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San Cipirello, indagine telefonini: avvisi di garanzia per il sindaco Geluso e per il presidente del Consiglio comunale Randazzo

Loro si difendono: “Errore di fatturazione o servizi mai richiesti”

SAN CIPIRELLO, 29 ottobre – Tre informazioni di garanzia sono state notificati ad amministratori e dipendenti comunali. Gli avvisi riguardano il sindaco Vincenzo Geluso, il presidente del consiglio comunale Giovanni Randazzo ed una impiegata del Comune.

A notificarli venerdì mattina sono stati i carabinieri della locale stazione. L’accusa formulata dalla Procura di Palermo è peculato. Ed altri avvisi di garanzia potrebbero arrivare nei prossimi giorni. L’indagine, partita nel 2013, riguarda il presunto uso improprio dei telefoni cellulari e delle Sim in dotazione ad amministratori e dipendenti del Comune di San Cipirello. All’epoca dei fatti Geluso ricopriva la carica di presidente del consiglio comunale e Randazzo era invece capogruppo di maggioranza. I due, come altri, usufruivano di un telefono ed una scheda i cui costi gravavano sulle spese del bilancio comunale. Nelle fatture emesse da Tim, tra la fine del 2011 e il 2012, figurano cifre che hanno però fatto scattare l’indagine: in sei bimestri, infatti, la solo utenza di Geluso raggiunse complessivamente 32 mila euro di spese.

Con punte di 6 e 600 euro al bimestre. Sul numero in uso al consigliere Giovanni Randazzo furono invece conteggiate spese per quasi 8 mila euro, sempre in un anno. Il picco massimo si registrò nel bimestre febbraio-marzo 2012, in coincidenza con le prime fibrillazioni della campagna elettorale per le elezioni comunali. Nell’inchiesta c’è anche una dipendente del Comune che, dopo un paio di fatturazioni elevate, ridusse però i consumi. I tre indagati sono assistiti dall’avvocato Maria Ilaria Marazzotta, che già difende il Comune nel contenzioso con la Tim per un decreto ingiuntivo di 16 mila euro.

“Il Comune – fa sapere il legale – ha sempre contestato le fatture che non ha mai pagato. Si tratta verosimilmente di un errore di fatturazione o forse l’erogazione di servizi mai richiesti”. In atto c’è anche una cessione di credito da parte della società telefonica per 130 mila euro ed un altro contenzioso con H3g per 16 mila euro. Le bollette contestate annoverano tra i costi le telefonate, gli sms e le “connessioni Wap a tempo”. Politici e dipendenti avevano a disposizione, infatti, già in quegli anni Smartphone di ultima generazione in grado di collegarsi ad Internet. Alcune schede Sim erano però abilitate al traffico interno, altre erano invece “aperte”. Così, nel giro di pochi mesi, alcune numeri riuscirono a raggiungere cifre da capogiro, a causa anche dei “servizi opzionali”: in particolare il “no soglia dati nazionale sac”. Un’opzione presente in tanti altri contratti con i Comuni.

Ma a San Cipirello sembra che qualcosa sia sfuggita di mano. Geluso e gli altri hanno sempre puntato l’indice contro la compagnia telefonica. A fare luce sarà adesso la Procura di Palermo, che coordina le indagini condotte dai carabinieri della locale stazione. Nei mesi scorsi, durante la campagna elettorale, la vicenda “telefoni d’oro” è tornata d’attualità. A giungo il Giornale di Sicilia e Vallejatonews si erano ampiamente occupati della vicenda. “Il mio telefonino era aperto e abilitato alle chiamate – raccontò Geluso durante un comizio – perché ero reperibile 24 ore su 24. Se qualcuno pensa che ci sia del losco – disse – vada in procura a denunciare”. Le indagini in realtà erano già partite da tempo.

(fonte e foto: vallejatonews)

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