Accusata di circonvenzione e abbandono d'incapace, assolta in giudizio

Per il tribunale di Palermo il fatto non sussiste

MONREALE, 6 gennaio - Il tribunale monocratico di Palermo, in persona del giudice Cristina Russo, ha assolto con formula liberatoria la 50enne casalinga monrealese Gisella Tavano dalle gravi accuse di abbandono e circonvenzione di incapace.

Un processo durato circa 3 anni, per le cui conclusioni il Pubblico Ministero in sede di requisitoria aveva chiesto la condanna di 1 anno e 4 mesi di reclusione. La vicenda risale all’estate del 2006, quando i carabinieri denunciavano, sulla scorta di alcune segnalazioni pervenute dai servizi sociali del Comune di Monreale e di una articolata attività investigativa la signora Tavano di Monreale per un’ipotesi di abbandono e di circonvenzione messa in atto ai danni dell’allora compagna dell’anziano padre Giovanni, tale E.C di 77 anni, persona reputata incapace per malattia (poco dopo deceduta) e in quell’periodo ospitata presso la propria abitazione.

Secondo l’accusa la signora Tavano avrebbe abusato dello stato di malattia dell’anziana “matrigna”, facendosi delegare alla riscossione della pensione per poi disinteressarsene e abbandonarla a se stessa. Nel corso del processo, la difesa – rappresentata dall’avvocato Piero Capizzi (nella foto) – ha dimostrato, attraverso prove documentali e per testi, che l’imputata, per come la stessa ha peraltro chiarito e spiegato in sede di esame dibattimentale, avesse sempre tenuto una condotta premurosa e affettiva nei confronti dell’anziana donna, della cui famiglia non si sono acquisite notizie, preoccupandosi di sopperire, talvolta con difficoltà soprattutto economiche, a tutte le sue esigenze, da ultimo le spese del funerale. Nella sentenza, il tribunale ha avallato le ragioni della difesa.

«Ritengo che la sentenza del Tribunale – precisa l’avvocato Capizzi – oltre a rendere giustizia, ha restituito serenità alla coscienza della mia assistita, che ha vissuto tutto il processo con estrema sofferenza, consapevole di essersi sempre presa cura della propria “mamma” .E.C., così come la stessa ha riferito di chiamarla, e di non averla mai abbandonata fino alla sua morte».

 

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