Secondo incontro con Elisa Parrinello e il Teatro Ditirammu: tradizione popolare, inclusione e partecipazione attiva al centro di un percorso educativo condiviso
MONREALE, 27 febbraio – La scuola Morvillo scommette ancora una volta sul teatro come strumento di arricchimento culturale e di socializzazione per i suoi studenti e, in occasione del secondo incontro con Elisa Parrinello, rinnova la collaborazione con il Teatro Ditirammu puntando a un percorso educativo e inclusivo attraverso la tradizione popolare, il gioco scenico e la partecipazione attiva.
Dopo l’incontro dello scorso 17 novembre, l’istituto ha scelto di investire nuovamente sulla valenza educativa del teatro, ospitando ancora Elisa Parrinello, direttrice del Teatro Ditirammu e anima del laboratorio permanente Ditirammulab. I destinatari delle attività proposte sono stati questa volta gli alunni delle classi seconde, coinvolti in un’esperienza che ha unito movimento, racconto, canto e ascolto, trasformando l’aula magna “Luigi Caracausi” in uno spazio condiviso in cui ciascuno ha potuto esprimersi senza il timore del giudizio.
La decisione della scuola non nasce come iniziativa isolata, ma come tassello coerente di una visione più ampia: investire nel teatro come strumento formativo, inclusivo e aggregante, capace di accompagnare i ragazzi in un percorso di crescita che va oltre la didattica tradizionale. Da anni, infatti, l’istituto promuove attività culturali che stimolano creatività e motivazione, avvicinando gli studenti al “culto del bello” e alla scoperta di linguaggi espressivi diversi: dalle esperienze in contesti prestigiosi come il Teatro Massimo, fino agli incontri con realtà radicate nel territorio e nella memoria collettiva, come il Teatro Ditirammu, custode di canti, cunti e tradizioni popolari. Un’offerta formativa che si arricchisce proprio perché mette in dialogo la cultura “alta” con quella popolare, restituendo ai ragazzi un patrimonio identitario vivo e attuale.
L’appuntamento di oggi ha avuto un segno distintivo immediato: la partecipazione piena. L’energia e la poliedricità di Elisa Parrinello, coadiuvata come la scorsa volta da Carlo Di Vita, suo ex allievo e oggi anche lui maestro, hanno “rotto” quella patina di apatia e disinteresse che talvolta accompagna i ragazzi quando si trovano davanti a proposte non riconducibili alle routine quotidiane. Nel giro di poco, l’aula si è trasformata in un luogo vivo: primi passi di tarantella, canti, racconti, improvvisazioni. Un modo semplice e insieme potente per spostare l’attenzione oltre lo schermo, riportandola sul corpo, sulla voce, sul gruppo, sull’ascolto reciproco.
È in questi momenti che il teatro rivela il suo valore più profondo: educare all’ascolto per favorire concentrazione, rispetto dei turni, spazio per ciascuno; allenare alla capacità di stare insieme, di divertirsi con poco e di “tenere” una scena anche solo con un gesto o un sorriso.
Particolarmente significativo è stato vedere come gli studenti – ragazzi e ragazze, senza distinzione – non si siano fatti pregare: hanno sperimentato con entusiasmo ciò che veniva proposto, arrivando persino a “giocare” con la tradizione e a contaminare la tarantella con movimenti e balli contemporanei, in un dialogo spontaneo tra passato e presente. Un esercizio che non è solo divertimento, ma anche consapevolezza di sé, capacità di trasformare un materiale culturale in qualcosa di personale e dunque autentico.
Tra gli alunni, alcuni conoscevano questo approccio perché già allievi del Ditirammulab; altri lo hanno scoperto grazie alla passione trasmessa quotidianamente dagli insegnanti. Proprio i docenti stanno alimentando questa energia anche oltre l’orario scolastico, coinvolgendo gli studenti nei laboratori pomeridiani organizzati nell’ambito dei progetti “Coesione Italia”: percorsi che, con serietà e continuità, stanno trasformando l’interesse per il teatro in un vero e proprio cammino di crescita.
I laboratori attivi sono tre e vedono la partecipazione complessiva di circa 60 studenti. Pur sviluppandosi su fronti distinti, convergeranno in un’unica opera corale di fine anno, restituendo ai ragazzi la soddisfazione di un traguardo comune. Da un lato c’è la sperimentazione della recitazione e della drammatizzazione, con un lavoro su voce, ritmo, movimento, interpretazione e gestione delle emozioni; dall’altro, un laboratorio dedicato alla scenografia e alla costruzione di oggetti di scena, che valorizza manualità, immaginazione e senso dello spazio; infine, l’accompagnamento musicale affidato al coro, in cui la collaborazione diventa ritmo comune, ascolto attento e costruzione di un’armonia condivisa. Tre percorsi diversi, uniti da un’unica idea: ognuno può trovare il proprio posto, il proprio talento, il proprio modo di contribuire.
Durante l’incontro, Elisa Parrinello ha ribadito un punto chiave: le arti performative non sono utili solo a chi sogna di farne un mestiere. Il teatro può diventare uno strumento concreto per ritrovare sé stessi, riconoscere emozioni, coltivare passioni e costruire relazioni più autentiche. L’arricchimento per gli alunni è apparso evidente nel modo in cui si sono sostenuti a vicenda, nel coraggio di provare senza vergognarsi, nella sorpresa di scoprire che mettersi in gioco può essere liberatorio e persino rassicurante. In un’età in cui spesso si indossano maschere per difendersi, il teatro insegna che esiste un luogo sicuro in cui sperimentare, sbagliare, riprovare e crescere.
Il secondo incontro con il Teatro Ditirammu conferma così una direzione precisa: la scuola vuole continuare a investire sul teatro come palestra di cittadinanza, luogo di socializzazione, inclusione e ampliamento delle conoscenze, dove la bellezza non è un ornamento ma una competenza da allenare. L’intenzione è quella di proseguire su questa strada, rafforzando nel tempo una collaborazione costante con realtà culturali come il Teatro Massimo e il Teatro Ditirammu, perché, oggi più che mai, la scuola ha bisogno di scommettere su percorsi in cui voce, corpo e ascolto diventino strumenti per crescere e stare bene insieme.
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