Galeotto fu il collier

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Di Andrea Vitali

Ancora la provincia!

Tutt’altro che “padana”, la provincia di Vitali è fatta d’ironia, di brio, di fantasia, di amore per i luoghi e di simpatia per i personaggi. Simpatia contagiosa, se le circa quattrocento pagine del romanzo ci sembrano brevissime.

La vicenda prende le mosse dal problema di Lidio Cerevelli: sfuggire al destino preconfezionatogli dalla madre, ricca e determinata imprenditrice che, rimasta vedova, assume il controllo e il comando dell’azienda del marito e, con lo stesso piglio, quello della vita del figlio per il quale avrebbe in mente un matrimonio con un buon partito, una ragazza del luogo, con la testa a posto e abile risparmiatrice.

L’occasione si presenta propizia quando il prof. Cerretti, prestigioso chirurgo, presenta a Lidio la propria nipote, Eufemia, brava ragazza, brutta come la fame. Lidio Cerevelli è però invaghito di Helga, la svizzerotta formosa, dai costumi allegri, conosciuta per caso, in occasione di una festa in riva al lago organizzata dal circolo della vela.

Per sottrarsi alla trappola della madre, Lidio, che lavora come geometra in un cantiere edile di Bellano, pensa di trafugare clandestinamente in Svizzera un gruzzolo di monete d’oro antiche trovate all’interno di un vecchio muro di un edificio da ristrutturare. Perché Helga, a scanso di equivoci, gli ha chiarito che lei sposerà uno delle sue parti, che non le piace, ma che è ricchissimo.

La scoperta delle monete preziosissime sembra, quindi, a Lidio l’occasione del destino per la conquista della felicità. Ma bisogna eludere non solo la sorveglianza della madre, cosa già difficilissima, ma anche quella dei regi carabinieri, del prevosto, dei gerarchi del Partito. Davanti a noi si costruisce brevemente e sapientemente una vicenda in cui entrano in campo donne bellissime, come l’Olghina, moglie del prof.

Cerretti, e Anita Campesi, moglie del muratore, che fa girare la testa a Beppe Canizza, locale segretario del Partito. Conosciamo anche l’abile carabiniere Mannu, sardo alle dipendenze del maresciallo Maccadò che ci intenerisce per l’estasi che prova nel godere della visione del suo ultimo nato che allatta e per le “piccole” gioie familiari.

Ci imbattiamo in cuochi e contrabbandieri impegnati in una rete organizzata di controllori del territorio che, puntualmente, anche durante il regime, funziona meglio e prima delle forze dell’ordine. Insomma, diventiamo partecipi di una vicenda intrigante e divertente che ci tiene col fiato sospeso fino alla fine. Lo stile narrativo, articolato in piccoli capitoli, invoglia perfino chi non è propenso alla lettura, perché consentendo un breve respiro fra le vicende già narrate e le successive, ci spinge a porre domande sul prosieguo della vicenda. Vecchio trucco dei bravi narratori.

Rosa La Rosa

Galeotto fu il collier
di Andrea Vitali

Editore: Garzanti

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