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Petrafennula

 

C'un risica un rusica!

Il mito di Babbo Natale l'ha un po' oscurata, eppure la Befana vanta una tradizione di certo non meno intrigante!
Come per altre festività, anche per quel che riguarda l'Epifania ritroviamo una forte mescolanza tra paganesimo e cristianesimo: antichissime sono le radici della ricorrenza, che negli anni si sono trasformate, adattate, rivisitate.  

Una delle origini più note risale al mito della dea Diana (ci troviamo tra gli antichi romani nel periodo politeista), che nelle notti che precedevano la nuova semina si diceva passasse con un gruppo di donne a fecondare i campi. Secondo altre leggende non si trattava di Diana ma di divinità minori, in ogni caso associate al mito di Madre Natura. La Chiesa condannò queste credenze, ritenute sataniche, e nei secoli si modificarono fino a diventare la vecchietta brutta e gobba!

Un altra figura allegorica, questa di derivazione cattolica, è quella che racconta dei Re Magi, i quali recandosi a Betlemme al cospetto del neonato Gesù, incontrarono un'anziana signora a cui chiesero informazioni invitandola a seguirli. Lei rifiutò, ma in un secondo tempo, pentitasi, andrò loro in cerca: non riuscendo a trovarli cominciò a vagare di casa in casa lasciando doni ai bambini nel caso fossero Gesù. Befana infatti è la corruzione lessicale della parola Epifania, che significa "apparizione, manifestazione".

I bimbi piccoli potrebbero venire turbati dall'immaginario della Befana, effettivamente piuttosto brutta e mal vestita. Ecco perché raccontare loro la sua storia e soprattutto spiegare quanto questa nonnina sia gentile (coi bimbi buoni, s'intende!) li aiuterà. E' inoltre un buon modo per spiegare a molti, ove mai fosse ancora necessario, che la bruttezza non equivale alla cattiveria, e che dietro l'aspetto poco attraente può nascondersi una persona gentile e amabile o viceversa...Come dire, insomma, "l'abito non fa il monaco".

Nella più pura tradizione popolare italiana la Befana, scende nelle case attraverso le cappe dei camini, che simbolicamente raffigurano un punto di comunicazione tra la terra e il cielo e distribuisce due tipi di doni:quelli buoni che sono il presagio di buone novità della stagione che verrà e il carbone, che, invece, è il residuo del passato.

"la Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

con la scopa di saggina:

viva viva la nonnina!"

Erano queste le frasi della filastrocca che accompagnavano al risveglio l'apertura delle calze nelle quali, immancabilmente, tra dolci e fichi secchi, trovavano posto, oltre al carbone, anche castagne, patate, mele, noci, nocciole e altri prodotti della terra.

L'iconografia della Befana è stabile: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa, rigorosamente di saggina, e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po' di carbone (forse perché è nero come l'inferno o forse perché è simbolo dell'energia della terra), ma in fondo non è cattiva. Curioso personaggio, saldamente radicato nell'immaginario popolare e - seppure con una certa diffidenza - molto amato. Fata-maga, generosa e severa.. la Befana, tradizione tipicamente italiana, rappresentava anche l'occasione per integrare il magro bilancio familiare di molti che, indossati i panni della vecchia, quella notte tra il 5 il 6 gennaio, passavano di casa in casa ricevendo doni alimentari di sostegno.

Dopo un periodo in cui era stata relegata nel dimenticatoio, ora la Befana sta vivendo una seconda giovinezza, legata alla riscoperta e alla valorizzazione delle antiche radici e della più autentica identità culturale! 

Eccoci, allora: la notte è proprio questa! Quanti ricordi...

La sera del 5 gennaio i bambini appendevano una calza al camino. Se il camino non c'era, beh, la Befana, con la sua magia, sarebbe entrata lo stesso. Ma chi dormiva tranquillo? Quella era una notte di ansia, piena di timori ed al tempo stesso speranza e trepidazione. Ad ogni scricchiolio pensavi "forse è la Befana che è entrata?" ed eri combattuto tra il desiderio di andare a vedere e la paura – terribile - di incontrare la vecchia benevola che "magicamente" sapeva tutto di te: se eri stato buono o meno, ubbidiente o disubbidiente. E ogni bambino, quella sera, faceva l'esame di coscienza, certo qualche birbonata l'aveva fatta!

 Al mattino, però, il desiderio di vedere cosa la Befana aveva lasciato, vinceva ogni timore. Alzarsi, in punta di piedi, con il cuore che batteva a mille, attraversare la casa buia e aprire piano piano la maniglia della porta e poi:

"Ohhhhhhhhhhhhhhh!"

La Befana era davvero indovina, quasi sempre lasciava il gioco che tanto avevi desiderato, magari guardandolo nella vetrina del negozio di giocattoli, col naso appiccicato al vetro, mentre i genitori o i nonni tentavano di trascinarti via: "No! aspetta! un momentino , se sarai buono, la Befana te ne farà dono!".

Ecco che in quel giorno il "sogno" si avverava: una grande bambola dagli occhi azzurri spalancati o il trenino elettrico che viaggiava sulle sue rotaie. Mesi e mesi di attesa, di speranza, ed ora...era lì davanti a te, e quell'unico gioco era tutto il tuo mondo: avevi il tempo per scoprirlo, per gustarlo, per usarlo e...anche per distruggerlo naturalmente, anche se con enorme cautela perché non ne arrivava subito un altro!

Attenzione però...per attrarre maggiormente la benevolenza della Befana dovrete escogitare uno stratagemma: farle trovare sui davanzali o di fianco alla calza vuota, una leccornia della tradizione culinaria siciliana recentemente quasi scomparsa: la petrafennula.

Già, un naso prominente è segno di forte personalità e la Befana, sebbene a discapito dei suoi denti, in quanto a gusto, deve averne una decisamente imperiosa per preferire un dolcetto così consistente! E così è!

La petrafennula (o pietrafendola, petrafernula) è un tipico dolce siciliano, consumato durante il periodo natalizio ma in particolar modo il giorno della Befana. Di origine araba, viene preparato con miele, mandorle, bucce di cedro e arance, confetti e cannella, ed è una sorta di torrone estremamente duro! Ed è proprio la sua granitica consistenza il richiamo magico: con l'espressione "fàrisi petrafènnula", si intende infatti "irrigidirsi in un proponimento o rendersi inamovibile da un luogo". Sarà quindi il dolce più duro che esiste, difficile da sgranocchiare, che tratterrà più a lungo in casa la vostra Befana a tal punto da farle lasciare un dono in più...

Per quanto cresciuta negli anni, la vecchietta dal naso adunco, il mento aguzzo, vestita di stracci e coperta di fuliggine... non vuol rinunciare ad una consistente rosicchiata!

 

  

Ingredienti: 500 g di miele, 300 g di buccia d' arancia e di cedro, 200 g di mandorle, 200 g di confetti colorati, cannella in polvere..

 

PREPARAZIONE

Far cuocere il miele con le buccie d'arancia e di cedro tagliate a listarelle. Fuori dal fuoco, unire le mandorle e i confetti tagliati a meta e la cannella. Mescolare bene e versare il composto su un marmo unto d'olio.

Appena freddo...

"Prima 'i parari, mastica petrafennula..."

 

 

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