La ruga del cretino

Di Andrea Vitali e Massimo Picozzi

CStavolta non è solo lo splendore della provincia, la ricchezza di un contesto limitato nello spazio e variegato nella composizione a farci andare avanti nella lettura, senza poter smettere. Stavolta, oltre all’umorismo, alla simpatia, all’affetto con cui Vitali ci snocciola i suoi personaggi e le loro storie, offrendoli al nostro incanto e alla nostra solidarietà incondizionata, c’è la tensione del giallo.

Infatti, a Lezzeno, poco sopra Bellano, c’è Birce, la terza figlia di una coppia di poveri coniugi, a servizio presso il prevosto, che ha qualche difetto mentale, o almeno delle stranezze del comportamento. Talvolta si assenta misteriosamente, entrando in una specie di trance.

La ragazza ha una vistosa macchia sulla guancia e sembra destinata a un futuro molto incerto. La devota Giuditta Carvasana, vedova venuta da poco a Lezzeno, che abita da sola a villa Alba, le offre di fare la servetta presso la villa, a seguito della raccomandazione del prevosto. Ma se ne pente assai presto, perché la ragazza non sembra voler lavorare, si comporta in modo strano, sebbene sia molto portata per l’attività di giardinaggio.

Contemporaneamente, in paese succedono fatti assai inquietanti: due donne vengono uccise con un foro nel cranio e nelle loro tasche viene reperito un biglietto con una strana equazione matematica. Di questi casi si occupa personalmente perfino il luminare criminologo Cesare Lombroso a cui Vitali non risparmia critiche, commenti sarcastici e battute al vetriolo che fanno ben intuire come l’Autore la pensi sulle teorie di Lombroso.

Ci addentriamo nel mondo dello spiritismo e assistiamo perfino a una seduta spiritica, perché Lombroso ritiene che per risolvere i casi di omicidio non bastino le prove scientifiche e il metodo razionale di ricerca, ma che se ne possa sapere di più attraverso il contatto coi fantasmi e coi defunti.

Poiché siamo agli albori della psichiatria, questo romanzo fa intravedere quali difficoltà dovette attraversare il metodo scientifico d’indagine sul comportamento umano, se un professore dell’Università di Torino, altamente accreditato e stimato da molti (troppi, secondo gli Autori!) pretende di analizzare il comportamento umano attraverso lo spiritismo.

Ma è sempre l’umorismo la chiave narrativa: niente ideologismi o scontri dialettici, ma solo ottima prosa e tanto affetto verso i personaggi e il loro mondo. A due terzi del romanzo, il giallo sembrerebbe risolto, ma è un’illusione effimera. Il finale ci riserva il brivido del mistero e una carezza sul viso di una ruga del Lombroso: la ruga del cretino.

Rosa La Rosa

Le piene di grazia
di Andrea Vitali e Massimo Picozzi

Editore: Garzanti

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