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Dipinti su Vetro “L’antico e il moderno nella collezione di Francesca Gucciardi”

La mostra è visibile al Complesso Monumentale Guglielmo II fino al 6 gennaio. LE FOTO

MONREALE, 27 settembre - Da materia fusa ed amorfa nasce il vetro, dotato di lucentezza che si ottiene mediante la fusione a temperature elevate di sabbie silicee mescolate a carbonato di calcio, soda e potassa, che l’uomo plasma in forme, oggetti e superfici su cui imprimere segni e immagini dalla forte valenza religiosa.

Sono i volti delle madonne, dei santi, bambini dormienti, scene bibliche e religiose avvolti da fluenti cromie in un perenne stato spirituale.
La mostra Dipinti su Vetro “L’antico e il moderno nella collezione di Francesca Gucciardi” che si è recentemente aperta nei prestigiosi spazi del Complesso Monumentale Guglielmo II (fino al 6 gennaio 2019) con le suggestive musiche eseguite dal giovane liutista Marcello Lo Presti, é particolarmente interessante e merita un approfondimento dei contenuti e delle opere, in essa contemplate.
Partiamo da un dato: il titolo fa riferimento a due sezioni, ovvero una raccolta di opere della pregiata collezione di pitture su vetro che vanno dal XVIII secoli ai primi decenni del novecento e circa quaranta dipinti eseguiti in quest’ultimo periodo dall’artista palermitana Francesca Gucciardi legata indissolubilmente ai canoni tecnici e rappresentativi dei cosiddetti pincisanti.
L’esposizione delle pitture antiche comprende opere di scuola veneta, pugliese, napoletana e del meridione d’Italia, i pezzi della collezione in mostra sono più di quaranta e fanno parte di una più cospicua raccolta di vetri, di varie tipologie e dimensioni, un unicum nel panorama del collezionismo, basti pensare che alcuni musei ne posseggono un numero compreso tra trentacinque e cento.
Le prime opere in pittura su vetro risalgono alla fine del Seicento e per tutto il secolo XVIII la situazione rimase immutata e riconducibile alla pittura più raffinata dell’area veneta e napoletana, grazie anche alla diffusione di stampe e incisioni quali modelli di riferimento.
A partire dalla seconda metà dell’ottocento in poi in Sicilia, si va affermando una vera e propria cerchia di pittori popolari i Pincisanti, pittori occasionali che utilizzavano qualsiasi supporto su cui dipingere, dai cartelli dell’opera dei pupi, ai carretti siciliani, agli ex voto su latte di alluminio, alle immagini a tema sacro su lastre di vetro di 2 mm di spessore, che un tempo adornavano le case dell’aristocrazia.

Questi pittori attingendo dal repertorio sacro e devozionale, dalle leggende, dalle storie di santi fino alle storie dei paladini di Francia e da poemi cavallereschi s’imposero all’attenzione dell’emergente classe borghese che ne commissionava i dipinti o li acquistava durante le fiere di paese o le vendevano nelle feste patronali, e successivamente la riduzione del costo del vetro e della manodopera favorì la diffusione delle opere in vetro anche tra la borghesia contadina.
Due mondi a confronto che camminando su binari paralleli segnano l’itinerario di un percorso artistico di una pittrice tra le poche in Sicilia a padroneggiare una tecnica particolarmente diversa rispetto alla pittura convenzionale e cioè la pittura su vetro o meglio su sottovetro caratterizzata dalle tonalità accese e brillanti.
Le opere di pittura su vetro hanno diversa tipologia, misure e formati e abbracciano un arco temporale di almeno tre secoli, inserite nelle classiche cornici originali, modelli tipici quelle a mezzacanna, a guantiera e a cuspide, i soggetti sono la Sacra Famiglia, l’Annunciazione, la Natività, Santi, Madonne, scene tratte dalla Bibbia e Sacre Conversazioni, di ottima fattura e di grande raffinatezza.
L’aspetto connotativo delle opere in mostra è determinato dalla decisa valenza cromatica tipicamente solare, dall’uso dei colori primari e dalle calde tonalità, tra le tinte predilette dai pittori spiccavano l’azzurro e l’ocra per i fondi e il bianco dei panneggi delle vesti di alcune figure.
I pigmenti in polvere erano diluiti con olio di lino cotto in rapporto di tre parti a uno, la tavolozza era composta da biacca di Zinco (bianco), giallo cromo, cinabro, lacca terra gialla bruciata, blu oltremare, blu di Prussia e nero fumo, la stessa varietà di colori impiegati dai pittori di carro e di barche.
Della collezione si potrebbero scrivere pagine e pagine, in questa sede ci limiteremo alla descrizione di alcune opere che sono più rappresentative e che danno la misura del valore intrinseco dell’intera collezione.
La Sacra Conversazione, tema tra i più commissionati - nella mostra ve ne sono tre versioni – è considerata da alcuni studiosi una variante della sacra famiglia per la presenza della figura di San Giuseppe, cui si affiancano S. Francesco di Paola patrono principale della Sicilia e Sant’Anna madre di Maria e nelle pitture più colte dalla presenza del suo sposo San Gioacchino.

A Palermo e nella Sicilia occidentale la rappresentazione della Sacra Conversazione è caratterizzata dalla presenza di Santa Rosalia, patrona della città di Palermo.
In un’altra Sacra Conversazione di scuola siciliana, in mostra a Monreale troviamo la versione con San Giovannino (Giovanni Battista) venerato nel Ragusano che ci induce a supporre che questo dipinto sia opera di botteghe attive nella Sicilia orientale.
Nella versione con Santa Rosalia, la costruzione della rappresentazione è ottenuta attraverso l’uso di piani prospettici che definiscono lo spazio scenico - il giallo dell’aureola della Madonna sembra guidare lo sguardo dello spettatore irradiandolo di luce divina - le figure che la compongono sembrano colte come in un fotogramma nel momento di una “riunione divina”, attori inconsapevoli e presenze indispensabili.
Tra le opere di rilievo della collezione figurano il San Francesco di Paola patrono della Sicilia con la sua barba fluente, che regge il bastone con la mano destra, e con l’altra mano aperta sul petto in segno di devozione, la fuga in Egitto e il Sacro Cuore di Maria, con il caratteristico cuore di colore rosso.
Nelle opere di Francesca Gucciardi, passato e presente, antico e moderno si fondono e convivono in un rapporto stretto e simbiotico, linfa vitale per un’artista che cresciuta attraverso la lezione del passato si appropria sapientemente dei segreti di un mestiere, mescolando i pigmenti in una nuova libertà interpretativa fino a impadronirsi degli stilemi, rivisitandoli attraverso un linguaggio espressivo proprio e del tutto nuovo, capace di raggiungere un alto livello artistico.
La storia di questa collezione risale ai tempi della frequenza dell’Istituto d’Arte di Palermo e continuata negli anni con la conoscenza di un mestiere che annovera pochissimi fautori in Sicilia; la passione per il collezionismo di opere antiche si manifesta in tutta la sua forza con il restauro di un’opera dell’ottocento che la giovane artista studiandone il disegno e le brillanti campiture di puro cromatismo, ne rimase affascinata al punto di impadronirsi dello stile e del mestiere facendone una delle più appassionate cultrici e assidue pittrici in questo campo.
Scene nate dal sentimento religioso e devozionale, queste icone dalle preziose sfumature e dalla semplicità del disegno rappresentano uno spaccato di tempo remoto di una religiosità popolare domestica, intima e privata, universi simbolici, presenze immutabili e rassicuranti poste a baluardo delle mura domestiche e dei loro componenti.

L’abitudine di concentrare più immagini sacre che avevano lo scopo di rendere “potenti” alcuni luoghi della casa, quali punti di riferimento cui rivolgersi nei momenti difficili, attraverso la preghiera e le invocazioni, e della necessità di un’azione protettiva della propria dimora.
Le stampe, le riproduzioni di immagini devozionali di piccolo formato, incisioni, stampe raffiguranti madonne e santi in analogia alle rappresentazioni della pittura su vetro facevano parte della casa o della bottega.
I manufatti pittorici realizzati su sottovetro con colori a olio, tempera e alcune di esse con applicazioni di foglia d’oro e argento, la cui stesura del pigmento è resa sul retro del vetro in modo speculare, muovendo dai particolari fino al completamento delle campiture più ampie hanno le stesse caratteristiche e conservano gli stessi procedimenti delle più antiche opere dei secoli scorsi.
I temi di questo linguaggio appartengono all’universo religioso, madonne, santi, scene tratte dalla bibbia, natività, sacra famiglia, sono i soggetti prediletti dall’artista, tra le poche in Sicilia a padroneggiare questa antica tecnica, che richiede abilità e sensibilità estetica.
Le opere di Francesca Gucciardi non sono la riproduzione del repertorio classico, ma la personale rivisitazione di un linguaggio espressivo e iconografico, in chiave “pincisanti” in continuità e nel rispetto della tradizione pittorica popolare.
Tra le opere in mostra dell’ultimo periodo risalta la Madonna del Popolo avvolta da corone di fiori e caratterizzata dalle minuziose decorazioni del panneggio che riportano alla memoria i raffinati capi di corredo ricamati dalle donne siciliane, il S.S. Crocifisso della Chiesa Collegiata, la cui corona d’argento sulla croce dietro il capo reclinato del Cristo spicca per la sua cesellatura, ordito di manifattura riconducibile ai maestri argentieri palermitani e trapanesi e l’opera che ritrae San Castrense, santo patrono di Monreale, particolare tratto dall’opera del monrealese Pietro Antonio Novelli, che si trova nell’omonima chiesa, che l’artista ha rappresentato nell’atto di salvare un indemoniato e alcuni uomini in balia di una tempesta.
Di grande impatto l’immagine del Cristo alla colonna tratta dalla scultura in legno policromo di Girolamo Bagnasco del 1787 conservato al Museo Diocesano di Monreale.
Francesca Gucciardi è un’artista che consapevole di possedere il “mestiere” nel senso più nobile del termine, ritrae un universo religioso legato alla devozione popolare, attingendo a piene mani dal repertorio dei pittori su vetro dell’area veneta, e in particolare del meridione d’Italia e più segnatamente della Sicilia, in continuità e nel rispetto della tradizione popolare, mettendosi in gioco sperimenta e propone soggetti nuovi dalla forte connotazione personale.
Le sue opere, dal forte impatto religioso e devozionale, offrono uno spaccato di un linguaggio iconografico delle nostre tradizioni popolari con caratteristiche nuove, sorprendenti e di mirabile artificio.

Una tecnica pittorica immutata rispetto al passato, che conserva ancora oggi lo stesso fascino e la stessa ammirazione tra gli osservatori.
Questo è l’universo di riferimento presente nell’opera di un’artista dalla ricerca determinata e ben ponderata tra le più promettenti nel panorama dell’arte.
La recente produzione artistica di Francesca Gucciardi l’ha posta all’attenzione di un pubblico più vasto e sensibile, che ne ha apprezzato le sue doti artistiche offrendo allo spettatore sensazioni uniche in un linguaggio semplice e al tempo stesso efficace, espressione di un sentimento popolare immutato nel tempo e nello spazio.
L’allestimento della mostra negli spazi del Complesso Monumentale, al quale si accede dallo scalone dove sono ubicate le opere di Pietro Novelli e di Giuseppe Velasco, e percorrendo il corridoio dove si possono ammirare le due tele dello Stomer e la pala del manierista Filippo Paladini, per citarne alcuni è quanto di meglio si possa chiedere per un’esposizione di prestigio come quella proposta dall’artista, che ha messo a disposizione la propria collezione per la fruizione di appassionati d’arte e gli studenti del territorio, un occasione unica nel panorama espositivo a due passi dai meravigliosi mosaici del Tempio d’oro voluto dal sovrano normanno Guglielmo II.

 

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