San Luigi dei Francesi, un Santo intransigente ed integralista

Se ne è parlato oggi a Palazzo Arcivescovile in occasione della presentazione del libro di Patrizia Sardina

MONREALE, 27 febbraio – Luigi IX, meglio conosciuto come il Santo, è un personaggio legato a doppio filo con la storia di Monreale. Di lui e di un altro personaggio storico in qualche modo speculare, Federico II, si è parlato presso il palazzo arcivescovile di Monreale, in occasione della presentazione del libro, una raccolta di saggi, “San Luigi dei Francesi Storia, spiritualità, memoria nelle arti e in letteratura”, curato da Patrizia Sardina.

Sono intervenuti, oltre all’autrice, l’arcivescovo Michele Pennisi, Salvatore Fodale, professore emerito di Storia medioevale dell’Università di Palermo e Pietro Corrao, coordinatore del corso di studi antropologici dell’Università di Palermo.
Il corpo di San Luigi, conosciuto anche come san Ludovico, protettore dell’Ordine terziario laico, fu traslato a Monreale come tappa intermedia nel lungo viaggio verso Saint Denis. Morto in odor di santità, a Tunisi, a causa della dissenteria, Luigi IX aveva vissuto la sua vita all’insegna di una religiosità per certi versi intransigente ed integralista; una parabola esistenziale opposta a quella dello “Stupor Mundi”, passato alla storia come l’eretico o, addirittura, l’“Anticristo”. Un approccio, il suo, in realtà molto vicino alla sensibilità religiosa moderna, attenta e aperta all’ “altro” come un’opportunità anche spirituale. Un diverso destino per i due sovrani, condizionato, oltre che dalle dissimili circostanze religiose e morali, dalla condizione politica dell’epoca che vedeva l’impero in decadenza e la monarchia francese in ascesa, non a caso Bonifacio VIII proclamò la beatificazione del re francese, a pochi anni dalla morte.

“Il pellegrinaggio legato alle reliquie di Luigi dei Francesi – ha detto Pennisi – continua ancora oggi, in qualche modo, con l’Ordine terziario che, ogni anno, in occasione della ricorrenza liturgica di san Ludovico, il 25 agosto, si ritrova a Monreale; o ai gruppi di pellegrini francesi che ancora si recano nel sacello in cui si conservano le sue viscere. Inoltre, il dipinto che raffigura il Santo è l’unico ad olio della cattedrale”.
L’interesse sui resti mortali di Luigi IX deriva dal fatto che le reliquie conservate a Monreale sono fra le poche scampate al furore antireligioso della Rivoluzione francese.
Il suo corpo fu sottoposo a bollitura per separare le ossa, considerate la parte nobile e duratura, dalle viscere. Le prime furono traslate dal figlio Filippo a Saint Denis; le seconde rimasero nella città normanna, insieme a due dita. In Francia, i suoi resti furono dispersi durante la Rivoluzione francese.

Un dubbio storico riguarda il cuore: rimase insieme alle viscere o fu portato a Saint Denis? Il ritrovamento di un cofanetto, in Francia, contente alcuni resti cardiaci ha portato all’immediata attribuzione a San Luigi, anche per la convinzione che difficilmente il figlio avrebbe lasciato il cuore paterno in un paese straniero. Di contro, numerose testimonianze, fra cui quella del Lello, pseudonimo di Ludovico Torres II, parlano del cuore come di una parte delle viscere rimaste nel duomo normanno. Quando l’arcivescovo Balsamo fece aprire la cassetta contenente le spogli mortali del Santo, fu rinvenuto un ammasso organico che, in seguito al deterioramento, non consentì il riconoscimento di un organo preciso. Insomma, un mistero senza possibilità di soluzione.

 

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