Troppu trafficu ppi nenti

tropputraficu

Di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale

Pensare anche solo per un istante che William Shakespeare fosse in realtà siciliano è un’ipotesi che fa tremare le vene ai polsi ed è stata avanzata ripetutamente, anche se non è mai stata provata e, come dicono gli Autori nella prefazione, “la storia non si fa coi se”. L’autore di “Troppu traficu ppi nenti” è Michele Agnolo Florio Crollalanza, nato, forse, nel 1564, di origine quacchera.

Sfuggì per molto tempo alle persecuzioni religiose, approdando, nel corso della fuga, alle Eolie, a Messina, a Venezia, a Verona e infine in Inghilterra, a Stratford e poi a Londra. Adottato a Stratford da un oste (forse un Crollalanza, come la madre di Michele Agnolo) che aveva perso il proprio figlio William, viene da questi chiamato con quel nome, mentre il cognome è la traduzione letterale del cognome della madre: “shake”, ossia “agita” o “scrolla” e “speare”, ossia “lancia”. Shakespeare è la traduzione di “Scrolla lancia”.

Di certo, fa pensare il fatto che il testo di “Troppu trafficu ppi nenti” sembra la versione originale di “Troppo rumore per nulla” commedia apparsa circa cinquant’anni dopo. Fa pensare il fatto che, passando da Venezia, Michele Agnolo è vicino di casa di un moro che uccise per gelosia la propria moglie e scrisse una tragedia ispirandosi a questo fatto.

Come non rivedere Otello nel personaggio di Florio? Comunque sia, che Florio sia Shakespeare o no, la sua lingua è impegnativa. E’ un siciliano non solo arcaico, ma anche ricercato: arabeggiante, castigliano e siceliota con molti lasciti latini e greci. Gli Autori sostengono di aver fatto opera di mera trascrizione per consegnare integralmente ai lettori le parole del Bardo di Messina.

Ma anche gli amatori della lingua siciliana incontrano difficoltà nella decodifica di alcuni termini e ci sono parole che si capiscono soltanto dal senso e dal contesto. Comunque, bellissime parole che arricchiscono la narrazione di significati secondi e terzi, sicché la storia stessa si ispessisce ed acquista magia. E’ tipico della cultura siciliana rendere complicato ciò che è semplice, in contrapposizione al milanese che tende alla sintesi e alla semplificazione di ciò che è complesso.

Perciò il “trafficu” fa sì che amore diventi odio, l’amicizia diventa tradimento e inganno, la morte non è morte, l’antipatia e lo scherno diventano amore. “Solo dentro a questo continuo cambio di regole si può definire la vita: quella che noi perseguiamo, ma non è mai; quella che noi viviamo senza mai perseguirla. Un trafficu perpetuo che ci conduce eternamente al nenti.” Il libro è corredato della traduzione italiana del testo di un tale William Shakespeare che cambiava il “Troppu trafficu ppi nenti” in Much Ado about Nothing. Ciò aiuta i lettori che si dovessero arenare nella lettura del testo siciliano stimolante, ma arduo.

 

Troppu trafficu ppi nenti
di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale

Lombardi - ISBN 8872602009

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