I pupi raccontano: il mio “elogio della memoria” al puparo Enzo Rossi

Enzo Rossi

Una finestra sul mestiere di mio padre e sull’opera dei pupi

MONREALE, 27 agosto – Ricercare le fonti, le testimonianze, raccontare fatti e personaggi che hanno lasciato un segno nella memoria, significa far rivivere il passato nel presente e traghettarlo nel futuro.

Su mio padre, Enzo Rossi, puparo e costruttore di pupi, ho scritto abbastanza, considerando l’indole mite e riservata e poco incline alla notorietà, pur essendo egli una persona disponibile al dialogo e per la sua lunga esperienza nel mondo dell’opera dei pupi, che l’ha portato ad avere contatti con varie realtà e a conoscere tante persone. Ed è proprio per la sua modestia che, quando ho intrapreso quest’attività sui pupi e sui pupari, sulla mia strada si sono interposti tanti interrogativi.
La prima domanda che mi sono posto è stata questa: egli avrebbe approvato tutto quello che mi accingevo a fare e che era nei miei programmi?

Era giusto conservare il ricordo intimo e personale di un uomo che tanto aveva speso per i pupi e per il teatro, tenendo tutto per me?
Queste e altre domande mi sono balenate nella mente. Bisognava dunque, fare una scelta, raccogliere questa eredità, questo importante patrimonio culturale e traghettarlo, appunto verso chi non aveva avuto l’opportunità di conoscere e apprezzare il magico mondo dei paladini e il mestiere del puparo.
Intraprendere un percorso di ricerca, di memoria, di organizzazione e di condivisione di un’esperienza riconducibile alla sfera privata e familiare, metterlo a disposizione di tutti, consapevole dell’enorme lavoro che un tale impegno richiedeva.
La strada è stata lunga e irta, ma ha portato al tempo stesso, tante soddisfazioni e plausi specialmente tra gli studenti che hanno accolto positivamente e con interesse le mie proposte su un argomento poco conosciuto e quasi dimenticato.
Ed è stato come aver spalancato una finestra sul mondo dei pupi e dei pupari, ha risvegliato memorie, ricordi e percorsi impensabili, un’esperienza ricca di stimoli che ha ricompensato per tutto l’impegno messo in campo.

In queste pagine ripercorrerò brevemente le tappe umane e professionali, già esposte in tante occasioni, a partire dal 2015 anno della pubblicazione del volume “Elogio della memoria” in omaggio a mio padre, nel decennale della sua scomparsa e, alle numerose iniziative intraprese nel territorio. Mi soffermerò più compiutamente in quella che è l’eredità culturale lasciata da un uomo che, nel trascorrere del tempo, nel silenzio di una quotidianità fatta di duro lavoro e di sacrifici, ha coltivato la sua arte, la sua passione, nel segno di una tradizione antica da custodire con cura. Lo farò con un’intima e personale riflessione ispirata da alcune immagini di questa rubrica, dettata da una voglia di custodirne i momenti, i gesti e da un sentimento di riconoscenza e di ammirazione.

Enzo Rossi nacque a Monreale il 26 marzo 1932, trascorse la sua infanzia tra i vicoli dello storico quartiere Carmine, dove abitavano i suoi genitori e, proprio nel cortile Manin, Ignazio Munna nel suo teatrino dei pupi, con abilità e passione faceva sguainare la spada ai suoi cavalieri raccontando storie fantastiche, duelli, battaglie e intrecci amorosi. Egli imparò il mestiere di puparo non per tradizione familiare, ma per passione, per curiosità e desiderio di conoscenza. Fin da ragazzo aveva frequentato i teatrini dell’opera dei pupi e le botteghe artigiane dei pupari di Palermo. Quante emozioni, in quelle storie che avevano segnato la sua infanzia, rievocazioni di un mondo fantastico: il ricordo del vecchio puparo resterà indelebile nella sua memoria e segnerà gli anni successivi. Collaborato con i due maestri, come manovratore di quinta nel loro teatrino, in vicolo Scippateste. Sono anni d’intensa lettura, durante i quali approfondisce la conoscenza dei poemi epico cavallereschi, che metterà in scena in un teatrino preso in affitto da Peppino Celano noto puparo cuntista, in via Duca degli Abruzzi. Inizia la collaborazione con pupari e opranti del calibro di Ciccio Scalisi, Peppino Celano e Francesco Sclafani, per anni Enzo Rossi ha realizzato pupi per il teatro di quest’ultimo prestando la sua maestria di oprante negli spettacoli nel teatro di via Matteo Bonello.

Negli anni ‘70 del secolo scorso recitò nel ruolo di Don Rodrigo in una parodia musicale de “I Promessi Sposi” nel teatro della Chiesa del Carmine a Monreale.
Negli stessi anni Enzo allestì un teatrino nell’ex Convitto Guglielmo, rimasto attivo fino al 1976. In quegl’anni collaborò con i fratelli Munna, che avevano ereditato il teatrino del padre, seguendoli nelle loro tournée.
Nella metà degli anni ’80 conobbe Onofrio Sanicola, oprante di Marineo, erede dei pupari Nino Mancuso e Nino Cacioppo. A Monreale allestì il teatrino Guglielmo nei locali dell’Istituto Sacro Cuore di via D’Acquisto. Tra i due s’instaurò un sodalizio e una grande amicizia; seppur di diversa formazione: li accumunava la passione per il magico mondo dei paladini di Carlo Magno.

Nel teatro dei pupi la compagnia Sanicola-Rossi rappresentò poemi quali Pipino il Breve, La Rotta di Roncisvalle, La Battaglia di tre contro tre a Lampedusa, episodi dell’Orlando Furioso e dell’Orlando Innamorato, La Gerusalemme Liberata, Ettore Fieramosca, Santa Genoveffa di Brabante e poemi mitologici quali l’Iliade e La Caduta di Troia. Con la scomparsa di Enzo avvenuta nel 2004, l’attività del teatro subì una dura battuta d’arresto, Sanicola non aveva più il suo amico e compagno di tante battaglie. Nel dicembre dello stesso anno il teatro Guglielmo ospitò uno spettacolo in memoria del puparo di Monreale, eseguito dai maestri Carmelo Cuticchio, Piero Scalisi e Salvo Bumbello.
E’ stata l’ultima tappa di un percorso leggendario nel solco della tradizione dell’opera dei pupi. Nel 2011 nel totale disinteresse della società e delle istituzioni il teatro Guglielmo chiuse definitivamente.

Ed è proprio nel teatro Guglielmo, luogo di tante avventure e di tante battaglie, che le foto sono state realizzate: l’epilogo di una vita, l’ultimo incontro con i suoi eroi e con il palcoscenico dell’arte dove i sogni si realizzano.
Fotogrammi che racchiudono un’intera esistenza che, rievocano antiche e suggestive atmosfere, pagine di vita quotidiana vissute con grande intensità e passione.
Sembra, ancora di vederlo nell’ombrosa bottega, luogo della passione e del lavoro, mentre sagoma una corazza o sgrossa un pezzo di legno; immerso nella catarsi di un fare ritmato dai colpi di martello sull’alpacca, dove il tempo sembra fermarsi.
Nell’antro magico riecheggiano gli antichi ferri del mestiere, giorno dopo giorno si concretizzava il sogno di una vita, l’incontro con i suoi eroi, muti compagni di avventure, in attesa di calcare la scena e far sognare il pubblico.
Il passato è racchiuso in questa immagine, in quel pezzo di legno, in quell’incontro di sguardi, un istante che abbraccia l’intera esistenza.

I pupi appesi alle pareti, guardano fissi il loro “Geppetto”, mentre dalle sue mani prendono forma come per magia i cavalieri, le dame e i feroci saraceni. Come un bambino, che attento e incantato gioca con i soldatini di piombo, così Enzo costruiva i suoi paladini che prendevano vitalità plasmati dalle abili mani del puparo.
Questi pezzi di legno, rame e ferro, eroi di un passato glorioso che, Enzo Rossi ha preso per mano e condotti nel nostro immaginario, facendoci sognare e dimenticare i travagli della vita.

Sullo sfondo campeggia imponente e fiera la figura del paladino Orlando, immobile il profilo dell’osservatore-puparo, gli sguardi s’incrociano in un’immagine speculare, in un analogo atteggiamento del volto fisso come una maschera. Una luce surreale illumina il paladino, esaltandone le applicazioni in giallo sull’armatura che brillano come pietre incastonate; la plasticità e il volume della corazza emergono al suo tocco radente della luce, sbalzata dalle mani sapienti del puparo. Lo scudo occupa quasi tutta la parte inferiore dello spazio, il puparo accenna un sorriso complice e, al tempo stesso malinconico che vale più delle parole. Una vita mitizzata in un fotogramma, in una dimensione sospesa tra passato e presente che, sembra debba essere interrotta dal fragore delle battaglie, mentre lo sguardo di Orlando scruta l’infinito orizzonte in cerca dell’eterno amore.

Questa è la storia di un uomo, di un’arte antica, che rivela la passione e l’amore verso il proprio lavoro, un ulteriore tassello utile alla comprensione di un’epoca straordinaria e irripetibile, cui mio padre è stato protagonista e testimone; la conferma di quanto detto all’inizio di questa trattazione e, cioè che il passato rivive nel presente, in una rinnovata dimensione temporale, quella attuale che ci impegna a custodire e tramandare alle future generazioni, la storia dell’ultimo puparo di Monreale, Enzo Rossi.

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