La funzione genitoriale non va mai in vacanza

fumetto di Stefano Gorgone

Carissimo direttore,
l’anno scolastico si è appena concluso per la gioia dei nostri figli e nipoti, ma la funzione genitoriale non va in vacanza. Ho già sottolineato il ruolo davvero determinante delle mamme nel favorire un adeguato sviluppo del linguaggio e dell’intelligenza dei bambini, soprattutto nei primissimi anni di vita.

Abbiamo visto, anche, che gli esperti consigliano un approccio molto graduale alle nuove tecnologie nella considerazione che studi recenti molto attendibili ci dicono che gli stimoli digitali ci rendono più “multitasking”, ma ci fanno perdere in tempo di attenzione e capacità di concentrazione.
Le nuove tecnologie, comunque, hanno modificato rapidamente le modalità relazionali e gli stili di vita e chi non si adegua viene emarginato. Ma la riflessione di oggi mi impone di fare una domanda tutt’altro che secondaria.
Qual è il ruolo dei padri? E’ fondata l’affermazione di alcuni sociologi e psicoanalisti secondo i quali i padri si sono “evaporati“ se non addirittura scomparsi?

Certo, sfogliando i giornali o ascoltando la TV, emerge una situazione molto preoccupante. La nostra è diventata sempre più una società “complessa e liquida” e i primi a pagarne le conseguenze sono i nostri figli. Disoccupazione, separazioni, rifiuto delle responsabilità genitoriali, povertà. Sembra effettivamente una situazione senza futuro.
Nella mia lunga esperienza professionale ho dovuto, purtroppo, condividere più volte le inquietudini e il profondo malessere dei piccoli alunni con disagio sociale.Mi pongo, quindi, molto modestamente, l’obiettivo di favorire una riflessione più consapevole, anche se conosco personalmente molte famiglie che hanno svolto e svolgono egregiamente, pur tra le tante difficoltà, la loro funzione genitoriale.
Un ruolo, quello del padre, che non può più essere rigido come è stato nel passato, ma deve essere continuamente reinterpretato e reinventato nel presente. Essere padre è diventato più un compito che un ruolo statico.


Anche il papà, come la mamma, deve trovare il tempo, pur nelle difficoltà oggettive del tempo attuale, per parlare con i propri figli, guardarli mentre giocano per conoscerli in modo più approfondito, sapere interpretare le loro facce annoiate, tranquille o preoccupate, sapere cogliere le loro emozioni, fare insieme i compiti, andare ai colloqui con gli insegnanti, rotolarsi insieme, discutere sulle qualità di un giocatore di calcio o sulla squadra preferita…

Ho potuto constatare che la settimana corta, introdotta già da diversi anni nelle istituzioni scolastiche della nostra città, in fondo ha favorito e rafforzato il rapporto genitori-figli.
Anche per il padre una modalità educativa particolarmente efficace è la narrazione. Raccontare storie è un fatto positivo che attesta concretamente la presenza affettiva dell’adulto. Ricordo ancora molto bene la gioia di alcuni alunni nel sentire che anche per loro poteva esserci la possibilità di un suggestivo viaggio con il tappeto volante.
Le storie, poi, sono educative perché hanno sempre una morale positiva: i buoni trionfano e i cattivi perdono. Ma, a volte, un semplice gesto del padre, se rivela il proprio affetto ed interesse per i figli, può essere più efficace delle parole.
Infatti, se il papà ammira la bellezza della natura e dell’arte, se ha uno sguardo positivo nei confronti della bontà delle persone, probabilmente anche il figlio farà altrettanto. Per Massimo Recalcati, uno psicoterapeuta di riconosciuto valore, l’essenza del compito del padre non è occupare gli spazi che sono propri dei figli ma piuttosto testimoniare i valori che si vogliono trasmettere.
Nulla è più potente del modello che egli rappresenta e presenta per trasmettere dei valori al figlio.
Egli deve essere autorevole senza degenerare nell’autoritarismo, umile senza essere debole, giovanile senza ostentare ad ogni costo atteggiamenti tipici dei giovani e degli adolescenti. Deve mostrare coraggio, fermezza, equilibrio, buon senso, sguardo verso il futuro.
Si diventa, così, padri piano piano, esercitando continuamente la funzione genitoriale anche se si possono commettere degli errori.
E’ certo, però, che non dobbiamo sperare che i figli siano una versione ideale di noi stessi. E’ molto meglio sperare che realizzino la versione migliore di se stessi.
E’ sicuramente meglio che siano essi a prendere in mano la loro vita per farne, come ebbe a dire Giovanni Paolo II con grande efficacia, un capolavoro.

 

 

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