I pupi di Enzo Rossi nella collezione Pandolfo al Teatro Lelio di Palermo

Sono circa 20 i pupi realizzati dal maestro che faranno parte del centro museale delle tradizioni popolari

PALERMO, 3 settembre - È di queste settimane la notizia che il noto titolare del teatro Lelio, Enzo Pandolfo conserva numerosi pupi realizzati dal maestro Enzo Rossi. Si tratta di pupi per il teatro realizzati negli anni ’60 che si aggiungeranno alla collezione del museo delle tradizioni popolari.

L’allestimento museale, ubicato nel foyer del Teatro Lelio di Palermo nato su iniziativa dei titolari Enzo Pandolfo e Giuditta Lelio, che hanno raccolto nel tempo una cospicua collezione di pupi siciliani dei più noti pupari dell’aerea di scuola palermitana, si arricchisce di più di venti paladini dell’opera dei pupi realizzati dal puparo Enzo Rossi.
Ho avuto il piacere e il privilegio di incontrare l’anziano titolare qualche giorno fa, dopo averlo sentito al telefono nelle scorse settimane. Mi ha accolto nel suo studio per uno scambio di opinioni, parlandomi del rapporto di amicizia con mio padre e del piacere nell’avere tra i cimeli e le foto dei più noti attori che hanno recitato nel suo teatro, l’unico pupo di piccole dimensioni realizzato più di cinquanta anni fa e della sua volontà di restauralo.

Mi ha accompagnato nella sala dove sono esposti i paladini e le tele, per mostrarmi la sua vasta collezione, da cicerone esperto mi ha raccontato aneddoti ed esperienze legate al mondo dell’opera dei pupi e dei pittori il cui ascolto è stato piacevole e istruttivo.
Enzo Pandolfo è un grande conoscitore dell’artigianato siciliano e delle nostre tradizioni popolari. Possiede una notevole raccolta di opere e manufatti che vanno dalla pittura su vetro e rame, ai cartelli dipinti su tela dei più valenti pittori quale Francesco Cardinale e Giovanni Salerno, ai paladini per il teatro di scuola palermitana realizzati dai pupari Vincenzo Argento, Totò Spataro e Piero Scalisi.
La collezione consta inoltre, di due carretti siciliani e di alcuni masciddara ovvero le sponde fisse del carretto a due scacchi, con le caratteristiche scene della storia dei paladini di Francia.

Il puparo monrealese realizzò i paladini sul finire degli anni ’60 su commissione di Enzo Pandolfo, collezionista e appassionato cultore dei famosi pupi siciliani e di cartelli e pitture del repertorio cavalleresco.
In quegli anni l’artigiano monrealese ebbe proficui contatti con l’ambiente dei pupari di Palermo, quali Ciccio Scalisi, nella cui bottega apprese il mestiere di costruttore di pupi, Piero Scalisi figlio del maestro e puparo anch’egli, di cui divenne grande amico; collaborò come manovratore nel teatro dell’Opera dei pupi di Francesco Sclafani e Peppino Celano in Vicolo Scippateste facendosi apprezzare per le sue qualità artistiche.

I pezzi a suo tempo non furono “montati” e riposti in un baule, oggi grazie alla sensibilità di Enzo Pandolfo vedranno la luce; all’esperto artigiano Salvo Bumbello giovane puparo palermitano, il compito di “armare” i paladini e tirarli a lucido, perché possano animarsi e affrontare nuove avventure.
Gli scudi, le corazze, le visiere, gli elmi e i gambali, con i rispettivi simboli che caratterizzano i personaggi sono in alpacca, una lega di rame, zinco e nichel il cui nome gergale è rame bianco, comunemente usata per la realizzazione dei paladini di Francia. I pezzi furono sagomati con gli antichi ferri del mestiere e “rrabbriscati” con maestria dalle abili mani del maestro puparo monrealese.
Le misure sono quelle dei pupi di teatro, cioè 90 centimetri di altezza, da piede a spalla.

Per l’occasione la moglie di Enzo Rossi, la signora Caterina, che, quando era in attività, il puparo aveva il compito di cucire le faroncine dei pupi, ne realizzerà alcune con le stoffe e i galloni che sono rimasti ben conservati e che utilizzerà per “vestire” i pupi della nuova collezione. I personaggi sono Orlando, Rinaldo, Carlo Magno, Bradamante, Marfisa, e altri protagonisti delle storie raccontate nell’opera dei pupi.
“Finalmente si realizza un nostro sogno – dice soddisfatto Enzo Pandolfo – cioè quello di implementare ulteriormente il nostro centro museale, frutto di tanti anni di appassionata ricerca e, di renderlo fruibile oltre alle scolaresche, anche a tutti coloro che come me amano le tradizioni popolari e, ai tanti turisti che visitano la nostra città”.
“Affidai l’incarico di costruire i pupi - continua Enzo Pandolfo - al caro amico Enzo Rossi perché apprezzavo le sue doti artistiche e la bravura nella sagomatura dei metalli, mi recavo spesso a Monreale per incontrare Enzo, di cui ricordo l’ospitalità e la grande signorilità”.
“Sono veramente onorato - dichiara Salvo Bumbello - di poter lavorare sui pezzi modellati dal maestro Enzo Rossi, grande puparo e caro amico di mio padre, i due collaborarono per un periodo come manovratori nel teatro dell’opera dei pupi di Francesco Sclafani”.

Quello che si realizza oggi, a distanza di oltre cinquant’anni, rappresenta un fatto di grande importanza, poiché è un caso particolare che un collezionista possieda più di venti pupi di un solo puparo, inoltre, grazie ai collezionisti Lelio e Pandolfo, i paladini di mio padre riprenderanno vitalità, ritorneranno a calcare le scene e potranno essere apprezzati e ammirati da tante persone.
Ancora oggi, a distanza di tanti anni il mestiere di mio padre, la sua esperienza vissuta a contatto con gli estimatori di quell’epoca, riaffiora e rivive nel presente attraverso la testimonianza dei protagonisti e, ciò rappresenta per noi motivo di orgoglio e di compiacimento.

Due foto della Gallery ci sono state gentilmente fornite da Maria Madonia, che ringraziamo

 

 

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