San Cipirello, la libertà di stampa negata ed il ritorno ad un pericoloso passato

Leandro Salvia

Vittima il cronista Leandro Salvia, allontanato pubblicamente dal Consiglio comunale

SAN CIPIRELLO, 29 giugno - La vicenda, se non fossimo sicuri che si è verificata ieri, potremmo datarla negli anni ‘30, spostando indietro le lancette dell’orologio di almeno ottant’anni e collocarla nel tempo durante il ventennio fascista, che così tante vittime ha prodotto sul piano della dialettica e del confronto democratico.

È la vicenda che ha riguardato Leandro Salvia, corrispondente del Giornale di Sicilia dai centri della Valle dello Jato, “anima” del portale online “Vallejatonews” e collaboratore saltuario pure di MonrealeNews, allontanato pubblicamente dall’aula del Consiglio comunale di San Cipirello, dal presidente Giovanni Randazzo solo per aver… fatto il proprio lavoro.
Non sono andati giù al presidente, evidentemente, gli articoli che Salvia ha scritto (tra l’altro molto bene) sulla manifestazione che si è tenuta nel piccolo centro jatino dove una ragazza procace si è esibita con una sorta di danza che poco lasciava all’immaginazione, e che si è trasformata in uno spettacolo hot, alla presenza pure di bambini, durante il “Tuning show valle Jato”. Un evento che si è trasformato in un clamoroso autogol per l’amministrazione comunale, che aveva patrocinato la manifestazione, tanto che il sindaco di San Cipirello, Vincenzo Geluso, seppur tardivamente, non ha esitato a recitare un doveroso “mea culpa”, sentendo il bisogno di chiedere scusa per l’accaduto alla sua comunità.
Leandro Salvia, che conosciamo e stimiamo personalmente e che da anni racconta con coscienza, competenza e professionalità le vicende di cronaca di un territorio difficile, per ragioni fin troppo ovvie, come quello jatino, non ha certo bisogno di essere difeso da nessuno.
Non si può restare in silenzio, però, di fronte ad atti come quello compiuto dal presidente del Consiglio comunale di San Cipirello, che consideriamo lesivi della libertà di stampa e del diritto all’informazione, costituzionalmente garantiti, fuori da ogni logica democratica, che fanno saltare dalla sedia qualsiasi cittadino che ne abbia a cuore i valori fondanti e l’assoluta imprescindibilità.
Cacciare via come un indesiderato o, peggio, come il peggiore dei delinquenti, un cronista solo perché fa (tra l’altro benissimo) il suo lavoro è un gesto che non può essere tollerato e che merita di essere stigmatizzato “senza se e senza ma” e che - ne siamo certi - avrà fatto tanto vergognare quella parte sana (che è la maggioranza) della comunità jatina, che pubblicamente o più verosimilmente in maniera silente, ha preso le distanze da questa “bravata”.
A Salvia è giunta la solidarietà dell’Ordine regionale dei giornalisti, dei consiglieri comunali di San Cipirello Antonino Crociata, Gaspare Scannaliato e Marianovella Termini che di lui hanno sempre apprezzato la serietà e la professionalità e che, purtroppo, affermano come episodi di questo tipo non siano rari o isolati.
Alla loro si unisce pure la nostra: ferma, totale ed incondizionata per un gesto che mortifica una persona seria, ma ancor prima un’intera comunità, che avrebbe bisogno di ben altro e non certo di gesti grossolani e dispotici come quello di ieri.

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