I selfie, i cannoli, il comizio: la giornata monrealese di Salvini in una città blindata

Centinaia gli scatti con la gente che ha voluto mettere la propria faccia accanto a quella del vicepremier. LE FOTO

MONREALE, 25 aprile – “Wow, the minister Mattìo Salveenee…!!”. Si chiama Margareth, ha 25 anni, viene da Manchester e tifa United. Lavora a Milano, ma è in vacanza a Monreale per vedere il duomo, approfittando del giorno festivo. Non si spiega tutto quel pandemonio attorno a sé in una cittadina fino a qualche ora prima tranquilla. Quando le spiegano quello che sta succedendo non resiste neanche lei al fascino mediatico dell’uomo politico leghista e anche per lei scatta il selfie.

 Alla fine della giornata non si conteranno più. Centinaia forse è l’ordine di grandezza giusto per quantificare le volte in cui l’uomo forte della Lega ha messo il suo faccione assieme a quello di perfetti sconosciuti davanti all’obiettivo di uno smartphone. È stato un autentico bagno di folla, anche più imponente di quello che era nelle previsioni. Un bagno di folla, peraltro, protetto da uno spiegamento di forze dell’ordine davvero di prima grandezza. Perlomeno cento gli uomini impegnati a far sì che la visita del ministro dell’Interno andasse nel migliore dei modi, senza incidenti e senza sorprese.


La giornata monrealese è iniziata poco dopo le 13,30, quando in via Benedetto D’Acquisto le auto al seguito del vicepremier si sono fermate, consentendo al ministro, con il candidato sindaco del Carroccio, Giuseppe Romanotto al fianco, di dare avvio alla lunga teoria di selfie e di sorrisi. In cattedrale sono arrivate le spiegazioni illuminanti di don Nicola Gaglio, incantatore, come sempre, quando c’è da parlare dei mosaici bizantini. Poi, siccome aveva “una fame dell’accidente”, come ha candidamente ammesso davanti alle telecamere, per Salvini è scattata l’ora di un lauto pranzo. 300 persone assieme a lui, a base di prodotti tipici siciliani, a Pioppo, a casa del consigliere comunale Giuseppe La Corte, dove la ricotta è stato l’ingrediente più gettonato ed i cannoli (forse Salvini era immemore dei precedenti infausti sull’argomento) sono risultati particolarmente graditi.


Poi, nel pomeriggio, il doveroso omaggio al capitano Emanuele Basile, assassinato dalla mafia il 4 maggio del 1980. Davanti alla lapide che ne ricorda il sacrificio, Salvini si è intrattenuto con il colonnello Antonio Di Stasio, comandante provinciale dei carabinieri. È stato l’ufficiale dell’Arma a far ripercorre al ministro la storia dell’omicidio di Basile, quello su cui stava lavorando il capitano e i perché del suo assassinio.
Deposto un mazzo di fiori ai piedi della lapide, Salvini “lento pede” si è diretto a piazza Guglielmo, dove lo attendeva una folla oceanica, che aspettava il comizio di “Mat-teo, Mat-teo…”, così come la folla lo ha più volte acclamato. Insomma, se qualcuno aveva ancora dei dubbi sulle capacità comunicative dell’uomo della Lega, in grado di perdere il sorriso solo per gli scarsi risultati attuali del Milan, è stato bell’e servito. Per lui sarebbero piovuti applausi anche se avesse letto l’elenco telefonico. Figuriamoci se invece parlava, così come ha fatto, degli sbarchi dei clandestini, di protezione dei prodotti italiani, di rilancio dell’economia del sud, di difesa dell’Italia al Parlamento di Strasburgo. Ad affermare, orgogliosamente e coraggiosamente, il proprio dissenso è stato soltanto un gruppetto di una decina di monrealesi, che, seduti in fondo alla piazza, hanno indossato una maglia che recitava il motto “Padania is not Sicily” e si concludeva con un eloquente “800A”. A loro Salvini ha idealmente regalato pane e nutella e il libro di Saviano. Il pomeriggio monrealese consegnerà alle cronache anche questo. Particolari di colore che ricorderemo a lungo.

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