Aci-Giurintano

La Cassa Rurale non era la banca di Cosa Nostra

Lo ribadisce pure la Corte d'Appello di Palermo

PALERMO, 30 giugno – La Cassa Rurale ed Artigiana di Monreale non era la banca di Cosa Nostra. Lo ha stabilito ieri la prima sezione della Corte d'Appello di Palermo, presieduta da Giancarlo Trizzino, confermando che non c'era alcuna infiltrazione mafiosa all'interno dell'istituto di credito.

La sentenza, pur ribadendo le condanne inflitte in primo grado all'imprenditore mafioso Salvatore Sbeglia (8 anni), al figlio Francesco (7) e a Vincenzo Tumminia (6), ha stabilito che queste le infiltrazioni non ci furono: respinto infatti l'appello della Procura e scagionati ancora una volta l'ex direttore generale Salvatore Nicolosi (in secondo grado riconosciuto estraneo anche rispetto a un ulteriore capo d'imputazione) e gli ex preposti delle agenzie di Falsomiele e Boccadifalco, Salvatore Lorito e Antonino Lo Verde.

Una sentenza, che pur rendendo giustizia, a distanza di oltre 17 anni, alla correttezza di una classe dirigente e a un istituto bancario che ha rappresentato la storia economica di Monreale e che ha sostenuto imprenditori e piccoli commercianti, non può che aumentare il senso di amarezza su come sia stata cambiata la storia di un istituto bancario, additandolo come una consorteria mafiosa, che la storia processuale ha dimostrato non esistere.

Sulla vicenda interviene il presidente della Commissione parlamentare Attività Produttive dell'Ars e vicesindaco di Monreale, Salvino Caputo. «Quando furono avviate le indagini da parte della magistratura e le ispezioni della Banca d'Italia - ha detto Caputo, in quel periodo sindaco di Monreale - ci rendemmo conto della palese infondatezza delle gravissime accuse e del pericolo di vedere scomparire una banca che era nata proprio per sostenere la economia della città. Mi recai subito in missione a Roma in Banca d'Italia - continua Caputo - e chiesi al vicepresidente di valutare attentamente la vicenda proprio per il valore che la Cassa Rurale rappresentava per la nostra città. Mi resi conto subito che era tutto deciso e che vi era una strategia per impossessarsi del patrimonio immobiliare e finanziario di una delle più importanti banche cooperative siciliane. Adesso dopo la sentenza mi chiedo chi risarcirà tutti coloro che sono stati coinvolti nelle indagini e chi risarcirà una città che ha subito l' onta di avere una banca ritenuta il forziere di Cosa nostra?».

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