Studio Radiologico Gargano

Loreto il pappagallo marxista

Una favola dedicata alla memoria di don Giuseppe Governanti

Ho avuto il privilegio di conoscere nella mia tenerissima infanzia (11 anni o giù di lì) un prete meraviglioso che ricordo con amore e grandissimo affetto; si chiamava Padre Giuseppe Governanti ed ufficiava presso la mitica parrocchia di San Castrense a Monreale.

Era un prete superlativo senza se e senza ma, esperto di diritto canonico e dal cuore umano. Don Giuseppe Governanti amava tutte le creature semplici della vita: gli umili, i poveri, i disperati, i matti, ma soprattutto i bambini. Era purissimo nel suo grande cuore, spesso vittima di donne megalomani che tentavano di circuirlo per deviarlo dalla sua grande missione d’amore nella vita quotidiana di tutti noi umili cristiani, alla ricerca della suprema verità esistenziale. Don Giuseppe m’insegnò il percorso infinito della sofferenza e della resurrezione; mi forgiò al suo vangelo senza fronzoli, dove i protagonisti assoluti erano l’amore, la solidarietà, la mutualità, la tolleranza e l’impegno sociale e civile. Don Giuseppe aveva adottato un buffissimo pappagallo e lo aveva chiamato “Loreto”; lo teneva su un trespolo vicino al suo confessionale. Quando Don Giuseppe confessava la gente, c’era una calca di persone in fila ad attendere il turno. Spesso e volentieri mi nascondevo dietro il trespolo di Loreto, per capire le dinamiche di quelle straordinarie, affollatissime confessioni. La gente s’inginocchiava umilmente e dopo il sacro segno della croce cristiana, apriva il suo cuore alla narrazione dei peccati commessi. A questo punto subentrava magicamente Loreto ed i suoi atroci e volgari commenti: “Porca, Diavola, Selvaggia, Zoccola, pentiti e recita 1200 atti di dolore, 2500 ave-Maria e 2000 padrenostro”. La gente restava letteralmente sconvolta e supplicava umilmente il mistico Don Giuseppe per uno sconto della penitenza.

Loreto è stato il primo pappagallo marxista ovvero catto-comunista, che laicamente infliggeva infiniti atti di dolore al peccato degli uomini e delle donne. Don Giuseppe scoprì il manipolatore delle false penitenze e confinò Loreto nella sagrestia della chiesa, a tenere compagnia al mitico sacrestano Tanino il calzolaio. Scoppiò una rivoluzione! Loreto mal tollerava il sagrestano e don Tanino, sacrista in panne, odiava i pappagalli. Si beccavano continuamente per un nonnulla, scatenando risse storiche a base d’insulti e volgarità. Loreto modulava gracchiando al sacrista: Ladro, Ladro : “Rubi tutte le offerte della chiesa”. Tanino, fuori di testa, cercava di soffocare Loreto e lo malmenava per farlo stare zitto. Dopo pochissimi giorni di convivenza tra il pappagallo ed il sacrista, Don Giuseppe riportò Loreto vicino al suo confessionale, intimandogli di non interferire più nelle confessioni dei fedeli. Loreto rispose flemmatico: “Obbedisco”. La promessa di Loreto nascondeva le intenzioni di riscossa del pappagallo vendicativo. Loreto, sornione, amava profondamente Don Giuseppe Governanti ma non tollerava il sacramento della confessione perché lo riteneva un atto d’ipocrisia del popolo cattolico che si lavava la coscienza dopo i gravi peccati commessi. Nella tenera età dei miei dodici anni, afferrai a volo la mia prima occasione storica per fare rivoluzione.

Don Giuseppe mi aveva incaricato di accudire Loreto per l’alimentazione quotidiana del suo pappagallo; dopo la postazione vicino al confessionale, Don Giuseppe destinò a Loreto una stanzetta del retro sacrestia dove trascorrere il tempo libero. Toccai il cielo con un dito, al solo pensiero di trascorrere la mia giornata con un pappagallo che amavo e sentivo vicino alla mia rivoluzione laica di dodicenne rivoluzionario, caparbio ed irriverente verso una chiesa statica e perpetuamente moralista e lontana dal mio Gesù di Nazareth. Nell’arco di un mese, plagiai materialmente Loreto per la mia rivoluzione nel Confessionale. Gli uomini, in grande percentuale non confessavano mai tradimenti, atti impuri, cattivi pensieri e perversioni; le donne erano più sincere, spontanee ed in buona fede, ma prolisse ed abbondanti nella descrizione dei loro peccati e tentazioni quotidiane. Loreto doveva incarnare il ruolo catartico di sventare la mala fede e punire con pene severe gli ipocriti e bugiardi. Ho dovuto sudare sette camicie per formare “Loreto” nel ruolo severo dello sputtanamento e delle severe punizioni da assegnare agli ipocriti del confessionale. Loreto, come un clone, doveva straordinariamente anticipare Don Giuseppe, imitando la sua tenera voce, nell’assegnazione delle penitenze previste per ogni peccato.

Al Confessionale ci fu la rivoluzione. La prima vittima del mio piano diabolico fu un noto mafioso e delinquente che si limitava volgarmente nella confessione a dichiarare piccoli peccati veniali legati alla sua quotidianità. Don Giuseppe che conosceva il vissuto dell’uomo, non si stancava mai di dirgli: E poi! Mi parli d’altro, della sua giornata, delle sue buone azioni e della purezza del suo animo. Don Ciccio rispondeva sempre: < Padre mio, che debbo dirti! Faccio la carità ai poveri, aiuto i deboli e mi faccio i sacrosanti cazzi miei>. A questo punto Loreto, anticipando Don Giuseppe sentenziava:< Ciccio malvagio, sei un assassino impenitente ed un prepotente. Devi lavarti il culo nella santa candeggina e donare ai poveri il maltolto>. Don Ciccio ebbe una severa crisi epilettica e crollò ai piedi di Don Giuseppe, ignaro dell’invettiva del suo pappagallo. L’ultima vera confessione che mi ricordo al confessionale di Don Giuseppe, è legata ad una donna monrealese di facili costumi e terribilmente ipocrita: Si batteva sempre il petto e lacrimava in pubblico ed in chiesa. Si chiamava Maddalena e godeva di un’ottima reputazione nel nostro paese. Quando si confessava, era contrita, piagnucolona e dichiarava falsamente di avere troppe nemiche tra le donne; si raccomandava a Don Giuseppe per scacciare via le invidie e l’odio che la circondavano tra le donne. Sentenza lampo di Loreto: “Signora Maddalena, la S.V. puttana ha materialmente distrutto quaranta famiglie monrealesi benestanti e le ha ridotte sul lastrico. Deve mettere il cemento armato nel suo apparato di riproduzione femminile e non venire più a confessarsi, se prima non restituisce spontaneamente il maltolto alle famiglie che ha rovinato. Si penta!”.

La signora Maddalena sprofondò ai piedi del confessionale di Don Giuseppe ed in chiesa si verificò un solenne parapiglia tra tutti i fedeli. Da quel giorno, Loreto fu incoronato “Pappagallo delle confessioni” e tutti i fedeli cattolici, prima di confessarsi, aprivano il cuore alla sincerità ed alla purezza dei pensieri immediati dell’autentica confessione e pentimento.

 

DAL LIBRO PARAMUTIA 2017 BY SALVINO CAPUTO _(c) Copyright e Tutti i diritti riservati ISBN E SIAE