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore”.