Il resto della settimana

Di Maurizio De Giovanni

Che siate tifosi o no, che siate interessati alle sorti di una squadra di calcio o no, che siate attenti o no agli eventi che ruotano attorno al mondo del calcio, se vi volete bene, regalatevi la lettura di questa meraviglia in cui De Giovanni supera se stesso.

Conosciamo già la splendida prosa dei suoi gialli, in cui il giallo è l’occasione per farci vivere la passione per una Napoli trascendente, dell’era fascista o di epoca contemporanea, l’occasione per indagare sull’animo umano in cui ci riconosciamo, perché ce n’è per tutti.

In questo romanzo, molto meglio di come abbia mai fatto qualunque sociologo, De Giovanni ci porta “in mezzo” al tifo napoletano: quello “storico”, ossia dei tempi di LUI, il mai nominato Maradona e quello più recente.

La scena si svolge prevalentemente al bar: un bar di un vicolo in cui gli avventori commentano la partita del giorno prima, o di due giorni prima ed elaborano ipotesi sullo svolgimento e la formazione della prossima. Il libro si apre con un’analisi dei vicoli.

Che non sono tutti uguali e rispecchiano la loro topografia attraverso la disposizione delle sedie messe lì per conversare meglio, per ascoltare meglio, per essere ascoltati; rispecchiano la loro posizione rispetto alle strade principali del passeggio; pullulano di lenzuola stese e di panni logori, ma anche di odori di cucina e di cose buone da mangiare.

I vicoli non sono tutti uguali e non lo sono neanche i bar. Un “Professore” decide di indagare su come il tifo calcistico influenzi le relazioni umane, gli amori, l’amicizia, i rapporti di lavoro e per farlo ha bisogno di un bar che non sia frequentato soltanto dall’élite, che non sia troppo grande, affinché da ogni postazione si possa ascoltare il racconto degli altri.

Il bar diventa il teatro che ogni napoletano vive con tutta la passione del mondo. La chiave interpretativa è proprio la passione. Al bar si espone la propria teoria, le proprie emozioni, i propri riti scaramantici, le dinamiche che hanno determinato l’esito della partita, le mosse da fare per la prossima partita. Spesso tali operazioni scaramantiche hanno rilevanza penale, ossia si richiude in uno stanzino per tre giorni una persona sospetta di portare jella, ma il più delle volte si tratta di abitudini che divengono sacre e inalterabili.

Ma ciò che fa innamorare della lettura è la partecipazione dell’Autore al tifo. Mai si irride un comportamento da tifoso. L’atteggiamento del narrante è sempre partecipativo, appassionato e mai denigratorio. C’è anche la “chicca” della trasmissione televisiva per una TV privata cui sono invitati la vecchia cantante che nessuno riconosce più, il calciatore vecchia gloria, nonché la pornostar del momento ed è grandioso lo sfottò elaborato dall’Autore nei confronti non dei personaggi, ma della trasmissione e del livello culturale che essa esprime.

Vediamo rapporti padre-figlio ricomporsi grazie a una partita vissuta insieme; vediamo una donna colta e intelligente che fa la guida turistica e giudica in uno sguardo i turisti e seleziona i luoghi da far visitare in base a quanto essi possono “capire” della storia di Napoli, perché il tifo è necessariamente anche storia, perché frutto della passione e quindi del modo di essere delle persone. Filosofia, poesia, storia del calcio, evoluzione socio-economica di una città straordinaria attraverso la chiave della passione, senza mai abbandonare la lucida auto-ironia.

Libro imperdibile.

Rosa La Rosa

Il resto della settimana
di Maurizio De Giovanni

Editore: Rizzoli

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