I pupi raccontano: il teatro dell’opra dei pupi ambasciatore nel mondo della nostra tradizione

L’esperienza del teatro dei pupi dei fratelli Munna nel quartiere Carmine, nel ricordo del padre Ignazio

MONREALE, 10 settembre – L’opera dei pupi a Monreale è una pagina delle nostre tradizioni che non è stata abbastanza sviluppata: pochi e brevi cenni di alcuni studiosi che si sono limitati alla sola citazione del luogo e di alcuni personaggi, senza uno studio sistematico e approfondito.

La vicina Palermo con i suoi famosi pupari e la presenza di tanti teatrini dell’opera dei pupi ha fagocitato Monreale, identificata solo per il famoso Duomo normanno e relegandola a un ruolo marginale o addirittura inesistente.
Ricercare le ragioni di tale scarsa attenzione non è facile, perché pochi studiosi hanno affrontato l’argomento e, quasi sempre riferendosi ai più attivi e importanti centri di diffusione del fenomeno, ovvero Palermo e Catania.
Per quanto riguarda Monreale, possiamo dividere la storia dell’opera dei pupi in due distinti momenti storici; una prima fase compresa tra le due guerre, epoca in cui gli spettacoli dei pupi rappresentavano l’unico svago per anziani e bambini, che si concluse con la scomparsa di Ignazio Munna nel 1939 e, con l’inizio del secondo conflitto militare e una seconda fase postbellica, ancora da scrivere e da storicizzare, oggetto della presente trattazione.
Di Ignazio Munna ho tracciato un profilo umano e professionale in un’ampia descrizione della sua attività, nelle pagine di questa testata giornalistica, definendolo il capostipite dell’opera dei pupi a Monreale, la cui eredità culminerà in una nuova stagione teatrale.
Trascorsi gli anni della guerra e superata la travagliata fase della ricostruzione, il popolo siciliano desideroso di lasciarsi alle spalle i tristi e nefasti anni e, non avendo molte occasioni d’intrattenimento si appassionò alle storie dei paladini di Carlo Magno raccontate nell’opera dei pupi che, ebbe il suo momento di massima espansione.
Tuttavia la crisi dell’opera dei pupi era alle porte, l’avvento del cinema e della televisione fu accolto con grande entusiasmo, la gente, complice il boom economico riversò tutte le attenzioni su questi innovativi mezzi di comunicazione e di intrattenimento che, spazzarono via tutti gli altri svaghi compresa l’opera dei pupi che ne pagò il prezzo più alto.
In nome della modernità e del progresso, la gente parve dimenticare le proprie tradizioni, considerate storie d’altri tempi e quindi da dimenticare.
L’opera dei pupi subì un duro colpo, le storie dei paladini che, un tempo avevano fatto sognare intere generazioni persero il loro fascino, le gesta di Orlando e Rinaldo furono quasi dimenticate; i pupi lasciati nei vecchi e umidi magazzini o in vendita presso antiquari diventarono oggetti da museo, non ebbero più la funzione propria che li caratterizzava.
L’esperienza del teatro dei famosi paladini in Sicilia sembrò concludersi, i pupari furono costretti a vendere i pupi e il materiale scenico dei teatrini, stessa sorte subì il teatro di Ignazio Munna che molto probabilmente fu venduto dalla moglie o dai figli.
Verosimilmente dispersi dall’avvento di una nuova epoca di benessere e di progresso, dei Munna per decenni non si trova traccia, c’è un vuoto che si estende oltre gli anni ’70 e precisamente al 1973, anno della riapertura del teatrino nel cortile Manin.
Il movimento culturale guidato da intellettuali in difesa e salvaguardia delle tradizioni popolari, tra cui Antonio Pasqualino, Antonino Buttitta, Renato Guttuso e Umberto Eco diede nuovo impulso all’opera dei pupi, soprattutto per merito di alcune famiglie di pupari che caparbiamente continuarono a mantenere la tradizione e, così in pochi anni assistiamo alla nascita di numerosi teatrini. Sulla scia del nuovo e rinnovato interesse di studiosi fu istituito il Museo Internazionale delle Marionette per la conservazione e la salvaguardia di un patrimonio di grande valore.
Gli opranti modificarono le storie e la durata degli spettacoli, rivolgendosi al nuovo pubblico composto da turisti, scolaresche e semplici curiosi.
In quegli anni, a partire dal 1956 mio padre Enzo Rossi aveva cominciato la sua attività di costruttore di pupi presso la bottega di Ciccio Scalisi e come aiutante nel teatrino di Francesco Sclafani e Peppino Celano in vicolo Scippateste a Palermo e, successivamente aveva preso in affitto da quest’ultimo un teatrino che impiantò per un breve periodo, in un magazzino in via Duca degli Abruzzi al civico 35.
Fino al 1976 mio padre tenne un teatrino dei pupi nei locali della palestra dell’Istituto Guglielmo II al Belvedere.
Monreale aveva una sua storia legata al teatro dei pupi e, le cose lo sappiamo benissimo non nascono per caso, l’esperienza del puparo monrealese non poteva non essere determinante e incentivante per chi si apprestava a riaprire un teatrino dei pupi.
Legati da un’amicizia che risale ai padri, Enzo Rossi unico puparo a Monreale e riferimento per i pupari e gli estimatori di Palermo, invogliò i Munna a riaprire il teatrino facendogli conoscere gli artigiani con i quali aveva rapporti di lavoro, circostanza questa confermatami qualche giorno fa dal puparo Piero Scalisi che ha conosciuto Vito e Vincenzo Munna presentatogli da mio padre e che realizzò su committenza i pupi per il nuovo teatrino insieme al padre Ciccio, maestro di Enzo.
La storia dei fratelli Vincenzo e Vito Munna inizia nel 1973 con l’apertura del teatrino ubicato nel cortile Manin, dopo ben trentaquattro anni dalla scomparsa del loro padre Ignazio.
Le scene, i cartelli e i sipari del nuovo teatrino - riferisce sempre Piero Scalisi - furono realizzati da Giovanni Salerno pittore dei pupi all’impronta, con il suo caratteristico tocco rapido e vivace, ricercatissimo da tutti gli opranti della Sicilia.

Nacque così la compagnia “OPRA DEI PUPI V. MUNNA DI MONREALE FRATELLI MUNNA” che eseguì spettacoli per un venticinquennio, in tante tournée in Italia e all’estero, grazie alle iniziative organizzate dall’Azienda Autonoma di Turismo di Palermo e Monreale.
Vincenzo Munna assunse la direzione degli spettacoli, con Vito riuscì a radunare attorno al teatro una schiera di manianti e aiutanti, tra cui l’abile Michele Gulì, lo stesso Enzo Rossi, Peppino Giardi e l’altro fratello Leonardo.
Tra gli aiutanti ricordiamo il giovane Guglielmo Li Manni che è stato vicino ai due pupari per tanti anni.
Gli spostamenti nelle varie località della Sicilia non erano una pratica semplice, occorrevano persone capaci di allestire il teatrino con tavole, chiodi e martello, servivano mezzi idonei per trasportare tutto l’occorrente per lo svolgimento dello spettacolo, come ci racconta lo stesso Li Manni, appassionato sostenitore e bravo nell’organizzare il lavoro di montaggio.

Negli anni ’80 l’oprante Onofrio Sanicola di Marineo impiantò il Teatro Drammatico dei Pupi Guglielmo al Sacro Cuore in via Benedetto D’Acquisto a Monreale, per un decennio vi sono stati due teatrini, con differenti modi di fare teatro, il primo ancorato a schemi della tradizione e al repertorio cavalleresco, il nuovo teatrino che seppur restando legato alla tradizione ha affrontato tematiche nuove, promovendo iniziative di studio e incontri.
Nel 1991 avvenne la svolta, Vincenzo Munna rimasto vedovo e avanti negli anni ebbe un momento di riflessione, i due fratelli si separarono dividendosi i pupi, Vincenzo mantenne il teatrino e i copioni del padre, per i pupi mancanti si rivolse a Luciano Bumbello che realizzò i paladini; continuò a eseguire gli spettacoli per le scuole e modificò il nome della compagnia in TEATRINO OPRA DEI PUPI“ORLANDO” DI VINCENZO MUNNA. Nella brochure che pubblicizzava la nuova compagnia non vi è riferimento al padre, né tanto meno all’esperienza con il fratello Vito, segno di una spaccatura definitiva, quasi un taglio con il passato o la voglia di affermare la propria autonomia.

Vito Munna rimasto solo, non si discostò dal teatro dei pupi e si avvicinò all’amico Enzo che, già da diverso tempo collaborava con l’oprante Onofrio Sanicola, instancabile organizzatore di iniziative al teatro Guglielmo e nell’altro teatrino dei pupi a Milano. Tra le iniziative dove si esplica la collaborazione di Vito Munna con la compagnia Rossi - Sanicola, ricordiamo una serie di spettacoli per i turisti della durata di circa venti minuti nelle terrazze del ristorante Il Giardino dei desideri, oggi Giardino degli aranci, in via Torres a Monreale, come ci ha raccontato lo stesso Sanicola.
Con la scomparsa di Vincenzo Munna avvenuta nell’agosto del 2000 molti pupi e il teatrino furono venduti a un collezionista di Mezzoiuso che li ha esposti in contesti distanti da Monreale per cultura e storia.

Ho affrontato questo argomento muovendo da attente valutazioni, spinto dalla necessità di una disamina più rispondente alla realtà, nella ricerca di una verità storica, di una memoria collettiva e in ragione di un’onestà intellettuale, valore imprescindibile per la trattazione di un tema, come quello dell’opera dei pupi a Monreale, talmente trascurato che ha dato spazio a sviluppi fantasiosi e fuorvianti, non rispondenti alla realtà, secondo convincimenti personali errati o volutamente errati, non supportati da riscontri oggettivi, dunque non tracciabili e dimostrabili.
Ho raccolto informazioni, notizie e testimonianze, ricercando le fonti documentali, verificandone sempre l’attendibilità, allo scopo di mettere ogni tassello al posto giusto, o più adeguatamente dare un ordine cronologico agli eventi, per meglio comprendere le dinamiche che hanno caratterizzato questo fenomeno culturale, che merita più ampi spazi di indagine e di approfondimenti.

Ci sono molti modi per onorare la memoria di uomini che si sono spesi per le nostre tradizioni popolari, modi che non passano attraverso promesse, baratti o polemiche sterili perpetuati da persone che non hanno mai contribuito alla riscoperta della nostra memoria, delle nostre radici e che hanno avuto il rammarico di non essersi mai adoperati per riportare alla memoria i propri congiunti.
Poi se qualcuno si dispiace perché si scrive di pupi e pupari, se ne faccia una ragione, non sarà certo una serata sotto le stelle a fermare la storia del teatro dei pupi a Monreale.

Le pagine di questo meraviglioso mondo dell’opera dei pupi l’hanno scritta i pupi, i pupari, i contastorie, il pubblico, uomini che con la loro passione, i loro sacrifici, le loro storie, i loro sogni hanno raccontato pagine di vita vissute intensamente, a noi il compito di saperle leggere.

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