di Giuseppe LetoIl 22 ed il 23 marzo il popolo ha lanciato un macigno nello stagno della politica agitandone le acque fino al limite di uno tsunami.
È stato un segnale forte, che testimonia quanto il popolo italiano sia attaccato alla sua “Bella Costituzione” e che ridicolizza oggi chi, perdente, cerca lenitivi per il dolore della sconfitta e chi tra i vincitori è alla ricerca di rami di alloro per incoronarsi e comincia a sgomitare nell’illusione di tagliare traguardi. A mio avviso non ha vinto nessuno. Ritengo che non hanno vinto né la Magistratura, né qualsiasi altra componente politica dell’opposizione.
Ha vinto la ragione, ha vinto il buon senso, ha vinto il popolo, ha vinto la Democrazia. motivo per cui non mi sembrano pertinenti neppure i commenti scandalizzati di chi contrappone il voto referendario agli assetti politici locali. Mi sembrano commenti irriguardosi nei confronti di un elettorato giudicato cieco, sordo e muto.
È mio personale convincimento invece che ad uscirne con le ossa rotta non è neppure la destra politica, ma è la seconda repubblica, quella del berlusconismo, quella cioè del sistema affaristico che si sovrappone alla politica con la sua grammatica, con la sua sintassi, con il suo stile, con il suo bagaglio culturale di rivalità, faziosità, concorrenzialità. Quel sistema cioè teso più a sollecitare l’istinto che ad esaltare la ragione.
Credo che la gente, aldilà dei contenuti referendari, dalla deriva statunitense, dai focolai di guerra internazionali, dalle crudeltà palestinesi, dai cinici comportamenti ondivaghi di Trump in Ucraina, dai suoi cincischiamenti affaristici con i tiranni, ma anche dai ripetuti conflitti tra i poteri in patria, abbia percepito a fior di pelle i rischi delle nostre democrazie ed il pericolo di un futuro minaccioso per se stessi, per le nuove generazioni, per l’intero pianeta.
È questo, a mio avviso, il messaggio del popolo votante, indirizzato all’intero ceto politico di destra e di sinistra, che proviene anche da chi dopo tanti anni di assenteismo ha avvertito la responsabilità e l’urgenza di porre un argine alle derive della destra e di cercare un rimedio agli affanni ed ai pericoli che corrono le nostre democrazie.
È il senno popolare espresso nelle urne dalla maggioranza dei votanti, di sinistra e di destra, per affermare con il “no” che la Costituzione, reduce dalle macerie della dittatura, partorita dopo due anni di impegno collettivo profuso da riconosciuti statisti, provetti giurisperiti, valenti politici, che hanno scarnito, cesellato, sezionato ogni concetto, ogni parola, non può essere oggetto di manipolazioni unilaterali affrettate di uno dei tre poteri, né scalfito da interventi dettati dall’acredine di chi è inquisito.
Ed il messaggio è stato prontamente recepito a destra dove Marina Berlusconi ha lanciato due precisi messaggi. Il primo rivolto al capo del governo per sottolineare che la “moglie di Cesare” non può essere sfiorata neppure dall’ombra dell’illegalità. L’altro, che sembra un parlare alla suocera perché nuora intenda, è il richiamo alla cautela rivolto al partito fondato da suo padre, per una operazione che oggi i figli ritengono ardita, quella cioè di avere sdoganato anzitempo forze politiche ancora non del tutto purificate da scorie antidemocratiche. Solo il prossimo 25 aprile potrà dirci se anche il secondo messaggio è stato recepito e quello potrà essere un giorno di speranza di una democrazia adulta.
Il giorno in cui la politica rientra nel suo habitat del confronto anche aspro, ma rispettoso, fatto su programmi e progetti che esaltano la democrazia e non uno scontro permanente che la mortificano.
Ma la lezione del popolo è rivolta anche alla sinistra ancora attardata in un massimalismo divisivo, inquinata, almeno nei metodi, dalla stessa cultura berlusconiana, più sensibile alla ricerca della/o sfidante capace di competere, come se la politica fosse una gara per eleggere “mister muscolo o Miss Italia".
La sinistra non abbisogna di magliari per sedurre clienti. Servono collettivi capaci di definire buone proposte, servono militanti che ne sappiano illustrare i pregi casa per casa, servono squadre coese capitanate da figure credibili. Questo, a mio avviso, il messaggio delle urne, il messaggio a difesa della Democrazia e dell’Europa democratica.
È questo il sapiente messaggio del popolo all’intero mondo politico perché esca dalla frettolosità dell’istinto per rientrare nella calma della ragione, perché: “Per mancanza di calma la nostra civiltà sbocca in una nuova barbarie” (Nietzsche).
Articoli correlati
Articoli correlati mobile
Il 2025 va via: sarà un anno da non archiviare
MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.



