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A Cesare quel che è di Cesare

· Giuseppe Leto · L'opinione
fumetto di Giuseppe Leto

Nel variopinto panorama giornalistico italiano, affollato in gran parte a destra da testate sostenute dai magnati dell’economia e della finanza, spiccano due giornali per l’arroganza, la presunzione, la mistificazione dell’intestazione: “Libero” e “La  Verità”.

 L’uno asservito ad una conclamata visione politica di destra, l’altro affetto dalla sindrome della sineddoche cioè da quella retorica che sovrappone la parte al tutto. Arroganza, presunzione, mistificazione sono caratteristiche che lambiscono il razzismo ed il Direttore del giornale “Libero” Mario Sechi (nella foto), nel suo editoriale a commento dei risultati referendari, ne fa sfoggio ampio e spudorato. Egli addebita al meridione, definito il regno dei parassiti del reddito senza lavoro, la responsabilità retrograda della sconfitta del Sì.

Che il Sud abbia accusato una certa arretratezza politica, potrebbe essere una tesi condivisibile. Ma essa è il frutto dell’incuria, dell’abbandono sociale, dello strabismo nordista, del clientelismo subito ed imposto dalle classi dominanti, da quelle politiche di sussistenza e non di sviluppo a cui lo ha condannato il ceto politico. Letta in quest’ottica, la rivolta del Sud, più che un segnale di arretratezza, è quindi un segnale di riscatto benefico,  che ribalta  l’accusa su chi la proferisce.

È il riscatto di chi pretende oggi risposte immediate per l’ILVA di Taranto, di chi chiede per il passato il conto sulla deindustrializzazione della DALMINE, della INNOCENTI, della FIAT, dell’ENI, della MONTEDISON, dell’ITALSIDER, della comunicazione e di tante realtà produttive, perpetrato dalle politiche di destra a beneficio del Nord, lasciando in Sicilia ed in tante parti del Meridione macerie e miseria.
In quel No c’è forse anche la rabbia di chi oggi pretende, per i suoi giovani disoccupati, una ricollocazione dei fattori produttivi che faccia del mezzogiorno e della Sicilia la piattaforma rivolta ai mercati del Sud in crescita.

A mio avviso è proprio in questa inattesa rivolta del Sud, che si salda alla maggioranza delle Regioni del Nord, il segnale più forte che qualcosa sta cambiando in un elettorato più maturo, più consapevole dei valori della democrazia ed orgoglioso della sua Costituzione.  Dalle urne esce la risposta del popolo che non si lascia ingannare dalle false promesse, che risponde alle falsità, alle forzature, agli inganni di politici mestieranti. Ma nelle analisi del voto referendario credo che a sinistra si debba rifuggire dall’euforia di quanti farebbero risalire i motivi del “no” ad una semplice bocciatura della Meloni o delle amministrazioni locali.

Sono analisi riduttive nella misura in cui non tengono conto che nelle coscienze è maturata la condanna verso un intero sistema politico di stampo nazionalista responsabile delle turbolenze internazionali, dei massacri per fini affaristici, del degrado morale e culturale privo di valori della vita e della dignità, che dai massacri di Gaza in Palestina dai bombardamenti dell’asilo e della palestra in Iran arriva agli orrori di Minneapolis, c’è la rivolta verso la politica dello scontro e della forza che alimenta le fantasie di giovani bulletti facinorosi lesti di coltello e di pistola, c’è il disgusto per questa nuova destra politica emergente.

Sono commenti fuorvianti nella misura in cui coltivano l’illusione di conquiste elettoralistiche acquisite. Non ci sono elementi per poter pensare che tanti, di sinistra, siano tornati al voto perché hanno intravisto nei loro partiti segnali rassicuranti, né è pensabile che chi, di destra, ha votato No abbia lanciato segnali di abiura.
Dalla massiccia partecipazione degli elettori non escono conferme né per l’una né per l’altra parte. Ha vinto il popolo che ha fatto sentire forte le sue attese di democrazia autentica e di una Costituzione da applicare ancor prima che da riformare. Dipende dalla capacità del ceto politico ai vari livelli, nazionale, regionale e locale, porsi in sintonia con queste attese con programmi compatibili con l’assetto democratico, coerenti con la costituzione, credibili al cospetto degli elettori.
Quanto ai siciliani quel No dice anche che essi rifiutano l’inganno del ponte sullo stretto intitolato a Salvini e rivendicano un altro ponte intitolato a “l’Italia Unita”.

 

· Enzo Ganci · Editoriali

MONREALE, 31 dicembre – Sarà molto difficile, anzi sarà forse impossibile, per la comunità monrealese, archiviare quest’anno come uno dei tanti. Come l’ennesimo che va in soffitta, tra gioie, dolori, rimpianti o speranze.

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