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Palermo - Memoria di una capitale

Palermo

Di Francesco Paolo Campione

Primavera del 1863. Un viaggiatore giunge a Palermo per studiare i tesori d’arte di quella che, fino a pochi anni prima, era stata una delle capitali del Regno borbonico. Qui vuole ritrovare la chiave per comprendere molti aspetti dell’arte passata e presente.

Ad accompagnarlo alla scoperta delle meraviglie di una cultura ancora sostanzialmente viva è il signor G., archeologo, studioso “di cose d’arte”, collezionista, buona forchetta e soprattutto incarnazione singolare dell’anima siciliana, anzi palermitana. Sotto la guida dotta e arguta di questo novello Virgilio, l’ospite scopre non solo chiese, palazzi, dipinti e sculture, ma anche i personaggi di un’epoca, i modi di vivere, di pensare e il cibo di questi luoghi. Ma quale città avrebbe trovato un viaggiatore approdato al porto della Cala 150 anni fa?

Palermo, allora si avviava verso trasformazioni che avrebbero cambiato definitivamente il suo volto. Da tempo non più capitale politica, manteneva un ruolo di capitale culturale nella quale i segni della storia del mediterraneo erano ancora integralmente leggibili. All’epoca dei fatti narrati l’identità della città era ancora sostanzialmente salva, ma lo sarebbe stata ancora per poco.

Già nel 1860 il governo dell’unità d’Italia aveva assegnato ad architetti di grido, il progetto di ridisegnare l’assetto viario di Palermo, ma i costi spropositati non ne permisero la piena attuazione, si distrusse comunque la cinta muraria (vanto dell’epoca di Carlo V), si abbatterono le antiche porte lungo le mura, si diede quindi avvio al processo di disgregazione urbana che avrebbe portato un secolo dopo alla grande speculazione edilizia chiamata “il sacco di Palermo” (per i non palermitani, il saccheggio edilizio della città ad opera della mafia).

Il nostro viaggiatore inoltre arrivava a Palermo durante lo svolgersi di alcuni fatti inquietanti: tra l’ottobre del 62’ e il gennaio del 63’ la città era sconvolta da una serie di delitti legati a un'unica matrice “eversiva” nella quale convergevano responsabilità e collusioni tra il vecchio potere (nobiltà legata alla restaurazione borbonica) e il nuovo (governo piemontese che doveva delegittimare l’antico regime).

La bassa manovalanza, esecutrice dei delitti, chiamata “ I Pugnalatori” sarà fatta tacere per sempre, giustiziata sul patibolo proprio durante la tale visita culturale. Il libro è strutturato in modo singolare e si compone di tre parti che si amalgamano piacevolmente: le vicende narrate, le preziose note esplicative (che sono il narrato alla luce dell’odierna storiografia), la riproduzione di stampe d’epoca che sono il naturale corollario visivo di quanto detto, il tutto diviso in brevi e agevoli capitoli.

Palermo Memoria di una capitale, è una sorta di guida raccontata, di diario di un’esperienza estetica costantemente accesa ed esaltante. Non è un romanzo, sebbene chiami il lettore a seguire da vicino i passi dei protagonisti che vi si muovono, poiché tutto è rigorosamente documentato e reale e narra la città in un modo nuovo e sorprendente.

Caterina Puleo

Palermo - Memoria di una capitale
di Francesco Paolo Campione

Editore: Kalos

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