Il “piano colore”, una sfida da accettare

MONREALE, 20 febbraio – L’idea è antica, ma sempre irrealizzata e - soprattutto se non troverà qualcuno in grado di sostenerla - difficilmente vedrà la luce. Però, forse, vale la pena crederci ed impegnarsi. Parliamo del cosiddetto “piano colore”, ovvero quel progetto ambizioso, ma al tempo stesso affascinante, finalizzato a dare omogeneità ed uniformità visiva e coerenza progettuale al centro storico cittadino, che ad oggi, forse perché siamo in clima pre-carnevalesco, ricorda tanto Arlecchino.

Sul piano colore hanno espresso la loro adesione, per la verità finora sempre teorica, le amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi decenni: tutte affannatesi a decantarne il valore e l’importanza, tutte, però, che si sono arrese, forse ancor prima di cominciare, alle innegabili difficoltà che l’idea porta con sé. Il progetto, che da sempre è un vecchio “pallino” dell’imprenditore monrealese Enzo Lo Verso, ha già visto la luce in tanti comuni, soprattutto del nord Italia, anche in centri che, con tutto il rispetto, non hanno la storia, i monumenti ed il patrimonio artistico che vanta invece Monreale e, anche per questo, non avrebbero le esigenze che invece un centro come quello nostro presenta. Evidentemente, però, hanno avuto degli amministratori più coraggiosi o forse soltanto più capaci, che sono stati in grado di condurre in porto un’azione così importante ed ambiziosa.

Il piano, al di là del suo valore estetico ed artistico, avrebbe probabilmente degli innegabili risvolti pure sull’economia locale. Se debitamente organizzato, infatti, potrebbe dare lavoro ad una serie di maestranze e di professionalità che al momento non vivono uno dei loro momenti migliori, per via dell’ormai lunga congiuntura sfavorevole e che potrebbero, invece, trovare continuità nel lavoro, con i conseguenziali risvolti occupazionali. Il settore dell’edilizia sarebbe, ovviamente, quello maggiormente interessato e quello che beneficerebbe in maniera più evidente del varo di un’azione come questa.

Senza contare, avvocati, fioristi, per arrivare agli operatori del turismo che di un nuovo aspetto generale del nostro cento storico potrebbero fare un cavallo di battaglia per attrarre a Monreale un numero crescente di visitatori. Dell’idea, probabilmente, sarebbero ben lieti anche gli istituti di credito, dal momento che fornirebbero il loro sostegno in termini di liquidità ai tanti privati interessati al piano per i quali, ad occhio e croce, l’impegno non dovrebbe essere particolarmente esoso e comunque, estinguibile su scala pluriennale.

Insomma, sarebbe l’occasione per dare una svolta formale e sostanziale alle sorti di questa città, purchè lo si voglia. E questa, forse, è la sfida più grande.

 

 

 

Studio Valerio

Commenti  

#1 Arch. F. Trifirò 2017-02-21 19:06
Non me ne voglia Enzo Lo Verso, cui va il merito di essersi da sempre battuto per una Monreale migliore e più "europea", ma si farebbe un grossissimo torto all'Arch. Natale Sabella nel non ricordare a tutti i lettori che il "suo" Piano Colore, frutto di estenuante e meticoloso lavoro, giace da decenni nei cassetti del Palazzo ....
Tanto era dovuto per onor del vero.
Arch. F. Trifirò
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#2 CLAUDIO BURGIO 2017-03-03 08:53
Dice bene l'arch.ttoTrifi ro', dare a Cesare il merito; il piano cosiddetto del colore è stato approvato nel 1992, su proposta attuativa dell'arch.tto SABELLA, ero componente della commissione edilizia che lo approvò all'unanimità e in quell' anno oltre che al piano del colore vennero approvate le tre famosissime varianti al P.R.G., i due piani di recupero del centro storico e dell'area monumentale e la variante a valle della 186, sonoramente bocciate dalla sovrintendenza ai monumenti che addusse motivazioni assurde. In questi contesti progettuali si incastonava il piano del colore di cui forse uno stralcio del centro storico venne dato incarico anche all'Arc.tto Roberto Pupella e prevedeva interventi uniformi sulle tinte degli edifici e sulle opere di ristrutturazion e oltre che sugli infissi e interventi di allaccio dei servizi di rete , allacci fognari, elettrico, idrico, del gas, telefonico etc. Lo scempio invece al quale si assiste passeggiando per le due piazze e per le vie principali del centro storico è sotto gli occhi di tutti ognuno ristruttura come vuole, sostituisce infissia proprio piacimento, tinteggia secondo l a propria visione cromatica, C'è da chiedersi dove è il controllo e chi è deputato a farlo ovvero l'anarchia completa ognuno fa quello che vuole. C'è da chiedersi cosa fa l'amministrazio ne in tal senso cosa programma, cosa progetta o ha tra le sue scelte un ipotetico Street controllo per multare chi non esegue le prescrizioni dei progetti approvati. Chiedo a Enzo Ganci chi sono i paladini che devono accettare la sfida da portare avanti!!!!! Purtroppo l'orizzonte per una svolta caro Enzo è lontano anni luce da questa amm.ne.
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