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Mafia, sequestrati beni per 1,5 milioni riconducibili a Giuseppe Di Marco

L'uomo è considerato esponente della famiglia mafiosa di “Porta Nuova”

Palermo, 14 dicembre - I carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo, coordinati dalla locale Procura della Repubblica hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro di beni per un valore complessivo di 1,5 mln di euro circa a carico dell'esponente della famiglia mafiosa di “Porta Nuova” Giuseppe Di Marco, arrestato nell’ambito dell’operazione denominata “Pedro”.

L’attività investigativa patrimoniale ha permesso di cristallizzare come Giuseppe Di Marco, benché formalmente privo di una significativa capacità economica e reddituale, fosse proprietario di immobili e attività commerciali derivanti dal reinvestimento delle somme illecitamente accumulate nel corso della carriera criminale.

I minuziosi accertamenti svolti dai militari dell’Arma sono stati pienamente condivisi dai giudici della sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Palermo che hanno disposto il sequestro di un appartamento sito in Palermo, tre rapporti bancari e una villa bifamiliare con piscina sita in Altavilla Milicia. Ulteriori accertamenti hanno consentito ai militari di individuare, a distanza di alcune settimane, ulteriori patrimoni frutto del reinvestimento dei capitali accumulati nel corso dell’attività criminale condotta da Giuseppe Di Marco e sottoposti anch'esse a sequestro: il 50 per cento della società “Fratelli Di Marco snc di Di Marco Pietro & C.”, attività di vendita al dettaglio di carni e produzione polli alla brace con sede a Palermo ed un'ulteriore villa con piscina sita sempre in Altavilla Milicia.

Giuseppe Di Marco era stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Pedro”, eseguita nel dicembre del 2012. Nell’ambito di quell’inchiesta era stata dimostrata la sua intraneità a cosa nostra ed era stato documentato che l'uomo aveva stabilmente messo a disposizione dell’organizzazione criminale il suo esercizio commerciale di rivendita di pollame – locale oggi sottoposto a sequestro - al cui interno avevano luogo numerose riunioni fra gli affiliati. Di Marco, infatti, era deputato all’organizzazione di tali incontri e si adoperava affinché le riunioni non venissero “disturbate” da terzi non graditi.

Il quadro probatorio raccolto dai carabinieri di Palermo, sotto l’egida della Direzione Distrettuale Antimafia, aveva portato alla condanna di Giuseppe Di Marco a sei anni di reclusione in primo grado. Nel secondo grado del processo, tuttavia, la pena era stata modificata in pejus: la corte di appello di Palermo, infatti, ha condannato l'uomo a nove anni di reclusione.

 

 

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