Piero Capizzi - Orizzontale 2019

Amministrative amarcord: 2004, la 'vendetta' di Toti Gullo

Si impose con quasi novemila voti, battendo il "rivale" Caputo

MONREALE, 8 aprile - La competizione finì in piena notte al Canale con "un'arruciata" generale a base di Berlucchi. Quella notte del 28 giugno 2004 Toti Gullo, sfiorando quota novemila voti (8.999 per la precisione), record tuttora imbattuto, diventò il sindaco di Monreale.

Lo fece consumando una vendetta covata a lungo, battendo con uno scarto molto largo Salvino Caputo ("Il sindaco degli ultimi dieci anni", commentò), quello che per ben due volte aveva avuto la meglio al ballottaggio contro Lea Giangrande, sua moglie.
Per il medico, allora 55enne, la vittoria nella sfida "vis à vis" contro Caputo non arrivò in volata. Gullo, come si dice nel ciclismo, vinse per distacco, andando in "fuga" già dopo lo spoglio delle prime schede.

Il risultato di quel ballottaggio evidenziò come si fosse rivelata vincente la sua strategia attuata per togliere a Caputo la poltrona da sotto il fondoschiena.
Per cercare di ribaltare il risultato che lo vedeva in leggero svantaggio al primo turno, Gullo aveva deciso, infatti, di percorrere la strada degli apparentamenti. Subito dopo il voto del 12 e 13 giugno, cioè quello del primo turno, dalla parte di Gullo era andato il blocco di Roberto Gambino, il candidato del centrosinistra, escluso dal ballottaggio per una manciata di voti. Va ricordato, infatti, che Salvino Caputo, Toti Gullo e Roberto Gambino, i tre candidati in lizza, si piazzarono in fila indiana raccogliendo rispettivamente 6.956, 6.777 e 6.534 voti.

Il gioco degli apparentamenti, però, aveva creato una serie di polemiche nell'ambito dello schieramento pro-Gullo del primo turno, sfociate nella rottura dell'alleanza con Nuova Sicilia, Nuovo Pli, Nuovo Psi e la lista civica "Monreale Libera", che con una conferenza stampa e soprattutto con un comizio pubblico dai toni pesanti, che non ricordiamo certo come una delle pagine più belle della storia politica di Monreale, dichiararono la rottura con il progetto Gullo.

L'alleanza tra lo schieramento Gullo ed il centrosinistra produsse, tra l'altro, l'effetto di attribuire il "premio di maggioranza", considerato che questo blocco unito aveva superato il 50% dei consensi al primo turno. In virtù di questo risultato, quindi, il neo sindaco trovò una solida maggioranza in Consiglio comunale, con 18 consiglieri dalla sua parte, contro i 12 dell'opposizione.

"E' stata una grande vittoria – gridò Gullo dal palco di piazza Vittorio Emanuele, durate il comizio di ringraziamento, al quale si riferiscono le nostre immagini – ed ha vinto la città. Ha vinto soprattutto la voglia di cambiare. Devo registrare, purtroppo, che è stato fatto di tutto per trasformare una contesa democratica in una rissa con attacchi deliranti, che miravano ad impedire la mia elezione. Dagli elettori è arrivata, comunque, una risposta democratica, che si propone di avviare un progetto di buon governo della città".

In quei giorni, dopo una campagna elettorale che effettivamente a volte nei torni andò un po' sopra le righe, si levò l'appello alla riappacificazione di don Vincenzo Noto, allora responsabile della Caritas cittadina, scomparso nel dicembre del 2013: "Rivolgo un appello a tutti – raccomandò il sacerdote – perché vengano messe da parte ingiurie ed animosità e si cerchi di risolvere al meglio i problemi dei più deboli".

(continua)

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