Le piene di grazia

Di Carmen Totaro

Carmen Totaro non aveva mai scritto un romanzo prima di questo col quale ha vinto il premio Calvino. Non è un risultato da poco! In realtà il suo libro è scritto in una prosa apparentemente scarna e anonima e narra una storia analoga a troppe altre che tutti i giorni, da sempre, sentiamo al telegiornale o conosciamo per sentito dire. Innegabilmente, però, non c’è l’effetto-assuefazione.

E’ un libro che non si riesce a smettere di leggere e, se siete abituati a leggere prima di addormentarvi, vi farà perdere molte ore di sonno. Non è certamente una letteratura consolatoria, dove, alla fine, il bene trionfa. Non vi è alcun compiacimento nella narrazione di fatti scabrosi, o di particolari raccapriccianti.

Le cose appaiono in tutta la loro lucidità, in tutta la loro terribile verità. In un paese del sud, la maggiore di due sorelle, Maria Rosaria, si innamora del ragazzo sbagliato, rimane incinta di lui, si espone alla condanna morale dei genitori, all’ostracismo dei parenti e, con la sola borsa, si reca in casa della famiglia di lui.

Viene accolta dalla sorella Nunziata che, con un complice, la porta in uno squallido casolare di campagna, illudendola di portarla da Cosimo (il “fidanzato” fuggito via), la sevizia e la tortura fino al parto; la bambina appena nata viene data illegalmente in adozione a una famiglia svizzera, mentre Maria Rosaria viene letteralmente scaricata come un pacco di spazzatura per strada, vicino all’ospedale, in mezzo al suo proprio sangue. Di lì a poco morirà, senza neppure il conforto dei genitori, ma vicino alla sorella Palma che non riesce a “digerire” l’accaduto.

E’ avvincente leggere i pensieri, il comportamento di Palma, l’evoluzione dei suoi sentimenti, lo sforzo di adeguarsi per sopravvivere e poi, a freddo, dopo otto anni, consumare la sua vendetta su Nunziata, vista per caso al supermercato, incinta di sei mesi, mentre si appresta al matrimonio e a una vita felice, senza sentirsi in dovere di chiedere perdono. Questi i fatti, ma il bello è entrare nella vita di una persona che ha cercato di accettare, o di convivere con un fatto inaccettabile, che è stata offesa dall’atteggiamento dei genitori, mai schieratisi apertamente contro gli assassini della figlia.

Offesa dall’atteggiamento dei compaesani, sempre complici del più forte e, comunque, mai a favore di una donna che rimane incinta per amore. Offesa dall’agire irresponsabile e complice dei carabinieri che, dopo la denuncia di sparizione della sorella, non compiono nessuna indagine e, quando la ritrovano all’ospedale, pensano solo che, se il bambino non verrà ritrovato, Maria Rosaria è perseguibile. Palma tenta di vivere una vita normale, si sposa, ha una figlia che accudisce con amore, ma la vista improvvisa di Nunziata incinta, felice e impunita che presume di meritare ancora tutto dalla vita, è più forte di qualunque ragione.

Bella la descrizione della sua vita dopo il carcere. Bello il suo descriversi quasi scientifico, senza sentirsi né vittima, né carnefice. Bello il momento in cui diventa nonna. Bello questo viaggio dentro il corpo femminile, per troppi secoli offeso, eppure così pieno di vita; bello il viaggio nell’anima, troppo vasta per essere esplorata al completo. Un libro da non perdere!

 Rosa La Rosa

Le piene di grazia
di Carmen Totaro

Editore: Rizzoli

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